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Gros: «La Germania ora è un partner meno affidabile ma anche meno…

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Intervista con il direttore del Ceps di Bruxelles

Gros: «La Germania ora è un partner meno affidabile ma anche meno dominante»

Daniel Gros durante il dibattito “Chi comanda in Europa” al Festival Economia Come a Roma
Daniel Gros durante il dibattito “Chi comanda in Europa” al Festival Economia Come a Roma

«Il sistema politico tedesco si è finalmente ‘normalizzato‘, è diventato multi-polare. Questa svolta (il fallimento dei colloqui per la formazione del nuovo governo tedesco, ndr) renderà la Germania un partner meno affidabile, ma anche meno dominante. Il che ha dei vantaggi importanti per l'immagine dell'Ue in altri paesi». Così Daniel Gros, economista tedesco, attualmente direttore del Centre for European Policy Studies (CEPS), di Bruxelles un'istituzione di ricerca multidisciplinare il cui ambito di attività varia dai mercati finanziari allo sviluppo sostenibile ed è considerato uno dei migliori osservatori delle vicende europee. Laureato all'Università “La Sapienza” di Roma, Gros ha ottenuto il PhD in Economia all'Università di Chicago ed uno dei maggiori conoscitori di questioni europee e tedesche.

Dopo il fallimento dei negoziati per la costituzione di un nuovo governo tedesco la cancelliera Angela Merkel ha detto che «La Germania ha bisogno di stabilità». Una frase abbastanza sorprendente. «No, non sono d'accordo- ribatte Gros - Direi piuttosto che la Germania ha bisogno di un forte cambiamento, magari non della politica, ma delle persone. L'instabilità non costituisce una minaccia per la Germania. Anzi, la finanza pubblica andrebbe meglio senza un governo capace di spendere».

Questa affermazione merita una spiegazione supplementare per essere compresa fino in fondo: «In genere un governo uscente potrà spendere ogni mese soltanto 1/12 della spesa dell'anno passato – spiega Gros -. Allo stesso tempo le entrate crescono velocemente. Risultato: (nel caso specifico tedesco attuale) un governo vincolato dalla legislazione esistente accumulerebbe un surplus crescente».

Qui ritorna la convinzione tedesca dell'importanza dei conti pubblici in ordine e del surplus da mettere a riserva per i tempi duri, l'ossatura dell'ordo-liberalismo, il liberalismo nella versione tedesca con i conti in ordine. Ma la crisi del governo ha lasciato il futuro della Merkel nel ruolo di cancelliere in bilico, gettando il paese e l'Europa in una nuova era di incertezza.

“La Germania ha bisogno di un forte cambiamento, magari non della politica, ma delle persone. L'instabilità non costituisce una minaccia”

Daniel Gros, direttore Ceps di Bruxelles 

L'effetto Macron nell'Ue è forse già terminato?
«L'effetto Macron – ribatte Gros - era più di atmosfera che di sostanza. Con Angela Merkel in difficoltà, il presidente francese Macron avrà più tempo per fare le riforme strutturali a casa sua e potrà negoziare da una posizione di forza». Archiviata l'elezione di Macron in Francia come un fenomeno più di d'immagine che di sostanza e quindi di breve durata, l'espace d'un matin, lo spazio di un mattino, Gros preferisce sottolineare l'importanza dell'impegno governativo dei partner europei sul fronte delle riforme strutturali, forse però sottovalutando la riforma del mercato del lavoro che il presidente francese ha comunque portato a compimento senza molte proteste di piazza.

Invece il sistema politico tedesco, a lungo ammirato per la sua stabilità, ora si muove in acque costituzionali inesplorate.

Forse abbiamo bisogno di un sistema politico europeo più omogeneo in tutti i paesi dell'Unione europea? «No, - ribatte Gros - certamente non bisogna tentare di omogenizzare i paesi europei. Siamo troppo diversi».

Anche se Germania ora è un po' meno diversa dagli altri partner e quindi più vicina a quello che auspicava l'ex cancelliere tedesco, cristiano sociale come la Merkel, Helmut Kohl quando diceva ai partner europei per tranquillizzarli: «Non voglio una Europa tedesca, voglio una Germania europea».

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