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Casa Bianca, il finanziere Scaramucci nuovo direttore della comunicazione

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si dimette il portavoce di trump spicer

Casa Bianca, il finanziere Scaramucci nuovo direttore della comunicazione

NEW YORK - Rimpasti e divisioni scuotono l’amministrazione di Donald Trump. Deciso a spezzare l'assedio del Russiagate e dell’impasse di politica interna e internazionale, Trump ha deciso ieri di cambiare messaggero: ha nominato il finanziere newyorchese Anthony Scaramucci nuovo direttore della comunicazione della Casa Bianca. Scaramucci, 53 anni, era al momento ai vertici della Export Import Bank e viene da una carriera di successo a Wall Street, dove da Goldman Sachs è passato al proprio fondo hedge SkyBridge Capital venduto a inizio anno per puntare a crescenti ruoli nell'amministrazione. Il suo arrivo ha però provocato le immediate dimissioni del combattuto portavoce Sean Spicer, che ha espresso «profondo disaccordo» con una decisione definita un «grave errore» e che sarà sostituito da Sarah Huckabee Sanders.

Usa, Scaramucci è il nuovo direttore della comunicazione di Trump

Scaramucci - che durante le elezioni aveva inizialmente appoggiato candidati repubblicani tradizionali, da Jeb Bush a Scott Walker, prima di Trump - si è dimostrato di recente tra i più leali ed efficaci sostenitori del presidente. Si è fatto suo interprete al consesso globale di Davos, dove aveva anche criticato le sanzioni alla Russia. È vicino a Trump e al gruppo di familiari-consiglieri composto dalla figlia Ivanka, dal genero Jared Kushner e dal primogenito Donald jr. Prima dell'annuncio ha incontrato Trump e Ivanka per mezz'ora a fianco dello Studio Ovale. La poltrona di Communication director era inoltre formalmente vacante da maggio, liberata dall'imprenditore Mike Dubke dopo pochi mesi e ereditata solo a interim da Spicer.

Di recente Scaramucci era finito al centro di una propria controversia russa costata cara al suo accusatore, la Cnn: tre giornalisti delle rete Tv avevano riportato suoi presunti legami con un fondo di Mosca, una storia poi ritrattata tra le scuse e le dimissioni dei loro autori. Ma i rapporti con la Russia restano uno dei talloni d'Achille della Casa Bianca e saranno ancora al centro delle preoccupazioni di Scaramucci. Proprio oggi l’amministrazione è finita ai ferri corti con se stessa su Mosca: il Tesoro, guidato da Steven Mnuchin, ha imposto una multa da due milioni di dollari - pochi soldi ma la punizione massima prevista - contro la Exxon Mobil quando era gestita dall'attuale segretario di Stato Rex Tillerson. Exxon è stata trovata colpevole di «plateale violazione» delle sanzioni decise contro la Russia in risposta all'annessione della Crimea e al suo appoggio ai separatisti in Ucraina.

Exxon ha subito presentato ricorso in tribunale, negando in 21 pagine che una serie di accordi di business firmati con l'uomo forte di Rosneft Igor Sechin, nella lista nera compilata dagli americani ad aprile del 2014, violino le sanzioni. Sostiene anzi che l'amministrazione Obama avrebbe allora fornito linee guida che consentivano intese tra le aziende e non personali. Sechin, stando a Exxon, «era oggetto di sanzioni solo nella sua capacità individuale». Exxon, con Tillerson al comando, un mese dopo lo scatto delle sanzioni, in maggio, firmò ben otto progetti sull’energia sottoscritti da Sechin, un ex funzionario del Kbg da sempre nelle grazie di Vladimir Putin.

L'indagine statunitense sulle operazioni, da parte dell'apposito ufficio Office of Foreign Asset Control, cominciò nel 2015, prima ancora delle ultime elezioni americane. E si è conclusa adesso affermando che non esiste alcuna deroga nella normativa e nelle interpretazioni della Casa Bianca per legittimare un ruolo “professionale” di Sechin, vale dire per una sua partecipazione quale top executive di Rosneft.

Il presidente è inoltre impegnato in un braccio di ferro con le inchieste sulla possibile collusione tra le sua campagna per la Casa Bianca e le manipolazione tentate dai russi nelle urne americane, che ha definito una «caccia alla streghe». Trump, frustrato dalle polemiche, è parso voler spingere alle dimissioni il suo stesso segretario alla Giustizia Jeff Sessions per essersi formalmente fatto da parte dal Russiagate e aver ceduto l'inchiesta al procuratore speciale Robert Mueller. La Casa Bianca sta cercando di bloccare la squadra di Mueller: Trump ha ordinato ai suoi consiglieri di investigare potenziali conflitti di interesse dei magistrati per screditarli e forse per preparare ragioni di licenziamento. Ha anche chiesto ai suoi legali di esaminare i poteri presidenziali sul perdono ai suoi familiari, a collaboratori e anche a se stesso, un passo che sarebbe senza precedenti.

Tre personaggi chiave del Russiagate, intanto, dovrebbero testimoniare al Congresso la prossima settimana, il cognato-consigliere Jared Kushner, il figlio Donald Trump Jr. e l'ex manager della campagna elettorale Paul Manafort. Tutti e tre erano presenti al meeting segreto di giugno 2016 organizzato per discutere con emissari del Cremlino informazioni dannose su Hillary Clinton. Manafort è anche indagato per riciclaggio di denaro. Mentre sotto osservazione, tra l’ira di Trump, sono ormai anche le finanze di Trump e del suo impero familiare: la banca tedesca Deutsche Bank, unica a fornire per anni ingenti prestiti sia a Trump che ai Kushner, potrebbe presto dover fornire ai procuratori informazioni finora rimaste protette.

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