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È morta Simone Veil, è stata la prima presidente del Parlamento…

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È morta Simone Veil, è stata la prima presidente del Parlamento europeo

Simone Veil (LaPresse)
Simone Veil (LaPresse)

La Shoah, l'emancipazione delle donne, il progetto europeo. Simone Veil, morta oggi a 89 anni, è stata al centro di questi tre grandi eventi del secolo scorso, diventando una vera e propria icona della politica – ma anche della società e della cultura – francese ed europea. Nata il 13 luglio del 1927 a Nizza in una famiglia ebrea non praticante, Simone Jacob scopre la follia e l'orrore del mondo il 13 aprile del 1944. Quando il padre André, architetto rinomato, la mamma Yvonne Steinmetz, il fratello Jean, lei e le due sorelle Denise e Milou (Madeleine) vengono arrestati dai tedeschi.

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Il padre e il fratello sono deportati in Estonia, a Tallin, dove moriranno (e Simone lo saprà con certezza solo molti anni più tardi, nel 1974). Lei e le due sorelle, caricate sui carri bestiame, finiscono ad Auschwitz- Birkenau, il campo di sterminio in Polonia. Sul braccio sinistro, a Simone viene tatuato il numero di matricola 78651. Che nel 2008 la Veil deciderà di far incidere sulla spada che le viene consegnata al momento dell'ingresso tra gli accademici di Francia, gli immortali. Le tre sorelle riusciranno miracolosamente a sopravvivere al campo, alle marce della morte del gennaio 1945, ai passaggi a Mathausen e a Bergen-Belsen.

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Tornata a Parigi, Simone incontra sui banchi di Sciences-Po l'erede di una stirpe di industriali lorenesi, Antoine Veil, con il quale si sposa subito. Lei ha 19 anni, lui 20. Entrambi si avvicinano alla politica, con idee liberali e centriste. Quando al marito viene offerto un posto al consolato francese a Weisbaden, nel 1950, Simone sfida il passato e accetta di trasferirsi in Germania.

Pochi anni dopo, di ritorno in Francia, conclude gli studi di Giurisprudenza, supera il concorso per l'ingresso in magistratura e per un periodo lavora all'amministrazione penitenziaria. Ma il richiamo della politica è forte. Entra come ministro della Sanità nel primo Governo di Jacques Chirac, nel 1974. E occuperà lo stesso posto in due Governi successivi (con Raymond Barre fino al 1979 e con Edouard Balladur tra il 1993 e il 1995).

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Nel frattempo si appassiona al progetto europeo, convinta – da sopravvissuta - di avere quasi il dovere di impegnarsi affinché nel mondo non si ripetano le mostruosità che lei stessa ha vissuto sulla sua pelle. Capolista del centro di Valéry Giscard d'Estaing, viene eletta nel 1979 al Parlamento europeo (il primo a suffragio universale), di cui diventerà presidente il 17 giugno.

In Francia ha però già legato il proprio nome alle grandi battaglie per i diritti delle donne. Dalla liberalizzazione degli anticoncezionali alla legalizzazione, nel 1974, dell'aborto. Una lunga e durissima battaglia che la Veil ha condotto e vinto contro una parte della sua famiglia politica. Lei stessa spiegherà più tardi di essere “a sinistra per alcuni aspetti, legati soprattutto ai grandi temi di società, a destra per altri”.

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