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Manovre sullo yuan, vendita di titoli Usa: c'è attesa per le…

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La strategia di Pechino

Manovre sullo yuan, vendita di titoli Usa: c'è attesa per le mosse di Xi Jinping al Forum di Boao

Il President cinese Xi Jinping (D) al forum di Boao (Epa)
Il President cinese Xi Jinping (D) al forum di Boao (Epa)

C' è attesa per quanto domani dirà il presidente Xi Jinping nel suo discorso ai 2mila delegati presenti, tra Capi di Stato e di Governo e rappresentanti di istituzioni e grandi imprese, al Boao Forum for Asia che ieri ha aperto i battenti sull'isola di Hainan. Da settimane il discorso di Xi Jinping è avvolto da un'aura di mistero, i media ufficiali cinesi non osano anticipare nulla, memori di quanto è già successo all'Agenzia Nuova Cina colpevole di aver anticipato di una settimana l'annuncio che il Parlamento cinese in seduta comune avrebbe esaminato la proposta di modifica della Costituzione. Donald Trump, invece, ci spera, che il presidente cinese faccia la prossima mossa specie sul versante del commercio e della difesa della proprietà intellettuale, muovendo la prossima pedina. Ma non c'è verso di modificare il rigido protocollo cinese, e bisognerà attendere quello che si prospetta come il discorso più complesso per Xi, dopo gli altri due dedicati alla globalizzazione, al G20 di Hangzhou e a Davos, due anni fa.

Dal Forum di Boao intanto arriva, per bocca di uno studioso dell'Accademia delle scienze sociali Cass, la rassicurazione che la Cina non venderà asset importanti come i titoli di Stato del Tesoro americano. Una segnalazione importante: la Cina è seconda solo alla Fed per titoli di Stato detenuti, e la quantità è pari quasi alla metà di quella della Fed. Negli ultimi cinque anni è stata smobilizzata una dote pari a poco più del 3%, mentre la Fed ha riacquistato il 45% delle sue riserve.

È invece possibile che la Cina utilizzi l'arma della svalutazione dello yuan come strumento per rintuzzare gli attacchi americani. La svalutazione della valuta cinese è ormai irreversibile, sostengono gli addetti ai lavori, ma la Banca centrale cinese che governa i tassi di cambio giornalieri può gestirne la velocità. In questo frangente sarebbe utile per Pechino tenere basso il tasso di cambio.
C'è comunque il timore di un'escalation della guerra del commercio internazionale a dominare i mercati. Le quotazioni del barile di petrolio sono state scambiate sotto i 63 dollari, i futures a New York la scorsa settimana hanno perso il 2,3%.

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