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Cade anche Deir Ezzor: lo Stato islamico non ha più uno Stato

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LA GUERRA CONTRO L’ISIS

Cade anche Deir Ezzor: lo Stato islamico non ha più uno Stato

Soldati governativi siriani dopo la liberazione di Deir Ezzor - Afp
Soldati governativi siriani dopo la liberazione di Deir Ezzor - Afp

Al di là di un manipolo di villaggi, e di una cittadina sul confine, da oggi lo Stato islamico non ha più uno Stato.
Dopo la liberazione di Raqqa, la capitale dell’Isis riconquistata appena due settimane fa dalla coalizione delle forze democratiche siriane (di cui la maggior parte è costituita da miliziani curdo-siriani) , oggi è stata la volta di Deir Ezzor, l’ultimo grande centro abitato quasi interamente in mano ai jihadisti dall’inizio del 2014. E a conquistarla, come era prevedibile, è stato l’esercito siriano con il decisivo contributo degli Hezbollah libanesi, delle milizie iraniane e dell’aviazione russa.

Petrolio e contrabbando. Una città strategica
Duecentomila abitanti , adagiata in mezzo alla Valle del fiume Eufrate, Deir Ezzor è centro strategico. Non solo perchè nei suoi dintorni vi sono tra i maggiori giacimenti petroliferi del Paese. Deir Ezzor era uno degli snodi principali “dell’autostrada della Jihad”. A metà stra tra Raqqa e il confine iracheno, da questa arteria si muovevano foreign fighters, armi pesanti, contrabbando.

Dall’altra parte del confine, sono attualmente in corso le operazioni dell’esercito di Baghdad per liberare le ultime postazioni dell’Isis nella zona di Qaim.
Resterebbero ancora tre centri minori da liberare: Qaim, che per l’appunto sta per capitolare, Abu Kamal, a pochi chilometri in territorio siriano, e Bukamal, uno strategico valico di frontiera sulla rotta dell’autostrada Baghdad-Damasco.
Gli ultimi jihadisti stanno cercando di fuggire ad Abu Kamal, dove si consumerà l’ultimo capitolo della tragica storia dello Stato islamico.

L’Isis torna alle origini
Una volta caduta, lo Stato islamico non avrà più uno Stato. Il governo iracheno ha già strappato all’Isis il 95% del territorio che aveva conquistato durante la sua inarrestabile avanzata nell’estate e nell’inverno del 2014, un territorio in cui vivevano quattro milioni e mezzo di iracheni.
Sono passati solo tre anni eppure sembrano lontani i tempi quando l’Isis si era imposta come l’organizzazione terroristica più ricca e temibile di tutti i tempi. Capace, nel suo periodo di massima espansione, di controllare e amministrare un territorio esteso quanto il Belgio a cavallo tra la Siria occidentale e l’Iraq orientale. Sfruttando decine di pozzi petroliferi per vendere greggio e prodotti raffinati di contrabbando e ricavando fino a due milioni di dollari al giorno di entrate.

Caduta Deir Ezzor ora le truppe dell’esercito siriano si trovano a pochi chilometri dai curdi siriani sostenuti dagli Stati Uniti. Senza il “cuscinetto” dell’Isis tra di loro, il pericolo è che si possano verificare dei pericolosi contatti tra le due armate impegnate a colmare il vuoto e conquistare più territorio possibile.

Eppure la caduta di Deir Ezzor non rappresenta la fine dell’Isis. Né lo sarà la riconquista di Abu Kamal. La rete terroristica guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, la cui sorte è ancora sconosciuta, ha compiuto quell’inevitabile metamorfosi tornando alla struttura che aveva alle origini:, uno spietato gruppo clandestino capace di destabilizzare l’Iraq con una strisciante guerriglia a suon di attentati kamikaze, imboscate e ordigni esplosivi.

La delicatissima fase del dopo Isis
E senza più un nemico comune da combattere ora si aprirà una delicatissima fase: il dopo Isis. La guerra contro i jihadisti aveva funzionato da collante tra una moltitudine di attori regionali con interessi anche diametralmente opposti. Ma anche di potenze straniere del calibro di Stati Uniti e Russia, entrambi impegnati a combattere l’Isis ma con obiettivi opposti sul ruolo del presidente siriano Bashar al Assad.

Che ora vorranno contendersi le spoglie di un Paese stremato e distrutto da sei anni di guerra civile, in cui sono morte quasi 500mila persone.

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