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I mercati brindano a Macron, ma la festa per i BTp potrebbe durare poco

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lo scenario

I mercati brindano a Macron, ma la festa per i BTp potrebbe durare poco

Risk on con Macron, risk off con Le Pen. Su azioni ed euro, lunghi con la vittoria di Macron, corti con l'ascesa di Le Pen. Sui titoli di Stato, la conferma delle attese che davano per certo Emmanuel Macron eletto presidente consoliderà il trend già in atto e quindi gli acquisti dovrebbero continuare da oggi sui bond francesi OAT, sui bond periferici BTP e Bonos, anche se i rendimenti sono attesi in risalita con l’aumento dell’inflazione. Il Bund acquistato come bene rifugio e come forma di assicurazione contro gli infortuni della Ue verrà venduto solo per questo ancora di più.

Dove andrà lo spread?
Gli spread BTP-Bund, OAT-Bund e Bonos-Bund sono iniziati più stretti e poi si sono allargati. Lo spread BTP-Bund è arrivato all'appuntamento delle elezioni francesi a 176, essendosi già stretto molto dal picco di aprile (viaggiava a 211 il 13 aprile) e forse non ha molta altra strada da fare sulla scia francese.
Il risk on, per quanto durerà? Già da oggi infatti, archiviata la notizia del nuovo inquilino all'Eliseo, i mercati inizieranno a interrogarsi sulle incognite che comunque restano aperte e quindi sulle prospettive future di breve, medio e lungo termine, calando il risultato di queste elezioni in Francia nel complesso contesto europeo e globale. E proprio perché i mercati guardano avanti, chiusa un'elezione se ne apre un'altra: in arrivo le elezioni generali in Francia a giugno, importanti per capire la forza di Macron, seguite da quelle tedesche che saranno meno ansiogene e da quelle italiane, considerate sui mercati le più pericolose per le sorti dell'euro e dell'Italia.

Che accadrà ai BTp?
Il rendimento dei BTp e lo spread BTp/Bund sono stati influenzati negativamente dalle elezioni presidenziali francesi soprattutto a causa di Frexit: il rischio Le Pen ha allargato lo spread tra OAT e Bund portandolo fino a quota 75, un divario che all'avvio del QE e senza rischi politici era sceso sotto la soglia dei 20 punti. Il gap tra BTp e Bund si è adeguato in contemporanea con l'allargamento di quello francese, e dopo essere aumentato con Brexit e la perdita del referendum da parte di Renzi, è salito attorno ai 210 punti lo scorso mese, più del doppio rispetto a quota 90 toccata con la partenza degli acquisti dei titoli di Stato nel PSPP della Bce.
Negli ultimi mesi, tuttavia, altri fattori hanno influito sul rendimento dei BTP e dei titoli di stato europei: la crescita più solida, il Trumpismo e le prospettive di un'inflazione in risalita, tutto contribuisce a spingere all'insù i rendimenti sulla parte lunga della curva dei titoli di Stato. I BTp decennali orbitano attorno al 2% (erano all'1,10% con l'avvio del QE) mentre per i Bund il mercato scommette su nuovi rialzi, dallo 0,35% attuale allo 0,45% per poi testare la soglia dello 0,50%.

Il rischio Le Pen resta
La vittoria di Macron, che per contro consolida il progetto europeo, deve portare in teoria al restringimento degli spread sovrani europei ma nella pratica peseranno in prospettiva anche elementi avversi: Marine Le Pen guida ora il principale partito di opposizione in Francia, e la sua ascesa populista è un fenomeno preoccupante per i mercati perché è dilagato tra gli elettori nonostante la ripresa della crescita economica, alimentato dalla disoccupazione che resta alta, dalla paura per il terrorismo islamico e i timori legati al flusso migratorio. I mercati continueranno a monitorare la politica domestica francese, per valutare se e fino a che punto Macron e i politici europei riusciranno a sgombrare il campo elettorale futuro dal rischio Le Pen, un pericolo che i mercati si augurano non si riproporrà tra cinque anni.

Lo scudo del QE protegge contro il rischio politico
Gli spreads tra Francia, Italia, Spagna da un lato e Germania dall'altro lato tendono comunque ad allargarsi in sintonia soprattutto nei momenti della fuga verso la qualità, il flight to quality, quando cioè pesano più gli acquisti sui Bund come bene rifugio: Brexit, Trump, Grexit e Frexit sono stati e possono continuare ad essere fattori scatenanti in quel senso, anche se il QE della Bce dalla fine del 2014 ha calmierato i movimenti speculativi avversi. La graduale riduzione degli acquisti da parte della Banca centrale, che stando alle attese del mercato potrebbe avvenire già dal gennaio 2018, pian piano toglierà questo scudo di protezione, lasciando i titoli di stato europei più esposti ai venti dei rischi, non solo politici e geopolitici ma anche economici.

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