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Ricerca scientifica, l’irresistibile ascesa della super potenza cinese

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La crescita del dragone

Ricerca scientifica, l’irresistibile ascesa della super potenza cinese

Reuters
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La Cina ha il primato nella crescita economica, nell'industria, nelle nuove tecnologie. Record che nascono da lontano. Da scelte di politica economica, monetaria, ma prima ancora dalla spinta in avanti sulla ricerca e nell’innovazione. Secondo Web of science, la banca dati globale su scienze, scienze sociali, arti e scienze umanistiche, in quindici anni la ricerca cinese per numero di pubblicazioni è salita al secondo posto nel mondo. Soppiantando il Giappone. E rimanendo dietro - incollata a un passo - solo agli Stati Uniti. Superando colossi della ricerca con tradizioni che affondano le radici nei secoli come Regno Unito, Germania, Francia e la stessa Italia.

Europa ambiziosa, Cina concreta
Nel 2000, come si ricorderà, i capi di stato e di governo europei, sul vento dell’ottimismo per il nuovo Millennio, negli anni dell'allargamento dell'Unione ai nuovi paesi e dell’introduzione dell’euro, con la Strategia di Lisbona si diedero l’ambizioso obiettivo di fare della Ue «la più competitiva e dinamica economica della conoscenza entro il 2010». Dai programmi di sviluppo scritti sulla carta alla prassi il sentiero è lastricato di buone intenzioni. I risultati sono stati meno altisonanti degli annunci. Nello stesso periodo la Cina ha puntato tutte le sue risorse sulla ricerca e lo sviluppo: ogni anno, dal 2000 al 2015 ha destinato il 2% del suo enorme Prodotto interno lordo agli investimenti legati all'innovazione e alla ricerca.

L’ASCESA DELLA CINA
Evoluzione del numero di pubblicazioni scientifiche nei primi dieci Paesi. Dati in migliaia dal 2000 al 2015 (Fonte: Observatoire des sciences et des tecniques)

Quasi due milioni di pubblicazioni l’anno
Fino agli anni Ottanta Pechino pesava per appena l’1% sul totale della ricerca scientifica mondiale, nel nuovo Millennio ha moltiplicato le pubblicazioni con una progressione impressionante. Tanto che adesso arrivano dalla Cina il 16% delle pubblicazioni scientifiche. Una ogni sei circa. Più in dettaglio, gli scienziati e gli accademici cinesi sono passati dalle 800mila pubblicazioni l'anno del 2000 ai circa 1,8 milioni di articoli nel 2015. Un numero più che raddoppiato. Che racconta l’aumento del numero degli scienziati cinesi in attività in tutto il mondo, così come il progresso tecnologico che ne discende. Un progresso che tradotto nell’industria significa un vantaggio competitivo sui prodotti più vari.

Tutto parte dalle università
Basti pensare a ciò che è successo negli ultimi anni con smartphone e computer: i produttori cinesi da semplici manifatturieri per conto terzi per le grandi società finlandesi, svedesi e americane, sono cresciuti così tanto da superare e sostituirsi ai player tradizionali, tanto da spazzare via colossi come Nokia, Ericsson, BlackBerry, Motorola. Lo stesso, in nuce, che sta avvenendo anche nel settore automotive con la spinta all'innovazione verso le nuove tecnologie legate all’elettrificazione dei veicoli e alla guida assistita. Tutto parte dalle università. Dalle accademie. Dalla ricerca condivisa tra atenei e aziende.

Dall’ottava alla seconda posizione
Il risultato è che la Cina è risalita nella classifica mondiale delle potenze scientifiche dall'ottava posizione del 2000 alla seconda posizione, dietro gli Stati Uniti, raggiunta nel 2006 con – appunto - il 16% del totale. La produzione scientifica cinese è molto aumentata per volume di pubblicazioni ma anche per la qualità delle stesse: gli studi degli scienziati cinesi sono tra i più citati nelle ricerche all’estero, con il 13% sul totale delle citazioni dietro ancora agli Stati Uniti. I laboratori cinesi sono coinvolti ormai in tutti i progetti scientifici più importanti dall’aerospaziale alle biotecnologie, dall’astrofisica all'ingegneria molecolare, dalla medicina al diritto (si legga l’intervista all’ex ministro Diliberto).

Medicina, chimica e ingegneria
A livello mondiale il settore più prolifico di pubblicazioni è la ricerca medicale con circa 420mila articoli nel periodo 2000-2015. Seguita da Chimica e Ingegneria al secondo e terzo posto (rispettivamente 218mila e 206mila pubblicazioni). E dalla Biologia al quarto posto (205mila). Ingegneria e Biologia hanno ricevuto una forte spinta nel numero di pubblicazioni proprio dalla ricerca scientifica cinese che ha fatto grandi sforzi in queste due ultime discipline.

Nuove schiere di ricercatori e di scienziati
La Cina ha superato dieci paesi nella classifica delle potenze scientifiche in meno di un decennio. Negli anni scellerati della rivoluzione culturale di Mao, del libretto rosso e dei libri dati al rogo, furono arrecati danni enormi alla cultura e alla scienza con persecuzioni di professori, ricercatori, scrittori, artisti, intellettuali non allineati. Epurazioni che cancellarono la storia e la ricerca di un'intera generazione. Tanto che - come detto - nel 1980 la Cina nello scacchiere mondiale della ricerca scientifica aveva il peso di una pulce, nonostante le dimensioni del paese, il numero di accademici e di università. Dagli anni Ottanta, dall’apertura di Deng Xiaoping all’economia di mercato e al suo «socialismo con caratteristiche cinesi», e ancora di più con le riforme economiche introdotte negli anni Novanta da Jang Zemin, la Cina ha cominciato a formare nuove schiere di ricercatori, scienziati e ingegneri.

La maggiore espansione economica della storia
In quel periodo la crescita cinese – al ritmo medio vicino al 10% l’anno – ha prodotto la maggiore espansione economica della storia per un singolo paese in un periodo di tempo relativamente breve. Crescita che ha portato al di fuori della soglia della povertà 800 milioni di persone. Tanto che con una popolazione di 1,3 miliardi di persone la Cina è diventata la seconda economia mondiale, con un ruolo sempre più importante nello scacchiere geopolitico globale.

Secondo la World Bank la Cina è stata il più grande contributore della crescita mondiale dall’inizio della crisi finanziaria del 2008. Così, anno dopo anno, accanto alla crescita dell’industria e l’adozione delle nuove tecnologie – i famosi cinesi che copiavano, fotografavano tutto quanto di nuovo si produceva in Occidente – i laboratori scientifici delle università hanno cominciato a ricevere ingenti finanziamenti dal governo centrale. Con una percentuale del Pil del 2,05% nel 2014, una percentuale superiore a quanto stanziato dall’Europa con la Strategia di Lisbona e dai singoli paesi europei.

Italia all’ottavo posto
Oltre alla Cina, altri paesi emergenti come India, Corea del Sud, Brasile, Iran e Turchia hanno conquistato posizioni nel ranking delle pubblicazioni scientifiche. Piccoli paesi come Olanda, Israele, Finlandia emergono nei primi posti della classifica. Bene anche l’Italia che mantiene la sua posizione all’ottavo posto. Mentre il Giappone è sceso dal secondo al sesto posto in classifica. Anche la Russia ha perso posizioni con l’esodo di tanti ricercatori verso Europa e Stati Uniti.

I Paesi poveri
Dal radar della ricerca scientifica mondiale restano escluse totalmente alcune aree dell'Africa più povere (i paesi sub sahariani), così come i paesi più arretrati di Asia e Medio Oriente. Paesi dove il progresso sociale ed economico è drammaticamente legato, in maniera direttamente proporzionale, all'assenza di progressi scientifici e tecnologici.

Gli scambi tra i ricercatori sono la normalità
I ricercatori cinesi hanno cominciato a viaggiare all’estero. Gli scambi culturali tra università e i progetti condivisi negli ultimi anni sono divenuti la regola, favoriti dalla presenza di ricercatori cinesi nei laboratori delle università americane e delle aziende hi-tech californiane. La ricerca scientifica nell’era della globalizzazione si è internazionalizzata: i ricercatori di paesi diversi normalmente collaborano e sono sempre meno frequenti le pubblicazioni firmate da un solo scienziato. Significativa in questo trend collaborativo è stata nel 2012 la ricerca che ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs firmata da tremila scienziati di tutto il mondo. Cinesi compresi.

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