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Pyongyang nel voto anticipato a Tokyo

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Pyongyang nel voto anticipato a Tokyo

Shinzo Abe al centro (Reuters)
Shinzo Abe al centro (Reuters)

TOKYO – È stato il fattore Corea del Nord la vera ragione per cui il premier giapponese Shinzo Abe ha convocato elezioni anticipate per il 22 ottobre, benche' il suo governo poggi su una maggioranza di due terzi alla Camera bassa che pare destinata a perdere seggi? Si', secondo il veterano dei commentatori politici giapponesi Soichiro Tahara, che in un intervento al Foreign Correspondents' Club of Japan ha lanciato una ipotesi inquietante: “La vera ragione che ha indotto Abe a sciogliere la Camera Bassa in anticipo – ha detto – sta nel fatto che il governo potrebbe diventare un gabinetto di guerra. Gli americani potrebbero attaccare la Corea del Nord, dall'inizio dell'anno prossimo, come mi hanno detto vari alti esponenti di Ministeri della Difesa e degli Esteri”. In sostanza, Abe va alla ricerca di un mandato nuovo da parte degli elettori proprio perché l'ipotesi di un conflitto che coinvolgerebbe il Giappone si avvicina: un conflitto in cui il Paese potrebbe diventare target di missili nordcoreani.

Gli accenni di Abe. Tahara ha sottolineato che questa vera ragione e' stata tenuta accuratamente nascosta. Tuttavia il premier ha accennato al fattore-Pyongyang in termini generici come uno dei motivi per la sua decisione: ha parlato di “crisi nazionale” in proposito – dopo il recente test nucleare e il lancio di due missili sopra l'Hokkaido – e suggerito che la sua volonta' di “linea dura” verso la Corea del Nord debba essere benedetta esplicitamente dagli elettori. Tahara – classe 1934, dominus del programma dell'Asahi TV “Asa-made Nama Terebi” - alcune settimane fa aveva proposto a Abe di rischiare la sua carriera politica osando recarsi a Pyongyang per cercare di riattivare i colloqui a sei parti: consiglio ovviamente respinto.
Molti analisti politici hanno parlato di altre ragioni per un voto anticipato di oltre un anno: Abe vorrebbe capitalizzare su una ripresa di popolarita' determinata anche dalla crisi con la Corea del Nord, dopo che i consensi al suo governo avevano toccato un minimo del 27% in estate a causa di un paio di scandali che avevano toccato il premier (e ai quali è stata messa una sordina mediatica).

Giappone: una donna contro Shinzo Abe

Poco credibile è stata considerata la dichiarazione del premier secondo cui e' opportuno che lui chieda un mandato anche per rafforzare alcuni capitoli di spesa sociale quando l'Iva sara' rialzata nell'ottobre 2019. A molti e' parso invece chiaro che il premier intendesse non dare tempo a Yuriko Koike di lanciare un partito nazionale: qui ha sbagliato i calcoli, in quanto Koike è riuscita a varare il “Partito della Speranza” a tempi di record e anche a farvi confluire tutta l'ala destra del Partito Democratico (che si è praticamente dissolto, con i recalcitranti a fondare un nuovo partito che guarda a sinistra).

I sondaggi. Dopo un impeto iniziale, peraltro, il Partito della Speranza sembra essere andato incontro a una perdita di slancio, anche perché Koike non e' scesa in lizza personalmente per un posto in Parlamento (e quindi per cercare di diventare la prima premeir dona del Paese). Gli ultimi sondaggi indicano che Abe sta andando incontro a una solida affermazione, anche se la sua maggioranza perdera' un po' di seggi. “È verosimile che il peggioramento della situazione riguardante la Corea del Nord sia stata una concausa della decisione di Abe sulle elezioni anticipate- osserva il prof. Gerry Curtis, veterano degli esperti americani di politica giapponese - Abe e' un uomo fortunato: gli errori politici commessi da Koike hanno ridotto il potenziale di sfida alla sua premiership”.

I poteri del premier. Si è però aperto come non mai in Giappone un dibattito sui poteri del primo ministro. Il principale è proprio quello di poter dissolvere le Camere a piacimento, nel momento in cui a lui sembri piu' politicamente conveniente: un potere che i premier italiani sognano e invidiano, e che ai premier britannici è stato limitato nel 2011.
Le opposizioni avevano criticato aspramente Abe, accusandolo di abuso di potere e di aver sciolto la Camera Bassa per evitare di essere tempestato di domande sui due scandali che l'hanno toccato (riguardanti favoritismi verso istituzioni scolastiche). La Costituzione non conferisce esplicitamente al premier il potere illimitato, personale ed esclusivo di dissolvere il Parlamento: ne parla solo come prerogativa del governo. La Camera Bassa è stata sciolta in anticipo ben 24 volte nel dopoguerra. In quest'ultimo caso, la decisione del premier ha trovato la maggioranza dei cittadini contraria o sconcertata per l'incomprensibilità della faccenda. D'altra parte, in Giappone il premier può anche cacciare ministri da un momento all'altro: Abe aveva da poco effettuato un vasto rimpasto nel suo esecutivo. Proprio questo potere di sostituzione dei ministri, in via interpretativa, finisce per conferire al premier anche il potere personale di mandare a casa i parlamentari quando vuole: prerogative del governo significherebbero, in ultima analisti, prerogative del premier che ne è il dominus. Troppi poteri al primo ministro, con il sospetto di incostituzionalità nel loro esercizio? La domanda è legittima, il dibattito aperto, ma pare difficile che le cose cambieranno.

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