Mondo

Uk-Ue, verso un nulla di fatto nel secondo round di negoziati su Brexit

  • Abbonati
  • Accedi
i rischi di un mancato accordo

Uk-Ue, verso un nulla di fatto nel secondo round di negoziati su Brexit

David Davis (s) e Michel Barnier (Reuters)
David Davis (s) e Michel Barnier (Reuters)

LONDRA - Il secondo round di negoziati sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea si conclude oggi in modo interlocutorio. Per quattro giorni 98 delegati britannici – il doppio di quelli Ue - hanno discusso le due questioni giudicate prioritarie (i diritti dei cittadini e gli aspetti finanziari, cioè il “conto” che Londra dovrà pagare a Bruxelles) e altre questioni come il confine con l'Irlanda del Nord.

Nessuno si aspetta una svolta decisiva a questo stadio iniziale. Dietro le quinte, la Ue esprime frustrazione per la mancanza di dettagli da parte di Londra. Qualcuno si domanda se c'è un'univoca posizione britannica, dati i contrasti interni al partito conservatore sul tipo di Brexit e i tempi e i modi per arrivarci.

In questo contesto, la prospettiva di un mancato accordo si fa realistica. Anche su questo aspetto, Londra sembra divisa. La premier Theresa May ha dichiarato più volte che «nessun accordo è meglio di un cattivo accordo», ma è stata prontamente contraddetta dal cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, secondo cui la mancanza di un'intesa sarebbe «un risultato molto, molto negativo». No, sarebbe «perfettamente ok», ha ribattuto il ministro degli Esteri Boris Johnson.

Volando alto sui battibecchi dei politici, un gruppo di accademici inglesi indipendenti ha deciso di esaminare i fatti in dettaglio per chiarire quali potrebbero essere le conseguenze di un mancato accordo con la Ue. Il loro rapporto, intitolato “Cost of no deal”, viene pubblicato oggi e la conclusione è che il rischio va preso sul serio, perché l'impatto sarebbe «devastante e diffuso a tutti i settori».

Senza un'intesa, per fare qualche esempio, gli aerei britannici si troverebbero a non poter volare, i cittadini Ue in Gran Bretagna e i cittadini britannici nella Ue sarebbero sospesi in una sorta di “limbo legale” e le centrali nucleari britanniche non sarebbero in grado di funzionare. Non solo: la sospensione delle regole Ue potrebbe portare a una minore tutela dell'ambiente, i contratti tra imprese potrebbero non essere rispettati e i farmaci prodotti in Gran Bretagna potrebbero non essere accettati nella Ue.

Gli studiosi, riuniti nell'associazione The UK in a Changing Europe, esaminano la possibilità di una cosiddetta “Brexit caotica”, che potrebbe risultare sia da un fallimento acrimonioso e improvviso dei negoziati sia dall'impossibilità di trovare un accordo nei tempi previsti, cioè entro il marzo 2019.

«La nostra ricerca dimostra che una Brexit caotica, almeno nel breve termine, porterebbe al caos politico, allo stallo legale e al disastro economico, - afferma il professor Anand Menon, direttore di UK in a Changing Europe. – Il rapporto mette in chiaro che il Governo britannico deve evitare a tutti i costi la possibilità di un mancato accordo».

L'impatto economico sarebbe un ulteriore indebolimento della sterlina e di conseguenza un'impennata dell'inflazione, un calo dei salari e della domanda, un crollo delle fiducia delle imprese e un rallentamento degli investimenti.

«Lo scopo di questo rapporto non è insinuare che una Brexit caotica sia lo scenario più probabile, e non siamo partiti con l'intenzione di dire che l'impatto di tale Brexit sarebbe catastrofico, – precisano gli autori dello studio, tutti docenti universitari. – Abbiamo iniziato le nostre ricerche con una mente aperta e uno spirito investigativo per capire quale sarebbe l'impatto pratico di un mancato accordo».

La conclusione è che se non si troverà un'intesa con la Ue «la Gran Bretagna non si fermerà all'improvviso. Ma anche in condizioni relativamente benigne e con tempo a disposizione per prepararsi, l'impatto sarebbe diffuso e devastante. Non è possibile ex ante quantificare le conseguenze economiche, ma è ragionevole ritenere che sarebbero simili agli scenari più catastrofici delineati prima del referendum. Questa volta però non si tratta di allarmismo ingiustificato».

© Riproduzione riservata