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La Ue: i flussi di migranti dalla Libia sono una «sfida…

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Il vertice di Bruxelles

La Ue: i flussi di migranti dalla Libia sono una «sfida permanente» non un’emergenza

Paolo Gentiloni
Paolo Gentiloni

Il concetto è reso chiaro nel documento conclusivo del Consiglio europeo: i flussi migratori nel Mediterraneo Centrale, e in particolare dalla Libia, sono una «sfida permanente». Non è più un’emergenza, ma un grave problema cronico per il continente, che investe tutti, e quindi non solo i paesi in prima fila, Italia su tutti. La Libia viene citata esplicitamente come il paese-chiave, e infatti l’impegno della Ue è ormai cresciuto molto, dall’operazione Sophia all’assistenza alla Guardia Costiera libica, che negli ultimi due mesi ha effettuato 8600 salvataggi, cui si sommano i 6mila rimpatri verso altri paesi africani effettuati dallo Iom. Certo, assistere il governo di Tripoli e aiutarlo ad una stabilizzazione è centrale per affrontare seriamente il tema migrazione, anche se ha dei presupposti molto diversi da altri interventi, come quello deciso poco più di un anno fa con il maxi intervento di 3 miliardi alla Turchia, che ha bloccato i flussi da Est. Ma il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, spende parole prudenti: «Se qualcuno pensa che le autorità libiche e quelle turche siano paragonabili fa una piccola forzatura: è evidente che oggi stiamo aprendo una strada e cercando di ottenere il massimo, inducendo commissione Ue e paesi membri a fare un investimento in cooperazione, con il consiglio libico che non ha la stessa capacità e affidabilità come interlocutore di Erdogan». Il premier – nella conferenza stampa al termine della due giorni di Bruxelles – ricorda come i passi debbano essere graduali: «L’interlocutore con cui lavoriamo, la Libia, ha un governo riconosciuto dall’Onu ma fragile. Dobbiamo fare due mestieri: lavorare per sostenerlo e lavorarci per affrontare la questione migratoria. Se oggi uno dicesse diamo 3 miliardi alla Libia... bisognerebbe chiamare qualcuno da fuori e dirgli prendetelo», ha aggiunto il premier con una battuta ribadendo che si tratta di «situazioni molti diverse».

La novità della “cooperazione” sui salvataggi, che apre la strada a nuovi approdi,
soddisfa l’Italia. Nelle conclusioni raggiunte è passato il concetto di rafforzamento di cooperazione regionale nelle operazioni di Search and Rescue, che potrebbe prevedere in prospettiva il principio di ampliamento degli approdi, «anche se sappiamo bene - continua Gentiloni - che i problemi con cui ci dobbiamo confrontare non si risolvono con le conclusioni di un documento del Consiglio europeo». Le partite europee sono fatte di piccoli passi, a volte impercettibili, ma l’importante è imboccare una direzione. «Ci si accontenta delle partite che si svolgono giorno per giorno, in questi due giorni non si doveva risolvere il problema dei flussi ma affermare una serie di concetti, modificando le bozze di conclusioni di questi giorni», ha spiegato Gentiloni, facendo riferimento anche al maggior impegno degli Stati membri sul rifinanziamento dei fondi per l’Africa, all’impegno dei diversi paesi alla solidarietà con i paesi in prima linea nel fronteggiare flussi, alla questionedell’utilizzo delle politiche dei visti da parte della Ue per incentivare gli accordi sui rimpatri.
Merkel: «Non ci sono progressi». Macron: «Non abbiamo ascoltato l’Italia».
La questione immigrazione è stata affrontata anche da altri capi di Stato e di Governo. Dure le parole della Cancelliera Angela Merkel: «Non ci siamo concentrati» su ricollocamento e solidarietà perché sapevamo che «non ci sarebbero stati progressi, ma continueremo ad affrontare la questione» ha detto in una conferenza stampa congiunta col presidente francese Emmanuel Macron. Il quale ha riconosciuto: «Abbiamo mancato di equilibrio nella solidarietà» sia sui migranti che nella crisi economica, di fronte a Paesi colpiti da «shock asimmetrici» e anche «sui migranti è stata la stessa cosa: non abbiamo ascoltato l’Italia sull’ondata di migranti che stava arrivando. Servono regole comuni Ue sia che si tratti della Rotta balcanica sia di quella dalla Libia», ha sottolineato. Il Regno Unito, ha assicurato la premier Theresa May, «continuerà a fare la sua parte nel combattere la crisi dell’immigrazione illegale, che è una sfida per tutto il nostro continente», aggiungendo che i 28 leader durante la riunione si sono impegnati ad affrontare le «cause profonde» del fenomeno, in particolare nel Mediterraneo centrale. May ha poi confermato lo stanziamento di 75 milioni di sterline per «far fronte a bisogni urgenti e umanitari» dei migranti.

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