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domenica alle urne

Venezuela al voto, l’Assemblea costitutente che spaventa l’opposizione

Il Venezuela, stremato da due giorni di sciopero generale e da una crisi senza fine si appresta a votare. Domenica verranno eletti 540 membri dell'Assemblea costituente; una scelta voluta dal presidente Nicolas Maduro che, secondo il governo in carica, potrà arginare lo strapotere delle oligarchie economiche e politiche del Paese. Mentre secondo l'opposizione, sempre più agguerrita, indebolirà i principi base della democrazia venezuelana. L'affluenza alle urne sarà un elemento chiave per valutare la reale forza di Maduro.

I punti chiave della riforma
I 540 membri saranno eletti in forma settoriale (364) e in ambito territoriale (176). I pilastri della riforma prevedono che i membri dell'Assemblea costituente provengano da otto categorie settoriali: lavoratori, contadini, studenti, portatori di handicap, indigeni, pensionati, imprenditori sociali e consigli comunali.
L'opposizione sostiene che questa metodologia avvantaggi il governo che dispiega le sue forze nel sindacato e nelle associazioni di categoria. In altre parole verrebbe limitata la trasparenza e ridotto il principio di universalità del voto.
Il presidente del Parlamento, Julio Borges, schierato tra gli oppositori, ha dichiarato in varie occasioni che «l'Assemblea costituente va contro la Costituzione».

Timori di golpe e crisi economica.
Il presidente Maduro ha finora contato sull’appoggio delle Forze armate che però non è più molto solido. Il passato di Maduro (autista e poi sindacalista) non si è mai intrecciato con il potere militare che oggi pare diviso e non più disposto a sostenere a ogni costo il governo. Il Generale Porfirio Lopez guida la fronda e cavalca il malcontento della popolazione; oggi molti di coloro che appartengono alle classi sociali più povere si sono allontanati da Maduro. Lo stipendio medio mensile, pagato in bolivares, equivale a 15 dollari al mese e la maggior parte dei beni di consumo viene acquistata al mercato nero.
Il contesto economico è gravemente deteriorato: inflazione al 700% annuo, disoccupazione alle stelle, crollo del Pil, una svalutazione del bolivar , la moneta, ormai senza fine. Il Venezuela è uno dei Paesi con il maggior numero di riserve petrolifere, eppure la recessione che lo attanaglia sembra non finire mai.

L’Osa, (Organizzazione degli Stati americani) ha chiesto a Nicolas Maduro di sospendere le elezioni per l'Assemblea Costituente previste per domenica in Venezuela. Tredici paesi del continente americano - Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Honduras, Colombia, Cile, Perù, Paraguay, Costa Rica, Guatemala, Panama e Honduras - hanno motivato la richiesta di rinuncia al voto spiegando che questa elezione si tradurrebbe in uno smantellamento definitivo dell'istituzionalità democratica.

I paesi firmatari esprimono la loro «profonda preoccupazione per la grave alterazione dell'ordine democratico in Venezuela, l'aggravarsi della crisi e l'aumento della violenza» e ribadiscono «l'importanza di stabilire quanto prima un altro meccanismo di facilitazione che possa appoggiare un processo di dialogo e trattativa fra il governo e l'opposizione».
Comunque vada il voto, da lunedì, secondo gli osservatori internazionali, la crisi sarà più acuta.

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