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Draghi: il problema Npl va risolto

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Draghi: il problema Npl va risolto

WASHINGTON

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, hanno smorzato i toni della controversia sollevata in Italia dalle proposte presentate la settimana scorsa dalla vigilanza europea per il trattamento dei nuovi crediti deteriorati (Npl).

Entrambi hanno insistito sul fatto che si tratta di un documento pubblicato dalla vigilanza della Bce (Ssm) per consultazione. La versione definitiva verrà resa nota a dicembre, dopo i commenti di tutte le parti interessate, un incontro pubblico a Francoforte e un’audizione del presidente del consiglio di sorveglianza, Danièle Nouy, al Parlamento europeo a novembre. Draghi e Visco hanno avuto un colloquio dopo la riunione del comitato ministeriale del Fondo monetario e prima delle rispettive conferenze stampa.

«Il problema degli Npl c’è – ha affermato Draghi – e deve essere affrontato. Abbiamo pubblicato un documento e chiesto commenti. È il lavoro dei supervisori». «No a battaglie di principio – ha sostenuto Visco - bisogna cogliere l’occasione della crescita economica per continuare ad agire sui bilanci delle banche. Se l’economia va meglio, la pressione sui crediti deteriorati è minore. Per quanto riguarda l’aggiunta alle linee guida della Bce, vedremo quale sarà il contenuto finale». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto a sua volta che «sugli Npl serve chiarezza e gradualità». Il presidente della Bce è sempre cauto nel commentare sulle questioni bancarie, riferendole al braccio di vigilanza. Anche ieri, sulla questione sollevata dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo cui la Bce sarebbe andata al di là dei limiti del proprio mandato, ha rinviato alla lettera di risposta a Tajani redatta dalla signora Nouy. Visco ha dichiarato di avere «molta fiducia» nella dialettica fra le istituzioni europee, come le autorità di vigilanza, la Commissione e il Parlamento. «Del documento di consultazione della Bce beneficeranno tutte le istituzioni coinvolte – ha detto il governatore – manifesta la forte volontà da parte dei supervisori di mettere in sicurezza le banche. Saranno prese precauzioni perché non ci siano destabilizzazioni».

Draghi ha anche precisato che altri punti critici del sistema bancario europeo, come i crediti all’immobiliare delle banche spagnole o i derivati nei bilanci delle banche francesi, sono anch’essi all’attenzione della vigilanza.

In Italia, il tema del trattamento dei crediti deteriorati è particolarmente polemico del trattamento degli Npl in quanto il sistema bancario italiano è uno di quelli, nell’Eurozona, con la più alta percentuale di crediti deteriorati. Visco, che ha premesso che la Banca d’Italia partecipa alle deliberazioni della Bce, ha sostenuto che a Washington la questione non è stata al centro dell’attenzione negli incontri ufficiali. Per quanto riguarda i flussi di Npl, ha detto, siamo tornati ai livelli del 2006 e 2007, cioè di prima della crisi finanziaria globale. «Le nostre valutazioni – ha dichiarato il governatore della Banca d’Italia – vedono una forte discesa delle consistenze al netto delle svalutazioni. Siamo passati dal 10,9% degli impieghi a fine 2015, all’8,4% a fine 2016, e saremo probabilmente sotto l’8% alla fine di quest’anno. Anche nel 2018 prevediamo una riduzione al 7,5%, tenendo conto solo delle operazioni già in cantiere». Per il capo di Banca d’Italia, l’introduzione di un calendario per gli accantonamenti proposto dalla Bce «è una buona idea, anche se il diavolo è nei dettagli. È nell’interesse anche delle banche avere questo programma».

Visco ha anche ricordato che il processo di consolidamento del sistema bancario procede e riceverà un forte impulso dalla concentrazione di 330 banche cooperative in tre gruppi. Il problema dell’eccessivo numero di banche è un problema europeo, ha osservato, così come quello del numero di filiali: in Francia, ha notato, il numero di filiali per abitante è più alto che in Italia. «Le banche hanno sottovalutato l’impatto della tecnologia sui loro servizi» ha detto.

Draghi a sua volta ha sostenuto che la politica dei tassi d’interesse negativi praticata dalla Bce sui depositi delle banche presso l’istituto di Francoforte ha finora prodotto vantaggi superiori agli svantaggi. «La redditività delle banche è aumentata», ha detto, notando che il principale beneficio per gli istituti è stato il miglioramento della ripresa generato dalla politica monetaria. «È una delle cose migliori che sono successe ai bilanci bancari e ha consentito la riduzione degli accantonamenti e il miglioramento della qualità dell’attivo».

Il ministro Padoan ha affermato che il debito pubblico sarà in significativo calo a partire dall’anno prossimo, ma che il prossimo Governo non dovrà fare passi indietro. «La prossima legislatura troverà condizioni economiche migliori». I Paesi che non hanno margini in bilancio, ha detto Draghi, non devono approfittare degli spazi creati dai bassi tassi d’interesse per fare manovre espansive e aumentare il debito.

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