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È febbre da auto elettrica in Borsa

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È febbre da auto elettrica in Borsa

  • –Andrea Malan

Dove potrà arrivare Tesla in Borsa? I risultati trimestrali annunciati mercoledì notte hanno provocato ieri un brusco risveglio agli investitori più ottimisti, ma non hanno sciolto tutti i dubbi: l’azienda guidata da Elon Musk ha annunciato per il 1° trimestre 2017 un forte aumento dei ricavi (più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2016 e saliti del 15% rispetto al trimestre precedente) ma anche un incremento delle perdite, salite da 282 a 397 milioni di dollari. Il margine lordo è aumentato dal 20 al 27% del 2016 grazie «all’aumento dei prezzi di vendita effettivi e al miglioramento di efficienze nella produzione». Il titolo Tesla ha reagito male ai dati e a metà seduta perdeva il 5% a Wall Street a 295 dollari.

Qualche settimana fa l’azienda californiana ha superato la capitalizzazione di Borsa di Ford e General Motors, diventando l’azienda automobilistica di maggior valore negli Usa. Fino a mercoledì aveva segnato un rialzo del 57% dai primi di novembre, ovvero dalla data dell’elezione di Donald Trump; una performance simile (anzi, lievemente inferiore) a quella di Fiat Chrysler (+59%) ma nettamente migliore rispetto a Gm e Ford.

Cosa è successo ieri? Musk ha dato una notizia positiva: la produzione della Model 3, l’auto media da 35mila dollari per la quale sono state raccolte oltre 370mila prenotazioni, dovrebbe iniziare come previsto a luglio. Ha però avvertito che l’azienda ha dovuto «raffreddare» le attese di chi sperava che il Model 3 fosse un miglioramento rispetto all’attuale Model S: «Quest’ultima rimarrà migliore del Model 3, come è logico perché è più cara» ha detto Musk. Questa paradossale «pubblicità negativa» dell’imprenditore potrebbe nascondere una qualche forma di cannibalizzazione, con l’attesa del Model 3 che sta frenando gli ordini della sorella maggiore.

Dal punto di vista finanziario, preoccupa il cash flow negativo anche se non è proprio una novità; con altri 1,5 miliardi di investimenti da fare prima del lancio del Model 3, Wall Street teme che Musk chieda nuovamente fondi al mercato. Gli analisti hanno progressivamente ritoccato al ribasso le stime sui risultati: per l’anno prossimo prevedono per esempio un rosso di 78 cent per azione contro l’utile di oltre 6 dollari stimato un anno fa; con le azioni che nel frattempo hanno continuato a salire, il faccia a faccia con la realtà è inevitabile.

Uno dei paradossi dei mercati (quello delle auto e quello delle azioni) è che General Motors dispone di un’auto elettrica - la Bolt - che costa ai clienti americani più o meno quanto potrebbe costare la Model 3, ha un’autonomia simile (dichiarata di quasi 400 chilometri) ed è già sul mercato. Da dicembre ad aprile ne ha però vendute circa 5mila, un numero decisamente inferiore alle ambizioni di Tesla e comunque tale da non spostare di una virgola l’atteggiamento degli investitori: Tesla è il futuro e l’energia pulita, Gm è la vecchia ferraglia.

Gm non è l’unica “rivale” di Tesla, anzi: il successo dell’azienda californiana ha spinto i big tedeschi a un’affannosa rincorsa. Bmw - la prima a seguire la scia - proprio ieri ha annunciato un raddoppio delle vendite di auto elettriche e ibride nel primo trimestre a poco meno di 20mila unità (il grosso è in realtà rappresentato dalle ibride); i numeri restano però bassi rispetto al totale di 587mila vetture vendute nel trimestre dal gruppo bavarese. Bmw ha annunciato ieri anche una decisione importante: la sua elettrica di prossima generazione, la iNext, che verrà lanciata nel 2021, sarà prodotta in Germania, a Dingolfing.

Anche gli altri big tedeschi - Vw e Mercedes - hanno avviato programmi per convertire fino a un massimo del 25% delle rispettive produzioni alle auto a batterie o ibride. Nessuno però sa in realtà quanto rapidamente il mercato si svilupperà, né quando sarà possibile iniziare a produrre utili. Per questo alcuni gruppi, come Fca, restano prudenti e limitano gli investimenti in questo campo al minimo indispensabile. Se le aziende tradizionali possono permettersi questa strategia, almeno a breve termine, Tesla è interamente dipendente dalla scommessa elettrica, e sul Model 3 si gioca molto del suo futuro. Dopo la scossa di ieri in Borsa, la risposta potrebbe arrivare entro i prossimi 12 mesi.

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