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Lascia Anthony Kennedy, ago della bilancia della Corte Suprema americana

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successore scelto tra 25 candidati

Lascia Anthony Kennedy, ago della bilancia della Corte Suprema americana

NEW YORK - È stato definito come l'ago della bilancia della Corte Suprema. E a 81 anni Anthony Kennedy, figura cruciale negli equilibri tra gli alti magistrati americani, ha deciso farsi da parte. Una decisione attesa, data l'età, ma non per questo meno consequenziale: darà al Presidente Donald Trump l'opportunità di consolidare una maggioranza dichiaratamente conservatrice nell'Alta Corte americana. La Casa Bianca ha già fatto sapere che cercherà di procedere speditamente alla nomina di un successore, che dovrà essere confermato dal Senato oggi a maggioranza repubblicana, prelevandolo da una lista di 25 candidati già compilata l'anno scorso e che contiene tutti nomi considerati affidabili dalla destra americana. E di sicuro la rapidità potrebbe essere essenziale per i piani dell'amministrazione: a novembre le elezioni congressuali potrebbero cambiare la maggioranza parlamentare, consentendo all'opposizione democratica di bloccare nomine considerate troppo estreme.

Trump ha già potuto nominare un primo giudice da lui considerato fidato alla Corte Suprema, Neil Gorsuch. Ma in quel caso ha semplicemente rimpiazzato un altro magistrato ultra-conservatore, il prematuramente scomparso italo-americano Antonin Scalia. Nel caso di Kennedy potrebbe invece far scattare una virata a destra dell'istituzione, in grado di protrarsi nel tempo dato che la poltrona alla Corte è a vita.

L'importanza della successione a Kennedy è spiegata dall'influente ruolo che tradizionalmente la Corte Suprema svolge nella società e nella politica americana. Spesso decide casi scottanti che diventano precedenti legali sull'interpretazione e applicazione della legge e della Costituzione. E' stato così, in particolare, negli anni dell'avanzata dei diritti civili, quando una maggioranza allora liberal sotto la guida di Earl Warren arrivò prima della Casa Bianca e del Congresso a muovere passi contro la discriminazione razziale, decidendo lo storico caso del 1954 sulla desegrazione delle scuole Brown v. Board of Education of Topeka. In anni più recenti una Corte sempre più vicina alle rivoluzioni conservatrici ha all'opposto messo l'accento sui limiti degli interventi dalle aule di tribunale con implicazioni e ripercussioni sociali progressiste, sposando cause care alla destra quali il diritto assoluto e individuale alle armi.

Kennedy era però emerso nelle vesti di giudice spesso determinante, perché capace di schierarsi di volta in volta con i quattro magistrati di destra oppure con i quattro più moderati e di sinistra. Da qui appunto la sua fama di ago della bilancia, di “conservatore imprevedibile”, di giudice “swing”, che oscillava, soprannome da lui odiato ma che ha rispecchiato la sua eterodossia ideologica. Una eterodossia ripetutamente espressa senza alcuna timidezza in trent'anni di prese di posizioni su questioni delicate dopo esser stato scelto nel 1988 per la Corte da Ronald Reagan, che pur aveva sperato da lui una maggior fedeltà conservatrice. È piuttosto rimasto fedele a un'idea della Corte in grado di svolgere un attivo ruolo di controllo sull'esecutivo.

È stato determinante in verdetti a favore dell'eguaglianza dei diritti degli omosessuali, fino alla legittimazione del matrimonio gay nel 2015. Ha resistito alle pressioni più radicali per ribaltare il diritto all'aborto. E ha votato per limitare il ricorso alla pena di morte, in sentenze che nel 2002 e nel 2005 l'hanno vietata per minorenni e handicappati mentali. È stato, tuttavia, altrettanto decisivo su casi di difesa del porto d'armi facile e d'una interpretazione in questa direzione del Secondo Emendamento della Costituzione. Ha contribuito apertamente nel 2010 a bocciare una riforma delle leggi sul finanziamento ai partiti e ai politici che cercavano di limitare il flusso incontrollato di fondi aziendali e privati. E ha indebolito protezioni elettorali per le minoranze etniche nel Sud del Paese stabilite negli anni di aperto razzismo ma da molti considerate ancora necessarie. In quest'ultima sessione della Corte, appena conclusa, ha votato per ridurre il potere del sindacato, bocciando l'obbligo dei dipendenti pubblici a pagare quote minime alle union per coprire i costi della contrattazione collettiva.

Kennedy ha chiuso ieri questa lunga a brillante carriera di magistrato, iniziata dopo la laurea a Stanford e passata sempre sulla breccia, con una breve lettera consegnata di persona a Trump che esprime «profonda gratitudine» per aver potuto interpretare e difendere la legge e la Costituzione. Trump ha risposto con un comunicato ufficiale che rende omaggio alla sua attività, definendolo un “grande giudice”. Ma nell'ultima opinione scritta di proprio pugno, in realtà, l'alto magistrato non è stato parco di critiche nei confronti di Trump: pur parte della maggioranza che ha ritenuto costituzionale il Travel Ban, la messa al bando di cittadini da cinque nazioni a maggioranza musulmana fortemente voluta dalla Casa Bianca, nelle motivazioni che ha allegato alla sentenza ha messo in chiaro di considerare l'iniziativa con preoccupazione. Una opinione che ha firmato da solo. Un testamento politico alla sua volontà di mantenere un giudizio indipendente, fuori dalla polarizzazione politica e da facili schemi.

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