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Nord Corea, Trump suggerisce Panmunjom per lo storico vertice con Kim

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disgelo nucleare

Nord Corea, Trump suggerisce Panmunjom per lo storico vertice con Kim

Niente Mongolia o Singapore, e tantomeno Stoccolma o Ginevra: l'attesissimo vertice tra Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un potrebbe tenersi nello stesso luogo che ha visto il 27 aprile l’abbraccio tra Kim e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, proprio al confine militare tra le due Coree. A suggerirlo è stato lo stesso presidente americano con un tweet che, sia pure in forma dubitativa, lascia intendere una sua preferenza che si sposerebbe alla perfezione con quanto si dice di Kim (che teme spostamenti in aereo). «Numerosi Paesi sono in considerazione per il MEETING, ma non sarebbe la Peace House/Freedom House, al confine tra Nord e Sud Corea, un posto più Rappresentativo, Importante e Duraturo che un paese terzo? Sto solo chiedendolo!», ha twittato Trump, che evidentemente deve essere stato impressionato dal forte impatto mediatico del vertice Kim-Moon avvenuto proprio al confine e persino con inattesi siparietti.

Sarebbe una grande «Photo Opportunity» planetaria e magari Moon potrebbe unirsi e stringere la mano a Kim sotto l'aura benedicente di Trump. Del resto, Moon ha fatto filtrare di aver detto ai collaboratori che Trump meriterebbe il Premio Nobel per la Pace. Dopo il summit intercoreano del 27 aprile, dunque, sembra aprirsi una stagione di importanti vertici politico-diplomatici che lasciano intravedere la possibilità di sviluppi inediti nell'intera regione dell'Asia orientale.

Non c'è solo il previsto incontro agli inizi di giugno Kim-Trump, che sarà preceduto da una spedizione a Washington del presidente sudcoreano Moon Jae-in per informare direttamente Trump sugli esiti dell'incontro di Panmunjom. E' emerso che il leader nordcoreano è pronto e disponibile anche a un dialogo diretto con il Giappone, che potrebbe tradursi in un vertice tra lui e il premier giapponese Shinzo Abe dopo quello tra lui e Trump. Lo ha riferito direttamente ad Abe il presidente Moon. A dir la verità, il Giappone continua ad avere le sue riserve, tanto che il premier giapponese aveva esitato a riferire ai giornalisti l'importante apertura di Kim. Così è stata la Blue House di Seul a rendere nota l'inedita disponibilità di Kim al dialogo diretto, il che ha irritato Tokyo.

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Il problema dei rapimenti. Ad ogni modo, Abe ha ringraziato Moon per aver accennato con Kim a un problema che sta molto a cuore ai giapponesi: quello dei cittadini giapponesi rapiti dai servizi segreti nordcoreani negli anni '70 e '80, un capitolo che Pyongyang ritiene chiuso ma che rappresenta una ferita ancora aperta in Giappone.
Secondo Tokyo, i rapimenti sarebbero stati 17. Cinque giapponesi sono tornati in patria nel 2002. Secondo i nordcoreani, otto rapiti sono morti nel frattempo, mentre gli altri quattro non sarebbero mai entrati in territorio nordcoreano. Naturalmente, il Giappone di Abe non e' l'America di Trump: il premier non può accettare a scatola chiusa un vertice senza preparazione. Ha bisogno che sia un successo anche in politica interna, ossia cerca la garanzia che Kim sia disposto a riaprire indagini – in modo congiunto – sulla questione dei rapimenti. Sullo sfondo, poi, il Giappone è parso il Paese meno entusiasta per gli sviluppi del vertice di Panmunjom e per la prospettiva del summit Kim-Trump, in quanto teme che Pyongyang non solo resti a lungo una potenza nucleare, ma conservi missili a medio raggio in grado di colpire l'arcipelago. Inoltre si paventa a Tokyo che Kim abbia un capitolo oneroso da aprire: quello delle riparazioni per la guerra e il periodo coloniale.

Prima di partire per il Medio Oriente, Abe è stato informato sul vertice di Panmunjom non solo per telefono da Moon, ma anche dal capo dell'intelligence sudcoreana Suh Hoon, arrivato apposta a Tokyo. Ad Amman, dove si trovano per una conferenza internazionale, si sono incontrati il ministro degli esteri giapponese Taro Kono e Mike Pompeo, al suo esordio internazionale come segretario di stato: secondo quanto emerso, avrebbero concordato di mantenere “pressioni massime” sulla Corea del Nord per spingerla ad abbandonare concretamente il suo arsenale atomico.

Vertici a 3 o 4 parti. Tra gli altri importanti incontri in calendario, spicca quello del 2-3 maggio a Pyongyang, dove arriverà il ministro degli esteri cinese Wang Yi per due giorni di colloqui. Il vertice di Panmunjom ha già prefigurato successivi summit a tre (Corea del Sud, Corea del Nord e Usa) o a 4 (includendo anche la Cina) per arrivare a superare il regime di armistizio nella penisola che dura dal 1953 e stabilire un regime permanente e solido di pace. Intanto Kim ha deciso di uniformare il fuso orario del Nord con quello del Sud (che dal 2015 era sfasato di mezzora) e di chiudere già a maggio, in modo verificabile da osservatori internazionali, il sito per test nucleari di Punggye-ri.

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