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Industria Ue all’attacco di Amazon e Alibaba sui falsi online

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Industria Ue all’attacco di Amazon e Alibaba sui falsi online

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - Nei giorni più caldi dello shopping online, quelli che portano al periodo natalizio e inaugurati ufficialmente dal Black Friday, sui tavoli di Bruxelles piombano le apprensioni e i timori delle aziende. Nel mirino le aggressive campagne di Amazon o Alibaba, che proprio qualche giorno fa nel corso del “Single Day” ha realizzato vendite per 25,3 miliardi di dollari, tutti in un solo giorno.

Un ampio gruppo di aziende internazionali ha scritto una lettera al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per sensibilizzare l’esecutivo comunitario al grave problema della contraffazione dei prodotti di largo consumo, provenienti in particolare dall’Asia. La presa di posizione giunge mentre l’establishment comunitario sta rivedendo la sua politica commerciale per meglio difendersi da quella che ritiene concorrenza sleale dei paesi emergenti.

«Senza una modernizzazione e un rafforzamento del quadro legislativo, la tendenza alla contraffazione continuerà a crescere in modo drammatico» si legge nella missiva di due pagine inviata lunedì 13 novembre al vertice dell’esecutivo comunitario e trasmessa ieri ad alcuni giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore. Il rischio, spiegano le imprese firmatarie, «è di registrare un impatto negativo per la salute e la sicurezza dei consumatori europei e dell’economia europea».

La lettera è firmata da un centinaio di imprese internazionali e associazioni imprenditoriali. Tra i firmatari anche Apple, Basf, Adidas, Chanel, Lego, Michelin, Prada, Dior, Bayer, Lvmh e Cassina. L’industria dei beni di consumo è sempre più scontenta a causa della scelta sorprendente della Commissione di non dare la priorità alla lotta contro i beni contraffatti disponibili in vendita online sulle piattaforme e-commerce come Amazon o Alibaba.

Queste 87 aziende e 13 associazioni fanno appello alla Commissione europea affinché agisca immediatamente, perché temono che la Commissione trascurerà il problema importante della contraffazione, anche se ha già agito contro lo hate speech o i contenuti illeciti online, e studia adesso azioni nel quadro della tassazione delle aziende digitali. «La contraffazione - scrivono le imprese - è in forte aumento». In questo senso, «la sua proliferazione costante ha chiaramente mostrato i limiti dell’approccio volontario». È necessario quindi proteggere la proprietà intellettuale messa in pericolo dalla concorrenza sleale di molti paesi, spiegano i firmatari.

Alla richiesta di un commento sull’iniziativa imprenditoriale, la portavoce comunitaria Lucía Caudet ha spiegato qui a Bruxelles: «La Commissione sta rivedendo l’applicazione delle regole europee sulla proprietà intellettuale, rispettando l’approccio del seguire il denaro (follow-the-money approach, in inglese), con l’obiettivo di privare i violatori a livello commerciale dei loro flussi di reddito. Stiamo preparando una serie di iniziative per modernizzare il quadro legislativo».

In un rapporto del 2016, l’Ocse calcola che i reati di violazione della proprietà intellettuale provocano danni a livello mondiale per oltre 450 miliardi di dollari. Non è la prima volta che il settore imprenditoriale si appella alla Commissione perché questa faccia nuovi sforzi nella lotta contro la contraffazione. Proprio perché delusa dalla reazione dell’esecutivo comunitario, i firmatari hanno deciso di rinnovare il loro appello.

«In mancanza di iniziativa – si legge ancora nella lettera di questa settimana – vi sarebbero conseguenze devastanti per l’innovazione e le società di tutte le taglie e di tutti i settori attraverso l’Europa, a tutto danno dei consumatori».

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