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L’illusione americana degli accordi bilaterali

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L’illusione americana degli accordi bilaterali

(Afp)
(Afp)

Trump chiude e l’Unione Europea apre al libero scambio con il Giappone. Stiamo andando verso nuovi blocchi e alleanze? Europa, Giappone e magari Cina paladini del libero scambio con l’America sempre più chiusa al commercio e isolata?

Questa sarebbe la lettura più semplice di quanto avvenuto tra ieri e oggi sulle due sponde dell’Atlantico. A Mar-a-Lago in Florida Trump ha fatto l’ennesima giravolta politica notificando al primo ministro Giapponese Abe di non avere intenzione di riconsiderare l’ingresso degli Stati Uniti nel Tpp, la Trans Pacific Patnership. Nelle stesse ore l’Unione Europea ha siglato accordi commerciali con Giappone e Singapore che implicano una notevole riduzione delle barriere commerciali.

La vera partita in realtà è tra chi vuole preservare le regole globali sul commercio (Europa) e chi invece ne vorrebbe decretare la fine, verso un sistema solo basato su accordi bilaterali tra Paesi (Usa).

L’accordo fondamentale che regola il commercio globale, il General Agreement on Tariff and Trade (Gatt, la base legale della Wto) si basa su due principi: la clausola della Most Favoured Nation (Mfn), per cui ogni Paese deve applicare a tutti i suoi partner le stesse condizioni concesse al suo partner preferito; la clausola della reciprocità, per cui chi subisce politiche commerciali contro le regole può reagire con misure che imporranno costi equivalenti al partner scorretto. Questi due principi hanno una funzione fondamentale: proteggere i Paesi piccoli dall’eccessivo potere di quelli grandi e preservare il libero scambio. Ma che interesse avrebbero i Paesi grandi e potenti ad entrare in un simile accordo? Semplice, solo così i piccoli accetteranno accordi commerciali con loro. E siccome molti piccoli Paesi sono come un Paese grande, ecco che anche ai grandi conviene stare al gioco. Questa, in soldoni, è la ragione fondamentale su cui si fondano gli accordi multilaterali sul commercio. Semplice ed efficace.

Su questa base, nel rispetto delle regole globali, Europa, Giappone e Cina potranno reagire ai dazi americani. Se guerra commerciale sarà, dovrà restare negli stretti confini delle regole di reciprocità alla base del Gatt.

Ora Trump propone una revisione di questi principi, in modo apparentemente innocuo, in realtà devastante. Il suo ministro del Commercio Wilbur Ross lo spiega bene: «Un sistema del commercio globale ideale dovrebbe facilitare l’adozione delle tariffe più basse possibili. In questo sistema ideale i Paesi con le tariffe più basse applicherebbero tariffe reciproche a quelli con le tariffe più alte, e così automaticamente indurrebbero questi ad abbassarle».

Prima lettura: un vero paladino del libero scambio. Attenzione, il diavolo sta nell’interpretazione del principio di reciprocità: qui non inteso come la possibilità di ritorsione contro un torto subito, ma in termini di uguali tariffe bilaterali. I dazi per le automobili esportate dall’Europa in America dovrebbe essere uguali a quelli delle automobili che l’America esporta in Europa.

Questa regola, apparentemente innocua, scardinerebbe il principio della Mfn: gli accordi sarebbero puramente bilaterali e quanto negoziato tra due Paesi non verrebbe automaticamente esteso agli altri.

I Paesi piccoli si troverebbero dunque assai svantaggiati in questo negoziato bilaterale. E non solo i Paesi piccoli: il Giappone oggi non vuole in alcun modo un negoziato bilaterale con gli Stati Uniti perché teme di ottenere condizioni peggiori di quelle che avrebbe ottenute con il Tpp.

Risultato: gli accordi bilaterali si fanno solo con partner amici, bene intenzionati e comunque che operano nell’ambito delle regole del Gatt. Le quali tollerano accordi bilaterali in deroga alla clausola della Mfn, solo se generano una maggiore liberalizzazione degli scambi. Per questo il Giappone fa un accordo con l’Europa, ma non con gli Stati Uniti. Paradossalmente Trump, che vorrebbe fare solo accordi bilaterali, non li può ottenere, perché è aggressivo nel difendere la sua industria, è troppo grande e rinnega i principi del Gatt.

La partita non è dunque se stare con o contro Trump. Gli altri grandi partner devono solo stare uniti nella difesa delle regole globali, reagire sulla base di quelle regole e continuare fare accordi di libero scambio tra di loro. Questo renderà innocuo e poco efficace l’aggressivo bilateralismo protezionista Trumpiano, che dovrà infine rassegnarsi a tornare ad essere un buon membro della Wto

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