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COMMISSIONE europea

Caso-Selmayr: il Parlamento Ue chiede un’audizione a Juncker. Si rischia conflitto istituzionale

(Afp)
(Afp)

La nomina dell'ormai ex capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker, il tedesco Martin Selmayr, a segretario generale della Commissione europea, rischia di degenerare in un conflitto istituzionale tra la stessa Commissione e il Parlamento europeo. Mercoledì sera i parlamentari del Gruppo europeo dei conservatori e riformisti, il terzo dopo i Popolari e i Socialisti, ha chiesto alla Commissione di rispondere, davanti alla seduta plenaria, «su importanti questioni riguardanti la trasparenza e l'integrità del processo di nomina degli alti funzionari».

La decisione, spiega lo stesso gruppo, segue l'annuncio, mercoledì scorso, 21 febbraio, della nomina dello stesso Selmayr nel ruolo di segretario generale, al posto di Alexander Italianer, pensionato con effetto immeditato. «Diversi dubbi e preoccupazioni – sostengono i parlamentari – sono stati sollevati intorno alla nomina e alle procedure della Commissione, in particolare la rapidità con cui la nomina è stata formalizzata e le modalità con cui è stata comunicata al collegio dei commissari e all’opinione pubblica». Una iniziativa analoga è stata presa dai deputati Verdi tedeschi che hanno chiesto alla commissione Bilancio del Parlamento di aprire un'inchiesta sulla vicenda.

Cosa rischiano Juncker e il suo esecutivo

«Una vergogna, uno scandalo. Questa vicenda fa perdere qualsiasi credibilità alla Commissione» è il commento che si raccoglie ai piani alti dell'Europarlamento. «Dopo quello che è successo il 21 febbraio – sostiene una fonte – con quale autorevolezza la Commissione potrà chiedere agli Stati membri il rispetto delle regole di bilancio, dello stato di diritto o del mercato unico?». Politicamente la Commissione dipende dal Parlamento e non dal Consiglio. C’è il rischio, per ora non si sa quanto concreto, che gli europarlamentari di fronte a tanta opacità sfiducino la Commissione o anche solo il presidente senza far cadere il collegio. In questo secondo caso, il primo vicepresidente Frans Timmermans rimpiazzerebbe automaticamente Juncker per assicurare la continuità amministrativa, in attesa della sostituzione.

Sete di potere pericolosa.

Con chiunque si provi parlare della questione-Selmayr a Bruxelles in questi giorni, si ottengono – sia pure con sfumature diverse - risposte piene di indignazione e disgusto per la sete di potere di questo 47enne tedesco la cui carriera folgorante si è accompagnata – soprattutto da quando è capo di gabinetto del presidente - ad una arroganza fuori dal comune. «La nomina a Segretario generale concentra nelle sue mani un potere che rischia seriamente di trasformarlo in una persona pericolosa per l’intera istituzione» osserva un diplomatico. L’indignazione arriva ai piani alti del Parlamento e riguarda anche gli altri gruppi politici, primo fra tutti quello dei Popolari, a cui Selmayr è sempre stato considerato molto vicino provenendo dalla Cdu di Angela Merkel e per i quali ha condotto la campagna elettorale di Juncker nel 2013, incassando poi la nomina a capo di gabinetto. Ma ora sembra aver davvero esagerato, in un delirio di onnipotenza che non trova argine nel presidente Juncker, indebolito da una salute sempre più precaria. Con un effetto-boomerang che oltre a mettere seriamente in discussione la solidità e l'autorevolezza della Commissione, rischia di danneggiare l’immagine della Germania, ancora alle prese con la definizione della Grande Coalizione. Anche per questo, c'è chi teme che il conflitto tra le istituzioni europee si allarghi presto al Consiglio, cioè coinvolga gli Stati membri.

Le questioni aperte.

Sono almeno tre i punti su cui la nomina di Selmayr viene messa in discussione, oltre che dal Parlamento, anche dalla stampa, e ora anche dai sindacati dei dipendenti delle istituzioni europee. In una lettera inviata al commissario al Bilancio e alle Risorse umane, Günther Oettinger, la sigla “Renouveau et démocratie” chiede chiarezza su tre questioni: 1) Perché tutta la procedura è stata condotta “in gran segreto”? 2) Perché non è stato aperto un bando trasparente che consentisse il confronto tra i candidati? 3) E quali sono, infine, i dettagli esatti della procedura che ha portato alla nomina di Selmayr?

La reticenza e l'imbarazzo della Commissione in questa vicenda hanno trovato massima espressione nel nervosismo con cui il portavoce di Oettigner (dunque non il titolare del servizio del portavoce) ha risposto per quasi 50 minuti alle domande incalzanti dei giornalisti nel tradizionale briefing di mezzogiorno lunedì 26 febbraio.

Le risposte incomplete del portavoce della Commissione Ue sulla nomina del Segretario generale

I particolari, sempre più inquietanti, stanno in effetti emergendo giorno dopo giorno e descrivono circostanze in cui si è cercato di dare una parvenza di legalità ad una operazione che nei fatti non lo è stata per nulla.

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