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Merkel, braccia aperte a Macron ma frena su eurobond e flessibilità

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Merkel, braccia aperte a Macron ma frena su eurobond e flessibilità

Angela Merkel ed Eammanuel Macron in un incontro dei mesi scorsi a Berlino
Angela Merkel ed Eammanuel Macron in un incontro dei mesi scorsi a Berlino

FRANCOFORTE - Braccia aperte del cancelliere Angela Merkel a Emmanuel Macron, ma anche estrema cautela su alcune delle proposte avanzate dal nuovo presidente francese in campagna elettorale. Macron farà visita «molto presto» a Berlino, dove il cancelliere ha ricevuto ieri sera per il commiato il capo dello Stato uscente, François Hollande, con il quale il feeling non è mai sbocciato. Negli ambienti della cancelleria ci sono ben diverse aspettative per il rapporto con Macron, ma all’atto pratico i punti in comune saranno tutti da verificare, anche se a Berlino sanno che la ricostituzione in qualche forma di un asse franco-tedesco è vitale per il futuro dell’Europa. Macron «porta con sé le speranze di milioni di persone in Germania e di molti in Germania e in Europa», ha detto il cancelliere.

La signora Merkel, che aveva chiamato il neo-eletto subito dopo l’annuncio del risultato delle urne, gli ha fatto ieri congratulazioni pubbliche per la sua «splendida vittoria» e ne ha sottolineato la campagna «coraggiosa e pro-europea». «Aiuteremo la Francia a risolvere il problema della disoccupazione – ha dichiarato il capo del Governo tedesco – e lavoreremo insieme per la stabilità dell’Europa». Ma si è rinchiusa nella sua classica posizione attendista, quando le è stato chiesto un commento sulla possibilità che la Francia chieda maggior flessibilità sulle regole di bilancio, che peraltro Parigi non sta rispettando da anni, e sull’idea di un fondo franco-tedesco per gli investimenti. E ha anche chiarito che toccherà a Parigi prendere le sue decisioni e di non ritenere che la Germania debba cambiare la sua politica economica. Più esplicitamente, ha spiegato che il forte surplus commerciale tedesco, oggetto di critiche da parte del candidato Macron, è in parte dovuto alla qualità dei prodotti tedeschi, in parte alla politica monetaria della Bce, sulla quale Berlino non può intervenire. Insomma, la linea classica del ministero delle Finanze.

Chiusura totale, stavolta per bocca del portavoce, Steffen Seibert, sulla proposta di eurobond, anche questa avanzata in campagna elettorale dal candidato centrista. Ogni condivisione del debito resta tabù per Berlino, che ha già espresso la sua opposizione anche per una versione più morbida, i “safe bond” europei, o Esbies, fra i cui ideatori figura l’economista tedesco Markus Brunnermeier, e che pure non comporterebbero garanzie comuni. Gli Esbies sono al vaglio di un gruppo creato nell’ambito dello European Systemic Risk Board dalla Bce.

“Berlino riconosce l’importanza di sostenere Macron ma ogni condivisione del debito resta tabù.”

 

Berlino riconosce l’importanza di sostenere Macron, anche per evitare che i populisti trovino nuovo impulso alle prossime elezioni e per garantire una base su cui possa progredire l’integrazione europea, ma aspetta di vedere se godrà di una maggioranza parlamentare e se sarà in grado di realizzare le riforme promesse. È visto però con favore il “metodo” che avrebbe sposato il nuovo presidente, e cioè di accreditarsi come riformista, varando la deregolamentazione del mercato del lavoro e impegnandosi a ridurre il deficit pubblico all’1% del Pil entro il 2022. Armato di queste credenziali, Macron potrebbe presentarsi alla signora Merkel con le sue proposte per l’Europa, fra cui la creazione di un ministro delle Finanze per l’Eurozona e di un bilancio comune finanziato in parte con le entrate dell’Iva. Soprattutto su quest’ultimo argomento c’è stata finora una chiusura totale tedesca, in particolare dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, oltre che per l’avversione alla condivisione della materia fiscale, anche sulla base della considerazione che non c’è al momento appetito fra i cittadini per ulteriori passi verso l’integrazione e del fatto che sarebbero richiesti cambiamenti dei Trattati che ora come ora non passerebbero.

Troverebbero invece maggior disponibilità a Berlino altri elementi del programma economico di Macron, fra cui una legislazione per “comprare europeo”, in base alla quale sarebbero ammesse ai contratti pubblici solo imprese che realizzano almeno la metà del proprio fatturato in Europa, e un organo di controllo europeo sugli investimenti diretti da parte di imprese extra-europee, sulla base di “ragioni strategiche”, come già in Francia e come suggerito anche in Germania dopo la recente ondata di acquisizioni cinesi.

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