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Trump: «Nuove leggi sulle armi». Dick’s e Walmart…

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Le reazioni alla strage di parkland

Trump: «Nuove leggi sulle armi». Dick’s e Walmart limitano le vendite

(Afp)
(Afp)

«Sono determinato a trasformare il dolore in azione», ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontrando il gruppo bipartisan di membri del Congresso convocati alla Casa Bianca. Il «dolore» è quello per la strage di Parkland in Florida, dove in un liceo 17 persone tra alunni e insegnanti hanno perso la vita per mano di un ex studente. L’«azione» è quella che potrebbe portare a una legge «onnicomprensiva» sulla sicurezza delle armi. Trump ha esortato membri del Congresso a valutare seriamente la possibilità di «alzare i limiti di età per l’accesso alle armi. «Consideratelo», ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Quanto al «bump stock», il potenziatore di armi semi-automatiche finito sotto accusa, Trump ha preannunciato un ordine esecutivo: «Lo scriverò io così voi non dovrete preoccuparvene».

Le mosse della grande distribuzione
Il tema, al centro del dibattito in questi giorni negli States, non riguarda solo la politica, ma anche le imprese. Dick’s Sporting Goods, una delle più grandi catene del Paese di articoli sportivi, compresi fucili e pistole di ogni genere e calibro d’ora in avanti non avrà più sui propri scaffali armi d’assalto, automatiche e semiautomatiche di alcun tipo. Sia Dick’s che Walmart, gigante dei grandi magazzini a prezzi scontati, hanno scelto poi di imporre un’età minima di 21 anni per chi intende acquistare armi.

L’annuncio di Dick’s risale a ieri. Il colosso della Gdo ha tolto dagli scaffali i cosiddetti caricatori high-capacity che contengono molti più proiettili di quelli in dotazione standard e che sono così in grado di trasformare sparatorie in vere e proprie stragi. La catena imporrà anche un limite minimo di età all’acquisto di qualunque arma da fuoco: 21 anni, indipendentemente dalle legislazione locale.
I vertici di Dick’s - a cominciare dal chief executive Edward Stack, 63 anni e figlio del fondatore di un gruppo attivo ormai dal 1948 - hanno annunciato la decisione in una nota interna e poi in interviste televisive.

«Quando abbiamo visto che cosa è accaduto a Parkland siamo rimasti sconvolti», ha detto Stack parlando ai giornalisti. «Amiamo questi ragazzi e il loro grido di “basta” ci ha colpito. Abbiamo deciso di prendere posizione e di dire apertamente quello che pensiamo, ci auguriamo che altri si uniscano a questa conversazione». Ancora: «Non vogliamo avere alcuna parte in eccidi».
Dick’s è una grande società, fa parte delle Fortune 500, ha quartier generale in Pennsylvania, 610 punti vendita in 47 stati americani, quasi 28.000 dipendenti e un giro d'affari pari a circa 8 miliardi di dollari l’anno, anche se non separa le entrate legate alle armi.

La protesta seguita all’ultimo massacro da parte degli studenti, non solo della

Florida, per chiedere nuove leggi che limitino la diffusione delle armi ha generato una inedita pressione in America su politici e imprese. Una pressione che dovrebbe culminare in una manifestazione nazionale a Washington organizzata per il 24 marzo.
Le prese di posizione delle aziende, non solo di Dick's, sono arrivate, nonostante la continua e strenua opposizione della influente lobby delle armi, la National Rifle Association, abituata finora a «comprare» consenso e bocciare anche riforme minime con una miscela di donazioni ai politici e minacce alla Corporate America. La Nra rimane del tutto contraria a rafforzamenti dei controlli, divieti contro armi d’assalto e innalzamenti dell’età per l’acquisto di fucili e pistole. Altre società che hanno in questi giorni annunciato tagli o ripensamenti nei rapporti con la Nra vanno da Delta Airlines a Hertz e MetLife.

Walmart e i precedenti anti Nra
Quanto a Walmart, non si tratta della prima presa di distanza dalla lobby della armi: la catena, sotto pressione di alcuni azionisti socialmente impegnati, aveva già cessato dal 2015 di vendere armi d’assalto, vale a dire automatiche e semiautomatiche quali l’AR-15 usato nella strage al liceo di Parkland in Florida che ha scatenato il nuovo, inedito movimento per limitare la diffusione delle armi negli Stati Uniti.
L’impatto della decisione di Walmart e Dick’s è indubbio per le dimensioni delle aziende coinvolte, anche se al momento appare simbolico: la maggior parte di simili arsenali non viene acquistati nelle catene di grandi magazzini ma in singoli negozi dedicati o a fiere.

La crisi di Remington Outdoor
Le vendite di armi sono in realtà diminuite sotto Trump, con il recedere del timore che entrino in vigore stringenti nuove regolamentazioni. Uno dei principali produttori, Remington Outdoor, ha di recente chiesto l’amministrazione controllata dopo aver sofferto un declino del 27% nel fatturato nei primi nove mesi del 2017. La American Outdoor Brands, ex Smith & Wesson, nell’ultimo trimestre ha visto a sua volta le entrate scivolare del 36 per cento. Ma la diffusione e facilità dell’acquisto di armi resta pervasiva in America: privati cittadini possiedono ben 270 milioni di pistole e fucili di ogni calibro e genere, una media record di quasi 9 per ogni dieci abitanti e il doppio dello Yemen, il secondo Paese al mondo in classifica. Ogni significativa normativa di controllo approvata in America in passato è stata in seguito sempre svuotata o lasciata scadere.

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