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Bartolomeo I: «Potrei andare al Cairo con Papa Francesco»

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Bartolomeo I: «Potrei andare al Cairo con Papa Francesco»

La messa celebrata da Bartolomeo I nella sede del Patriarcato, la Cattedrale di San Giorgio, nel Fanar, il quartiere greco di Istanbul, quest’anno è un evento particolare. Nel giorno del referendum costituzionale sui poteri del presidente che può decidere una svolta storica per la Turchia, le Chiese d’Oriente e d’Occidente festeggiano la Pasqua nello stesso giorno.

Il Patriarca, dopo la funzione, riceve con grande cordialità e calore i suoi ospiti, offrendo bevande e le tradizionali uova colorate, e ci riserva due sorprese. La prima è un lettera scritta a mano che gli ha indirizzato il Papa qualche settimana fa.

La firma è semplicemente Francesco: «Ti ringrazio per la tua amicizia e mi auguro di rivederti presto», scrive il Papa a Bartolomeo. È una lettera di una pagina e mezza in cui Francesco parla della «fraterna amicizia» che lo lega Bartolomeo, che tra le tante lingue, greco, turco, inglese, francese, latino parla anche italiano perché ha studiano alla Gregoriana di Roma.

«L’occasione - questa è la seconda sorpresa di Bartolomeo I - potrebbe essere molto vicina: sono stato invitato anch’io dall’Università di Al Azhar al Cairo e il 28 aprile potrei essere con Papa Francesco nella stessa occasione».

«Io e il Papa ci siamo visti già sei volte e ho partecipato al suo insediamento nel marzo 2013: è stata la prima volta nella storia che un patriarca ortodosso prendeva questa iniziativa», sottolinea Bartolomeo. Non accadeva dal 1054, quando si verificò lo scisma tra Chiesa di Roma e d’Oriente. Se il Patriarca e il Papa – che vedrà anche il generale Al Sisi – saranno insieme con il Gran Muftì al Tayeb sotto la volta di Al Azhar, il centro di riferimento teologico dell’Islam sunnita, l’evento della visita del Pontefice in Egitto assumerà un carattere ancora più storico di quanto non lo sia già. I due capi della Chiesa d’Occidente e d’Oriente intendono dare un altro forte segnale di vicinanza ai cristiani copti che in Egitto nella domenica delle palme sono stati colpiti da due spaventosi attentati rivendicati dall’Isis con dozzine di morti a Tanta e ad Alessandria.

“Noi ortodossi riconosciamo il Dio trionfante nel Dio sofferente. Questa è precisamente la nostra visione della Risurrezione e la nostrav rassicurazione di pace di fronte alle persecuzioni cristiane del Medio Oriente, ma anche in tante altre parti del mondo”

Bartolomeo I 

«Noi ortodossi - dice Bartolomeo - riconosciamo il Dio trionfante nel Dio sofferente. Questa è precisamente la nostra visione della Risurrezione e la nostra rassicurazione di pace di fronte alle persecuzioni cristiane nel Medio Oriente, ma anche in tante altre parti del mondo: in Europa, nell’Africa del Nord e in Asia. Cristo ha promesso che non avrebbe lasciato orfani i suoi discepoli, che sarebbe rimasto con noi ’tutti i giorni della nostra vita’. Questa è la nostra unica speranza e la nostra unica fonte di ottimismo. La vita - conclude - è più forte della morte, la luce più forte dell’oscurità».

Mentre il Grande Archimandrita Vissarion Komzias, stretto collaboratore di Bartolomeo, mi accompagna all’uscita del patriarcato lo sguardo si allunga verso il Corno d’Oro che separa l’antica Bisanzio da Galata. Alle nostre spalle c’è Fener o Fanar, lo quartiere storico di Istanbul. Il nome risale all’epoca bizantina e deriva da un faro o da una lanterna. È stato poi traslitterato in lingua turca come Fener dopo la conquista ottomana della città nel 1453.

Il Fener appartiene al municipio di Fatih, l’antica città murata di Costantinopoli, dove in questi anni sono affluiti anche i profughi dalla Siria che nel quartiere hanno aperto una libreria e un caffè, polo d’attrazione dei rifugiati anti-Assad.

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È qui a Fatih che entriamo nel seggio di un Imam Hatip, le scuole superiori di impronta religiosa che sono state negli ultimi trent’anni una delle culle che hanno favorito l’ascesa in Turchia dell’Islam politico. L’afflusso di donne velate, la moltiplicazione dei turbanti dei taleb, gli studenti di teologia, già dicono che questa parte conservatrice della città ha un solo voto “Evet”, il “si” al referendum voluto da Erdogan per fare della Turchia una repubblica presidenziale in cui lui avrà pieni poteri.

Ma proprio Fatih ricorda a ogni passo l’antica Costantinopoli e l’impero bizantino con i mosaici di Fetieh, antica chiesa poi trasformata in moschea e ora in museo, e quelli, famosi, di San Salvatore in Cora. C’è un passato che va oltre gli imperi e supera anche il presente del nuovo ambizioso sultano.

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