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Francia, governo senza ministri centristi: lasciano Bayrou e de Sarnez

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Dopo l’inchiesta sul partito modem

Francia, governo senza ministri centristi: lasciano Bayrou e de Sarnez

Francois Bayrou (Reuters)
Francois Bayrou (Reuters)

Non ci saranno ministri centristi nel Governo Philippe II che verrà presentato questo pomeriggio dal premier francese. Sotto pressione da giorni, una pressione diventata insostenibile dopo la decisione di lasciare l'Esecutivo annunciata dalla ministra della Difesa Sylvie Goulard, anche François Bayrou ha gettato la spugna.
Il ministro della Giustizia – e presidente appunto del partito centrista MoDem – ha a sua volta annunciato che rinuncia all'incarico. Seguito a ruota dalla ministra degli Affari europei Marielle de Sarnez, che andrà a presiedere il gruppo parlamentare.

Il MoDem – creato dieci anni fa proprio da Bayrou per cercare di dare una sua autonomia politica al movimento centrista francese, da sempre alleato della destra – è l'unico partito con cui Emmanuel Macron aveva deciso di fare un'alleanza elettorale. Che ha funzionato.
In cambio, Bayrou aveva ottenuto una quarantina di collegi sicuri e il proprio ingresso nel Governo in una posizione chiave, quella appunto di ministro della Giustizia. Oltre ad altri due posti, cioè quelli delle eurodeputate Goulard e de Sarnez, la sua numero due al partito.

Situazione che non avrebbe dovuto cambiare con il rimpasto dopo le legislative. Ma nel frattempo la Procura di Parigi ha aperto, il 9 giugno, un'inchiesta preliminare su una possibile (probabile) truffa al Parlamento europeo. Il sospetto è che il MoDem abbia retribuito con fondi europei, destinati al pagamento degli assistenti parlamentari degli eurodeputati, dipendenti e collaboratori del partito che in realtà a Strasburgo non ci sono mai andati e hanno sempre lavorato per il partito a Parigi. Un caso analogo a quello che ha coinvolto il Front National.
Probabilmente sono in arrivo gli avvisi di garanzia. E la Goulard ha quindi preferito prendere l'iniziativa e farsi da parte. L'attenzione a quel punto si è concentrata su Bayrou. Che da presidente non poteva certo non sapere.
La sua situazione è diventata insostenibile. Tanto più che è ministro della Giustizia. Che dovrà difendere in Parlamento la famosa legge sulla moralizzazione della politica, di cui è ideatore e autore. E che ha telefonato ai dirigenti della radio pubblica per fare pressioni sui giornalisti che avevano preparato un reportage sulla vicenda.

Ma soprattutto perché Macron – eletto come salvatore della Patria, gran riformatore della Francia e risanatore della politica – non poteva certo permettersi un'ombra simile sul proprio Governo.
D'altronde il presidente poteva permettersi di fare piazza pulita, visto che il suo partito Lrem ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera anche da solo (310 seggi, il MoDem ne ha presi 40). E poi questa operazione “mani pulitissime” libera spazi per l'arrivo di altri esponenti di peso della destra. Che Macron, dopo aver distrutto il partito socialista, vuole dividere e indebolire il più possibile. Alimentando peraltro un processo già in atto: alcuni dissidenti dei Républicains e i centristi di destra (Udi) hanno annunciato la costituzione di un gruppo parlamentare autonomo (i “repubblicani costruttivi”, con una quarantina di deputati) che sosterrà la maggioranza presidenziale.

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