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Stretta olandese sulle società di comodo ma scende la corporate tax

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partita doppia sul fisco

Stretta olandese sulle società di comodo ma scende la corporate tax

Il premier olandese Mark Rutte (Imagoeconomica)
Il premier olandese Mark Rutte (Imagoeconomica)

L’Olanda vuole scrollarsi di dosso la fama di paradiso fiscale e annuncia provvedimenti per “colpire” le numerose società di comodo - circa 9mila - che hanno sede legale nel Paese solo per consentire alle multinazionali di non pagare le tasse. Al tempo stesso però, per non perdere attrattività, si prepara a ridurre la corporate tax e ad abolire la tassa sui dividendi.

Ritenuta alla fonte su royalties e dividendi

I dettagli del piano sono stati illustrati in una lettera del ministro delle Finanze, Menno Snel, che è anche intervenuto davanti al Parlamento per sottolineare che il governo è determinato a «rovesciare l’immagine di Paese che agevola l’evasione fiscale delle multinazionali». Sarà pertanto introdotta una ritenuta alla fonte sui trasferimenti infragruppo di dividendi (entro il 2020), interessi e royalties (2021) di società residenti in Olanda con filiali in giurisdizioni con aliquote fiscali considerate troppo basse, se non in veri e propri paradisi fiscali, ossia i nove Paesi che fanno parte della cosiddetta lista nera dell’Unione europea (Samoa Americane, Bahrein, Guam, Isole Marshall, Namibia, Palau, Santa Lucia, Samoa e Trinidad e Tobago). In questo modo dovrebbero essere scoraggiate, o quantomeno depotenziate, le triangolazioni che - sfruttando anche le diverse legislazioni - consentono oggi a molte multinazionali diffuse pratiche di elusione fiscale: quelle che l’Ocse sta cercando di combattere.

Stretta sui tax ruling
Oltre a questi provvedimenti, diventeranno più restrittivi i cossidetti “requisiti di sostanza” per le società residenti in Olanda, ossia quei fattori che dimostrano che la compagnia e le transazioni economiche che la coinvolgono sono reali e non fittizie. Infine, ci sarà una stretta sui “tax ruling”, le pratiche (molto diffuse in Olanda, come in altri Paesi Ue finiti nel mirino della Commissione, come Irlanda e Lussemburgo) in base alle quali viene concordato in anticipo il trattamento fiscale che una società riceverà in quel Paese. Il ministero delle Finanze olandese ha scoperto questo mese che 78 accordi di questo tipo non hanno seguito un iter corretto.

Meno tasse per le imprese

Sull’altro piatto della bilancia c’è naturalmente la volontà olandese di non perdere appeal per gli investitori. A questo scopo sono state confermate e ufficializzate le promesse già fatte al momento del varo dell’attuale governo di coalizione guidato da Mark Rutte: la corporate tax scenderà tra il 2019 e il 2021 dall’attuale 25 al 21% (16% per i redditi d’impresa sotto i 200mila euro), mentre verrà abolita la tassa sui dividendi, con l’eccezione dei trasferimenti infragruppo citati in precedenza.

L’Aja, insomma, vuole rifarsi il look, senza rinunciare a una competitività di livello mondiale: secondo l’indice del World Economic Forum, i Paesi Bassi sono la quarta migliore location per il business, alle spalle di Svizzera, Stati Uniti e Singapore.

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