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Migranti, ecco il piano della presidenza austriaca della Ue

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PARLA IL PORTAVOCE DEL GOVERNO

Migranti, ecco il piano della presidenza austriaca della Ue

Il premier austriaco, Sebastian Kurz (Ansa)
Il premier austriaco, Sebastian Kurz (Ansa)

Un ruolo di pontiere tra due diverse Europe che sempre meno si capiscono, soprattutto in materia di immigrazione. Così l’Austria immagina il suo semestre di presidenza Ue, al via il 1° luglio. Anche se poi - nel tratteggiare «Un’Europa che protegge», come recita il motto del semestre austriaco – Vienna appare più vicina alle posizioni intransigenti del Gruppo Visegrad che alle ambizioni del rinnovato asse franco-tedesco o alle richieste dei Paesi del Sud.

A illustrare al Sole 24-Ore priorità e linee guida del semestre è l’ambasciatore Peter Launsky-Tieffenthal, portavoce del governo federale. «La lotta all’immigrazione illegale e la difesa delle frontiere esterne – spiega – sono elementi chiave della nostra presidenza, su cui al vertice di domenica si è registrato un consenso crescente, insieme alla necessità di incoraggiare una forte cooperazione con Paesi terzi. In questo contesto, uno dei nostri obiettivi è rafforzare Frontex, in termini di mandato, personale e risorse economiche, in modo da rendere la guardia costiera e di frontiera Ue capace di contrastare i trafficanti». È un contesto nel quale sembrano a rischio alcuni capisaldi dell’architettura comunitaria, a cominciare dalla libera circolazione garantita dallo Spazio Schengen. Launsky-Tieffenthal è ottimista ma fermo: «Vogliamo contribuire positivamente al futuro della Ue e trovare, insieme ai nostri partner, soluzioni a queste grandi sfide. Ma siamo profondamente convinti che un’Europa senza frontiere interne possa esistere solo se le frontiere esterne sono protette. Il cancelliere Sebastian Kurz ha ripetutamente sottolineato la necessità di rivedere la politica migratoria all’interno della Ue».

Quanto al sistema delle quote per far fronte all'emergenza migranti, «concordiamo con il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk che la redistribuzione per quote dei rifugiati non si è dimostrata una soluzione a lungo termine del problema». Sono sfide che stanno disegnando nuove alleanze in Europa o mettendo alla prova rapporti consolidati. E in molti vedono l’Austria del governo nero-blu (i Popolari di Kurz e la destra populista dell’Fpö di Heinz-Christian Strache) più vicina al Gruppo di Visegrad che all’asse franco-tedesco.

Launsky-Tieffenthal non si sbilancia, ma disegna per Vienna un ruolo diverso: «Abbiamo una relazione storica con i Paesi di Visegrad, ma in questo contesto vediamo piuttosto per noi un ruolo di “costruttori di ponti”, mirato a rafforzare e agevolare la comunicazione e la cooperazione laddove è possibile. È nella natura del dialogo avere opinioni diverse, basta che il confronto si mantenga aperto».

C’è poi il tema della riforma dell’Eurozona. Vienna «accoglie favorevolmente i passi proposti per rafforzare la zona euro», ma si dichiara esplicitamente “aperta” solo «alle proposte di trasformazione dell’Esm in un Fondo monetario europeo». «L’approccio generale – conclude Launsky-Tieffenthal – è cercare una soluzione comune e rafforzare il principio di sussidiarietà: un’Europa che è forte nell’affrontare le grandi sfide, ma fa un passo indietro su questioni che vengono gestite molto meglio dagli Stati membri o dalle regioni».

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