Mondo

Mosca dichiara guerra al debito Usa. E se lo facesse anche la Cina?

  • Abbonati
  • Accedi
VENDUTI QUASI TUTTI I TREASURIES

Mosca dichiara guerra al debito Usa. E se lo facesse anche la Cina?

Fino a ieri Mosca era uno dei dieci maggiori detentori del debito pubblico statunitense. Ma in poche settimane tutto è cambiato: in appena due mesi la Banca centrale russa ha liquidato in fretta e furia quattro quinti dei titoli di Stato Usa, pari a oltre 80 miliardi di dollari, tenendo sotto pressione il mercato delle obbligazioni governative statunitensi.

Una riduzione assolutamente anomala, che secondo alcune fonti ha fatto precipitare il debito Usa nelle casseforti russe da 96,1 a 14,9 miliardi di dollari, mentre Mosca procedeva ad acquisti massicci di oro. Che cosa sta accadendo?

GUARDA IL VIDEO / Il vertice Trump-Putin a Helsinki

Ovviamente nessuno ha spiegato il perché di questa corsa a liquidare il debito americano, ma il mese scorso Elvira Nabiullina, Governatore della Banca centrale russa, aveva espresso preoccupazioni circa l’eccessiva concentrazione di Treasuries nel portafoglio dell’istituto, lasciando intendere che presto si sarebbe proceduto a una diversificazione. Un modo elegante per ribadire quanto affermato da Vladimir Putin in maggio, quando il presidente aveva attaccato il «monopolio del dollaro», definendo gli Stati Uniti un «parassita» che «vive al di sopra dei propri mezzi» e promettendo di voler rafforzare la «sovranità economica» della Russia.

Una delle spiegazioni più convincenti, anche se ufficiosa, arriva da Sergey Dubinin, capo della Banca centrale russa tra il 1995 e il 1998 e ora membro del consiglio di supervisione del colosso creditizio di Stato Vtb, il secondo maggiore del Paese. Mosca sta liquidando il debito americano semplicemente per prudenza, spiega Dubinin, allo scopo di salvaguardare le proprie riserve di valuta estera da confische come quelle attuate da Washington contro l’Iran, diversificandole in dollari e yen. «Si tratta di una riduzione enorme - fa eco Oleg Kouzmin, capoeconomista della banca di investimento moscovita Renaissance Capital – che indubbiamente è collegata a una modifica del rischio geopolitico». Anche perché il rialzo dei tassi statunitensi, con la prospettiva di un rafforzamento del biglietto verde, colpisce i Paesi i cui debiti esteri sono in parte espressi in dollari, come la Russia.

La mossa della Banca centrale di Mosca è perfettamente logica, spiega Brad Setser, ex alto funzionario del Tesoro statunitense e ora membro del Council of Foreign Relation di New York. «Il modo più ovvio di limitare l’esposizione di un Paese a sanzioni americane è alleggerire le proprie riserve valutarie dagli asset in dollari», spiega Setser, aggiungendo che sarebbe un errore sottovalutare una potenziale escalation delle sanzioni Usa a Mosca. Anche se «il congelamento delle riserve in dollari di un intero Paese sarebbe un passo enorme, rispetto alle sanzioni comminate a una singola banca o società».

Mosca insomma si sta preparando al peggio nel suo braccio di ferro con gli Stati Uniti. Ma qual è stato a Washington il contraccolpo della frettolosa liquidazione di debito Usa? Nulla di terribile, finché si tratta solo dei russi. Attenzione però: il grande timore è che l’escalation della guerra commerciale (e ora anche valutaria) di Trump con la Cina possa indurre Pechino a mettere mano al suo colossale portafoglio di Treasuries, il primo al mondo, arrivato alle dimensioni record di 1,18 trilioni di dollari.

La Cina fa paura, anche se per ora non ci sono segnali di tensione su questo fronte. Gli ultimi dati disponibili, quelli di maggio, riferiscono di ulteriori acquisti di titoli di Stato Usa per 7 miliardi di dollari da parte di Pechino. Ma come ammette Subadra Rajappa, strategist presso Société Générale, «è ancora troppo presto per dire se la guerra commerciale avrà un impatto sugli acquisti esteri di Treasuries». Trump sa essere fin troppo imprevedibile, e - anche se improbabile - non è escluso che la situazione gli possa sfuggire di mano.

© Riproduzione riservata