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Google-Aramco, polo tech in Arabia

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Google-Aramco, polo tech in Arabia

Larry Page nel 2006 al Ces di Las Vegas. Alle sue spalle  le aree del mondo in cui non c’era accesso a Internet (Reuters)
Larry Page nel 2006 al Ces di Las Vegas. Alle sue spalle le aree del mondo in cui non c’era accesso a Internet (Reuters)

Riad recita l’Alfabeto. L’Arabia Saudita, o meglio la sua compagnia petrolifera di stato Aramco in procinto di collocamento azionario, sta mettendo a punto una gigantesca joint venture con Alphabet e la sua divisione Google per far sorgere nelle sabbie saudite la Silicon Valley d’Arabia, un hub mediorientale dell’alta tecnologia. Il polo hi-tech, nei programmi, avrebbe dimensioni tali da potersi esso stesso quotare in Borsa, sulla piazza di Riad.

L’accordo fra due tra le più grandi - e ricche - società al mondo resta da completare, portato alla luce da indiscrezioni del Wall Street Journal. Se la partnership avrebbe la missione di creare e gestire Data Center, mancano dettagli finanziari, logistici e operativi. Ma i negoziati, segno della determinazione delle parti, hanno coinvolto direttamente sia il principe ereditario Mohammed bin Salman che il chief executive e co-fondatore di Alphabet, Larry Page.

Per i due protagonisti gli obiettivi sono espliciti: Aramco vede nel progetto un pilastro della diversificazione, sua e dell’intera economia del regno, trainata da investimenti fuori dal tradizionale greggio adesso sotto pressione - una strategia accelerata sotto il nuovo “uomo forte” del Paese. E vede un’immediata iniezione di credibilità per i suoi propositi di collocamento azionario, previsto entro l’anno con il governo che vorrebbe valutare il gruppo duemila miliardi ma i suoi stessi esperti che faticano a giustificare cifre superiori ai 1.500 miliardi. I fondi dell’Ipo verrebbero destinati a scommesse non petrolifere. Il principe Mbs, inoltre, è un personale ammiratore della Valle del Silicio e ha inserito il know how tecnologico tra le priorità della Vision 2030 - la sua agenda di rinnovamento.

Per Alphabet in gioco è un’espansione internazionale di alto profilo, verso un’area che può conoscere una rapida trasformazione con al centro clienti preziosi quali società energetiche che, come un crescente novero business, sbarcano sul cloud a caccia di produttività e efficienza. Mountain View è alle spalle di agguerriti rivali del calibro di Amazon e Microsoft sulla frontiera dell’offerta di “computing power” e “storage”, i servizi di immagazzinamento dati e potenza di calcolo.

Ad oggi nessuno dei gruppi statunitensi vanta centri dati nel Golfo Persico, per le loro stesse dimensioni e importanza battezzati “Regions” - regioni - e che richiedono una spesa di centinaia di milioni di dollari ciascuno. La corsa è tuttavia scattata: Amazon ha in arrivo un data center nel Bahrein e un deal da un miliardo per altri tre proprio in Arabia Saudita, con l’annuncio quest'anno in occasione d’una visita americana del principe Mohammed.

La nascita di una rete locale di strutture, per tutta l’area interessata, ovvierebbe a una gestione dati finora a distanza, che ricorre a cavi sottomarini e “passaggi” dall’Europa causando rallentamenti e scarsa innovazione digitale per le imprese. Non mancano però ostacoli, legali e di privacy più che finanziari: la protezione di dati e utenti in Arabia Saudita è considerata inadeguata e consiglia cautela nella nascita dei vasti Data Center immaginati dal re di Internet e dal principe dell’oro nero.

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