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L’allerta franco-tedesca per sbloccare l’area monetaria

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il fronte europeo

L’allerta franco-tedesca per sbloccare l’area monetaria

Le regole europee non sono abbastanza efficaci per evitare vulnerabilità e rischi sistemici.

La riforma incompleta dell’Unione monetaria dissemina malcontento e alimenta il populismo. Quattordici economisti tedeschi e francesi hanno scritto un rapporto, pubblicato dal Center for Economic Policy Research, due giorni fa con molte proposte su come risolvere lo stallo politico che blocca il completamento dell’area monetaria: ossia se debbano essere prima introdotte misure per ridurre i rischi finanziari (ad esempio eliminare i famigerati crediti deteriorati dai bilanci delle banche) o prima misure per la condivisione dei rischi (l’assicurazione europea sui depositi bancari). Stallo che riflette la divergenza culturale tra i Paesi del Nord Europa (qui rappresentati dalla Germania), favorevoli alla prima opzione e quelli del Sud Europa (qui rappresentati dalla Francia), partigiani della seconda. La sintesi sta nella presa d’atto che discutere dell’alternativa tra le due opzioni è un falso problema: riduzione e condivisione dei rischi vanno portate avanti insieme. Ma per farlo è necessario un compromesso che richiede sacrifici e riavvicinamenti da entrambi le parti.

I 14 economisti propongono soluzioni in alcuni casi decisamente interessanti e innovative in altri forse troppo allineate sulle posizioni tedesche. Proposte che, soprattutto dato il calibro dei proponenti, formeranno il substrato tecnico dell’Europa a guida franco-tedesca che si andrà rapidamente costruendo appena varato il nuovo governo di Berlino.

Bisognerà partire da questo compromesso per governare il pendolo del consenso in Europa. La politica economica del nostro Paese, qualunque sarà il prossimo governo, dovrà prenderne atto e costruire la propria base negoziale in Europa partendo dal punto di vista del documento, sia che voglia supportarne o contrastarne le proposte.

Il documento si basa su due principi: regole chiare e credibili e meccanismi efficaci di condivisione dei rischi.

Questo implica in primo luogo la revisione di regole rigide e ottuse che hanno avuto l’effetto di peggiorare invece che migliorare le crisi. Ad esempio la regola sul tetto del 3% al deficit pubblico. Regola spesso violata e non credibile, il rispetto della quale, soprattutto in momenti difficili, può avere effetti pro-ciclici e dunque peggiorare la dinamica della crisi. Si propone di riformare i vincoli fiscali, con maggiore attenzione al contenimento della spesa, la sterilizzazione di oscillazioni congiunturali e meccanismi di autodisciplina che inducano i governi a non deviare dai percorsi prestabiliti. Il che non significherebbe minor rigore fiscale, anzi, ma allo stesso tempo si prevedono correttivi automatici, definiti ex ante, che diano respiro in fasi negative del ciclo o in situazioni eccezionali, evitando estenuanti negoziati con la Commissione. E vengono anche previsti fondi comuni per trasferire risorse ai Paesi colpiti da uno shock negativo che risultasse in un aumento significativo della disoccupazione.

Rimane il principio che nessuno potrà salvare membri dell’area insolventi. Ma la regola del no bail-out viene resa credibile (non lo era finora, vedi caso Grecia, nonostante fosse prevista dai trattati di Maastricht), potenziando il funzionamento dello European Stability Mechanism, dunque la possibilità di intervento di un fondo di stabilizzazione fiscale europeo.

Meno innovative e più influenzate dalla rigidità teutonica le proposte sulle banche, ma almeno il rapporto è esplicito sulla necessità anche qui di affrontare congiuntamente il tema della riduzione e della condivisione dei rischi. Ad esempio, sostiene, solo così è possibile rompere il famoso circolo vizioso tra rischio sovrano e bancario (le banche esposte verso i propri governi e i governi costretti a sostenerle), in parte all’origine della crisi in Europa. Da un lato si propongono dei tetti all’esposizione delle banche al proprio sovrano, che varrebbero per tutti i Paesi, non solo per quelli più a rischio. Ma prevedendo tempi lunghi di implementazione ed evitando proposte scellerate, come regole prudenziali più strette per le esposizioni verso governi molto indebitati. D’altro lato, il rapporto ritiene indispensabile, allo stesso tempo, il completamento dei due fondamentali ingredienti di condivisione dei rischi previsti dall’Unione bancaria: l’assicurazione europea sui depositi e un backstop fiscale al fondo di risoluzione delle banche.

Ovviamente il diavolo sta nei dettagli e le proposte andranno studiate con attenzione. Ma sarebbe bene lo facessero e in fretta tutte le forze politiche in campagna elettorale, in modo da definire la loro agenda europea senza perdere tempo in inutili fantasie.

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