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L’Europa aumenta le risorse per lo sviluppo ma guarda anche al controllo…

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i fondi ue per l’africa

L’Europa aumenta le risorse per lo sviluppo ma guarda anche al controllo delle frontiere

L’ultima decisione è di martedì scorso, quando il consiglio strategico del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (Efsd) ha dato il via libera ad un pacchetto di programmi di garanzie finanziarie in Africa e nei paesi limitrofi per circa 800 milioni di euro che dovrebbero generare investimenti pubblici e privati tra 8 e 9 miliardi.

È la prima operazione di garanzia finanziata dallo strumento europeo per lo sviluppo dei Paesi poveri, africani e non, dove hanno origine i flussi più importanti di migranti verso l’Unione. Si aggiunge ad altre operazioni di “blending” (mix di prestiti e finanziamenti a fondo perduto) per un totale di 1,6 miliardi, realizzate sempre dal fondo tra il 2017 e il primo semestre di quest’anno, con un effetto leva complessivo di oltre 22 miliardi. «Renderanno possibile l’accesso al credito, a tassi ragionevoli, a chi è stato costretto a lasciare il proprio Paese e a chi ha deciso di tornarci per ricostruire la propria vita», ha spiegato Federica Mogherini, Alto rappresentante per la Politica estera Ue.

Noto anche come “fondo per l’Africa”, l’Efsd è stato creato nel 2016 sull’esempio del Piano Juncker, dopo che l’emergenza siriana aveva spinto in Europa centinaia di migliaia di profughi. Dispone di 4,1 miliardi di euro e ha l’ambizione di generare investimenti complessivi per 44 miliardi di euro. Un impegno importante ma poco più di una goccia nel mare. Per avere un termine di paragone, il Piano Juncker, destinato solo alla Ue, punta a più di 500 miliardi di investimenti, grazie a una dote di 16,5 miliardi, più altrettanti di garanzie. Dalla Fondazione Bill & Melinda Gates ha ricevuto 53 miliardi di euro. I progetti finanziati nel 2017 (l’elenco è nel rapporto annuale ) interessano soprattutto l’Africa subsahariana e l’Africa occidentale: dal Senegal (energia rinnovabile, trasporti e agricoltura) al Mali (linea ad alta tensione e Trans Sahariana Road), dalla Costa d’Avorio ( rinnovabili e interconnessione energetica con il Ghana) a Benin, Togo, Bunkina Faso, Niger, Nigeria (prevalentemente progetti energetici e di trasporto).

Alle risorse del fondo per l’Africa, racimolate nelle pieghe del bilancio 2014-2020 quando era già stato definito, si aggiungono il Fami (Fondo asilo e migrazioni) che nel bilancio attuale sfiora 7 miliardi di euro, i fondi per l’aiuto umanitario (9,1 miliardi) e una parte dello Strumento per la cooperazione internazionale, lo sviluppo e i rapporti di vicinato. Un’azione su due fronti: politica migratoria, per prevenire e gestire le cause delle partenze, e politica di asilo, per offrire uno status appropriato a chi ha bisogno di protezione.

Dopo la crisi del 2015 si è consolidata la consapevolezza di avere di fronte una sfida epocale che esigeva visione di lungo termine oltre che risorse e flessibilità molto superiori a quelle che l’Unione poteva mettere in campo. Perciò nella proposta di bilancio 2021-2027 presentata a maggio scorso, il Fami ha avuto 9,2 miliardi (+40%). Ma nello stesso capitolo è stata più che triplicata, da 5,6 a 18,8 miliardi, la voce “gestione delle frontiere”. Un segnale che va nella direzione di un’Europa che cerca di coniugare accoglienza e sicurezza. E dunque,forse, più chiusa. Ciò è forse anche conseguenza degli attentati che hanno ferito molte capitali europee.

Nella Cooperazione internazionale, sviluppo e vicinato confluiranno il Fondo per lo sviluppo (Africa subsahariana), quello per i Rapporti di vicinato (Nord Africa ed Est Europa) e quello per la Cooperazione (America Latina e Asia). Avrà 93 miliardi in sette anni (+10%), di cui 9,7 per l’aiuto umanitario (+7%).

Degli aiuti Ue beneficiano anche gli Stati membri e alcuni Paesi di transito come la Libia e soprattutto la Turchia che ha già ottenuto 3 miliardi di euro (2 a carico degli Stati membri) e ne sta negoziando altrettanti. La Grecia, dal 2015 a oggiha ricevuto quasi 1,4 miliardi di euro. L’Italia ha avuto 840 milioni di contributi, di cui 387 milioni nell’ambito del Fami (43 per i ricollocamenti), e 266 dal Fondo sicurezza interna per frontiere, visti e polizia.

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