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Germania, chi è la nuova leader della Spd e le difficili sfide che…

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una donna al vertice dei socialdemocratici

Germania, chi è la nuova leader della Spd e le difficili sfide che l’attendono

La nuova leader della SpdAndrea Maria Nahles per l’anagrafe è nata 47 anni fa a Mendig, una piccola cittadina al di sotto dei 10mila abitanti nel land della Renania-Palatinato ed è residente “da una vita” nell’ancor più piccolo villaggio di Weiler, sull’altopiano Eifel, nella fattoria dei nonni dove vive con sua figlia (6 anni) dopo essersi separata dal marito. Ma quel che conta è che Nahles, la prima donna a guidare il più vecchio partito tedesco con i suoi 155 anni di storia, è cresciuta dentro la Spd, dove è entrata all’età di 18 anni. È conosciutissima in Germania, non solo negli ambienti politici anche dal grande pubblico, essendo una navigata donna politica, ma è poco nota in Europa e nel mondo.

Resta da vedere come Nahles, la prima donna alla guida della Spd, traghetterà verso l’Europa il suo partito durante questa delicata fase di rafforzamento dell’integrazione europea che vede la Grande Coalizione in pole position nella una corposa Agenda di riforme per più Unione bancaria, più Unione fiscale e la creazione dell’FMe. La Spd è il partito più europeista, tra i grandi partiti tedeschi, e per la prima volta nella sua storia ha il ministro delle Finanze (Olaf Scholz) e il ministro degli esteri (Heiko Mass).

Eppure i socialdemocratici tedeschi hanno perso molti voti a destra nelle ultime elezioni, per via della questione immigrazione, stando ad alcuni commentatori politici. Altri commentatori ritengono che il fiasco elettorale sia stato causato dalla campagna elettorale pro-Europa molto timida, nonostante il peso di Schulz. «Applicheremo alla lettera l’accordo della Grande Coalizione» sull’Europa, ha garantito Nahles nel suo discorso al congresso per la nomina di leader. Non è chiaro se la Spd ha pretenderà, sotto la sua guida, più europeismo mentre la linea di Angela Merkel per il momento è molto molto cauta. Nahles, rassicurano i commentatori politici tedeschi, va molto d’accordo con il ministro delle Finanze Scholz ma va detto che lui proviene dalla corrente di destra della Spd, la Nahles dalla corrente di sinistra. E Scholz viene dato vicino alla linea Merkel sull’Europa, che è quella della condivisione del rischio dopo la riduzione del rischio, della solidarietà europea solo in cambio di responsabilità nazionali.

A differenza del suo predecessore Martin Schulz, considerato un outsider dopo aver trascorso un ventennio nel Parlamento europeo prima di essere eletto segretario del partito socialdemocratico con il 100% dei voti nel marzo 2017, Andrea Nahles ha passato la sua esistenza dentro il suo partito, aprendo in giovane età una sede proprio nella cittadina natia Mendig e conquistando la guida dei giovani socialdemocratici, the Jusos, mentre si laureava in scienze politiche, filosofia e letteratura. Oltre al suo carattere battagliero, la sua capacità di entusiasmare e trovare compromessi conservando una visione (la Merkel che la rispetta molto l’ha definita «un’incudine e un martello»), la sua conoscenza profonda della Spd è sicuramente uno dei punti di forza sul quale i 414 delegati che l’hanno eletta (il 66,35% su 624 votanti validi) hanno fatto leva.

Il suo compito infatti è considerato enorme: rilanciare un partito che ha perso identità e ha ottenuto il suo peggior risultato dal Dopoguerra nelle elezioni del settembre 2017 arrivando solo al 20,5% dei voti, e che successivamente ha anche toccato il minimo storico attorno al 16% nei sondaggi dello scorso febbraio.
Il fatto che Nahles sia stata eletta leader solo da due terzi dei votanti del congresso straordinario (il secondo peggior voto nella storia del partito quando il 70% sarebbe stato un risultato molto buono, sopra il 75% ottimo) è la conferma della grande difficoltà e sfida del suo mandato: la Spd è un partito non solo in crollo verticale alle urne ma anche dilaniato dalla decisione tardiva di Schulz, appoggiatissima dalla stessa Nahles, di entrare per la terza volta in Grande Coalizione (GroKo) con Cdu-Csu. Nel suo discorso per conquistare il ruolo di leader, Nahles ha assicurato i suoi sostenitori che riuscirà a rilanciare il partito dentro la GroKo, quando invece l’ala giovane degli Jusos è convinta che la rinascita sarebbe stata più facile dai banchi dell’opposizione, occupati ora dall’ingombrante Alternative für Deutschland.

Non avendo alcun incarico dentro il Governo, ed essendo a capo del gruppo Spd in Parlamento, Nahles avrà grande visibilità e libertà di manovra: è entrata nel Bundestag nel 1998 e sa come muoversi. La carriera politica di Nahles è costellata di ruoli importanti: vice presidente (dal 2007 al 2009) e segretario generale con compiti amministrativi (2009-2013) nella Spd, è stata ministro federale del lavoro (2014-2017), incarico quest’ultimo che la fa passare alla storia per aver introdotto il salario minimo. Proprio nel suo discorso che l’ha portata sulla poltrona di leader, Nahles ha parlato di «democrazia sociale», di un sistema economico e finanziario ingiusto per colpa della digitalizzazione. «Abbiamo bisogno di un’economia di mercato solidale», ha affermato promettendo più solidarietà. Non è chiaro se nel suo programma ci sarà anche più Europa.

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