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Al via il risanamento della “Chernobyl del mare”

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avviato il programma della bers

Al via il risanamento della “Chernobyl del mare”

Rossita non è un nome di donna. È un nome di nave, la nave costruita nel 2010 dalla Fincantieri a Muggiano (La Spezia) per ripulire la base nucleare russa di Andreeva dalle scorie atomiche che fino al 1990 erano il combustibile dei sottomarini sovietici.

Con la nave italorussa Rossita (dove Ross sta per Rossija e Ita per Italia) e con il programma di risanamento della Banca europea di ricostruzione e sviluppo (Bers, oppure in sigla inglese Ebrd) è cominciata l’opera di risanamento di una delle catastrofi atomiche più vaste e meno note, l’inquinamento radioattivo delle basi nucleari della marina sovietica sulla penisola di Kola.

Caccia all’Ottobre Rosso
Il complesso di scali navali nei fiordi attorno alla base di Murmansk, a ridosso del circolo polare artico, nella parte russa della Scandinavia, vicina al confine norvegese e alla Finlandia, comprende anche il fiordo di Andreeva. Era la base dei sommergibili atomici sovietici come quelli della classe Typhoon resi celebri dal film «Caccia all’Ottobre Rosso»: nella rada di Andreeva, a 50 chilometri dal confine con la Norvegia, caricavano il combustibile nucleare per il reattore e scaricavano le scorie atomiche. E le scorie venivano accumulate, accumulate, accumulate.

La Cernobyl del mare
La base di Andreeva è un deposito in rovina di 22mila blocchi di combustibile atomico abbandonato. I residui del combustibile di 100 reattori nucleari di più di 50 sottomarini. La base di Andreva è stata abbandonata a sé stessa nel 1992, senza più alcun presidio.

Già negli anni ’80 le vasche in cui era conservato il combustibile usato cominciavano a lasciar filtrare all’esterno l’acqua contaminata. Altra acqua cominciava a penetrare nei depositi, facendo arrugginire gli schermi d’acciaio. Si era tentato di fondervi catrame, per tenere le scorie all’asciutto dalle pericolosissime infiltrazioni delle acque piovane, ma non ci fu alcun risultato.
A un certo punto la radioattività all’esterno era così intensa che è stato necessario gettarvi una colata di cemento per ridurre la contaminazione dell’ambiente.

Dopo 27 anni di incuria, quel deposito atomico e i relitti di navi e sottomarini che vi sono ormeggiati vengono chiamati con amarezza “la Cernobyl del mare”.

Il programma della Bers
Finalmente i residui nucleari della Flotta Sovietica del Nord vengono rimossi, caricati sulla nave Rossita e spediti nell’impianto di trattamento e condizionamento di Majak. Il programma internazionale si chiama Northern Dimension Environmental Partnership (Ndep) e viene svolto insieme con AtomFlot e SevRao (controllata dalla società atomica russa Rosatom). Ogni Paese partecipa al programma con un suo contributo economico, ma l’Italia invece di concorrere con soldi ha partecipato al piano della Bers mettendo in gioco una nave, la Rossita, che è costata 70 milioni.

Sono stati preparati i contenitori speciali in cui chiudere le scorie, sono stati allestiti i moli cui ormeggia la nave italiana e sono state costruite le gru speciali di carico.

La nave Rossita
La Rossita è stata progettata secondo gli standard dell’Aiea, l’agenzia atomica internazionale sotto il coordinamento della Sogin, la società pubblica italiana di gestione degli impianti nucleari. La nave era stata battezzata al varo, nel dicembre 2010, da una dipendente del cantiere Fincantieri di Muggiano, Cristina Brivonese. La nave ha 23 uomini di equipaggio, è lunga 84 metri (fuori tutto) e può portare 640 tonnellate di residui nucleari.
Insieme alla Rossita si usa una vecchia nave nucleare, la Lepse, un mercantile degli anni ’30 che venne adibito a impianto di lavorazione delle scorie e che oggi è in fase di ristrutturazione.

Il sottomarino dei record
È anche stato sottoposto a smantellamento il pericolosissimo sottomarino della classe Papa, esemplare unico realizzato nel 1966, che vinse il primato ancora imbattuto di sottomarino più veloce al mondo. In immersione superava gli 80 chilometri l’ora, vincendo l’immane resistenza dell’acqua. Finalmente oggi nella base di Andreeva quel relitto radioattivo rimasto è in smantellamento.

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