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Usa-Cina, fallisce vertice di Pechino. Le due delegazioni: «Risultati deludenti»

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente cinese, Xi Jinping
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente cinese, Xi Jinping

Si è chiuso con un risultato deludente (da ambo le parti) il Comprehensive dialogue Usa-China che ha visto a Pechino confrontarsi due squadre di negoziatori di altissimo livello costrette a prendere atto dei risultati inadeguati al raggiungimento degli obiettivi. Le regole di ingaggio vedevano, da un lato, i falchi americani premere sui cinesi, dall’altro le (presunte) colombe cinesi affrontare una serie di dossier con controproposte definite.
Nessuno ha portato a casa quello che si attendeva. «Le differenze restano grandi, ha ammesso, laconicamente, l’Agenzia Nuova Cina (Xinhua). Le due parti, tuttavia, si sono impegnate comunque a risolvere le loro dispute commerciali attraverso il dialogo».

Nel lessico della nomenklatura cinese è un modo elegante di glissare sul fallimento. L’unica cosa positiva, in fin dei conti, è che il Comprehensive dialogue sia partito.
Certo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha elogiato il rapporto con il presidente cinese Xi Jinping ma, nel mirino degli americani, è finito ancora una volta il surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti, la riduzione annuale richiesta di 100 miliardi di dollari a Pechino sarebbe raddoppiata a 200 miliardi (su 375) entro il 2020.

Dal punto di vista pratico l’idea è quella di abbassare le tariffe su tutti i prodotti a livelli non superiori a quelli imposti dagli Stati Uniti. Nel mirino, ancora una volta, lo stop alle società statunitensi che vendono beni e software al gigante delle telecomunicazioni ZTE.
Dovendo sintetizzare, a rischiare è la strategia cinese Made in China 2025, che promuove lo sviluppo di 10 settori tra cui l’industria aerospaziale, la robotica e le automobili elettriche.
Le discussioni commerciali sono state “schiette, efficienti e costruttive”, sempre a detta di Xinhua, ma non sono stati forniti dettagli, né ci sono state conferenze stampa.

Quel che resta è un ping pong su ritorsioni tariffarie reciproche che entreranno in vigore da entrambe le parti se ciascun Paese procederà ad attivarle. Un accordo per cambiare alla radice le politiche economiche della Cina, del resto, è stato considerato altamente improbabile. Ma la delegazione americana avrebbe chiesto esplicitamente alla Cina di interrompere i sussidi per la tecnologia avanzata, il che rappresenta una mossa di non poco peso.

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