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Trattato dell’Eliseo, Berlino e Parigi pronte a consolidare i…

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il fituro dell’unione

Trattato dell’Eliseo, Berlino e Parigi pronte a consolidare i rapporti

(Reuters)
(Reuters)

Entra nel vivo l’annunciata revisione del Trattato dell’Eliseo, il testo base della cooperazione franco-tedesca firmato il 22 gennaio del 1963 dal presidente Charles de Gaulle e dal cancelliere Konrad Adenauer. È pronta infatti la risoluzione comune che l’Assemblea nazionale francese e il Bundestag tedesco voteranno il 22 gennaio prossimo, 55esimo anniversario, per potenziare l’integrazione tra i due Paesi, tradizionale motore del progetto europeo. Anche a costo di lasciare indietro qualcuno, in un’Europa a più velocità a cui anche l’establishment comunitario sembra adattarsi di fronte all’avanzata delle destre e alle spinte centrifughe nei Paesi dell’Est.

Il disegno, nei suoi contorni generali, era stato tratteggiato da Emmanuel Macron già il 26 settembre. Nel discorso tenuto alla Sorbona, il presidente francese aveva annunciato la proposta di «una nuova partnership» franco-tedesca, per dare «impulso decisivo» a un’Unione europea spesso «troppo debole, lenta e inefficiente». Macron aveva indicato allora una data, il 2024, per una piena integrazione tra i mercati dei due Paesi, dal diritto societario alla normativa sui fallimenti, e aveva indicato il 22 gennaio come data ideale per la firma di un nuovo trattato.

I mesi successivi hanno visto Macron procedere spedito con la sua agenda interna, ma non sono stati facili per Angela Merkel, appena uscita da un voto che - pur garantendole la riconferma alla guida del Paese - l’ha messa di fronte a un complicato puzzle per formare il governo, che ancora non è stato risolto. La data indicata da Macron non sarà pertanto, come forse il presidente francese sperava, il momento per annunciare un’ambiziosa piattaforma comune per rilanciare l’Europa, anche se i due leader sono rimasti in contatto costante - si sentono almeno una volta alla settimana, ha rivelato qualche tempo fa Le Journal du dimanche - e hanno entrambi enfatizzato i toni europeisti(e la volontà di cooperare) nei discorsi di fine anno.

Il percorso per riformare il Trattato dell’Eliseo è comunque andato avanti. Alcuni deputati tedeschi, accogliendo l’invito di Macron, l’11 novembre hanno proposto di mettere a punto una risoluzione identica, da far approvare a entrambi i parlamenti, per tracciare «i punti essenziali del rilancio del partenariato franco-tedesco». I presidenti delle due assemblee hanno dato il loro via libera e il testo è stato consegnato ai gruppi parlamentari il 29 dicembre, per un’approvazione a stretto giro di posta: cosa che ha sollevato qualche malumore a Parigi, con la sinistra di Jean-Luc Mélenchon che si è dichiarata peraltro contraria.

Sono stati proprio i deputati di La France insoumise, il partito di Melenchon, a rendere noto il testo della risoluzione, che chiede di dar vita a «uno spazio comune franco-tedesco, con regole armonizzate» in particolare per ciò che concerne il diritto societario, il regime di fallimento e la fiscalità per le imprese. Anche sul piano sociale la risoluzione chiede di uniformare le normative, garantendo diritti analoghi. Per quanto concerne il mercato del lavoro, si propone un rafforzamento dei legami tra i due Paesi nel settore della formazione e dell’apprendistato, con la creazione di uno «statuto franco-tedesco dello stagista». Si punta poi a un mercato unico dell’energia e a una cooperazione più stretta in materia di difesa, politiche migratorie, lotta al cambiamento climatico. Ci sono infine l’invito a promuovere «la convergenza delle procedure legislative francese e tedesca nella trasposzione delle direttive europee nel diritto nazionale» e l’impegno a riunioni comuni delle due assemblee parlamentari «almeno una volta ogni quattro anni».

Se questo testo riceverà il via libera, un gruppo di lavoro franco-tedesco si metterà all’opera per la stesura del nuovo trattato, da approvare entro un anno.

Nel frattempo Macron e Merkel sperano di trovare una posizione comune sulla riforma dell’Eurozona, nella convinzione (non del tutto rassicurante per gli altri Paesi, Italia compresa) che, come ha detto il presidente francese nel suo discorso di Capodanno, «questo colloquio privilegiato con i nostri amici tedeschi è la condizione necessaria per qualsiasi progresso dell’Europa. Il che non esclude il dialogo con tutti gli altri partner, ma è da qui che tutto comincia».

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