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Il premier Conte da Trump: dai dazi ai rapporti con la Russia, tutti i temi di un’agenda difficile

Con la visita ufficiale alla Casa Bianca di domani il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si riprende (per un po’) la scena dell’azione di Governo, dopo il consiglio europeo di ormai più di un mese fa.

L’invito del presidente Usa, Donald Trump – incontrato già due volte, al G7 e al summit Nato – è arrivato in tempi stretti rispetto alla formazione dell’Esecutivo, due mesi, e questo conferma non solo la storica alleanza tra i due Paesi, ma in particolare l’interesse dell’amministrazione a trazione populista verso un Esecutivo che, anche attraverso il suo premier, rivendica analoghe origini e con cui ha riscontrato una chimica positiva su molti temi. Anche personale.

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I temi bilaterali, che sfociano in larga parte in agende multilaterali, sono molti, ma su pochi ci sarà attenzione e probabilmente condivisione: le missioni internazionali militari – Afghanistan su tutte, ma anche Iraq – la stabilizzazione del Mediterraneo, e il rapporto con la Russia, quanto mai erratico da parte di Washington, sia prima che dopo il summit di Helsinki.

Più sullo sfondo anche i dazi, tema per ora rientrato dopo la visita di Jean-Claude Juncker a Washinton che ha segnato una tregua.

Per le missioni di peacekeeping il ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva annunciato l’intenzione di procedere ad un ridimensionamento concordato del contingente in Afghanistan – di 200 unità, da poco meno di 900 a 700 circa – ma questo agli Usa non piace: l’area è tutt’altro che stabilizzata, e si chiede una conferma dell’impegno, che potrebbe arrivare con un rinvio a successive verifiche della situazione. E anche per l’Iraq si pensava ad un concentramento attorno alla diga di Mosul. Questo era anche un progetto del precedente governo Gentiloni, che intendeva rafforzare la presenza in Africa, sulle rotte migratorie nell’area sub-sahariana, ma che si è scontrato con le resistenze francesi. E si arriva quindi all’altro quadrante: il Mediterraneo, e in particolare la Libia.Qui l’Italia, e Conte probabilmente ne parlerà con Trump, punta da una parte ad un maggiore coinvolgimento della Nato sul fianco Sud (con la piena operatività dell’hub regionale di Napoli) e dall’altra ad avere un imprimatur per una conferenza internazionale sulla Libia a Roma, dopo quelle poco produttive, ma molto mediatiche, di Parigi.

Sui rapporti con la Russia è evidente lo stato confusionale dell’amministrazione, e quindi l’Italia ha margini limitati di azione, ma una decisione è chiara: confermando l’impegno per il gasdotto azero Tap – fondamentale anche la visita a Baku del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - si è fatta una scelta di campo per una prospettiva a fonti alternative al gas russo, rispetto alla scelta tedesca del gasdotto baltico North Stream-2, avversata dagli Usa.

In questo quadro l’Europa ha confermato di recente le sanzioni a Mosca per l’annessione della Crimea, e questo è il sigillo all’autenticità della politica estera su cui si è speso il ministro Enzo Moavero, interprete della linea europea. E forse sul dossier Russia (che si intreccia anche con quello dell’Iran) si gioca in questa visita la sfida più difficile di Conte, che deve mediare le spinte centrifughe della sua maggioranza: conciliare atlantismo ed europeismo, e perseguire l’interesse nazionale cercando di ritagliarsi su alcuni dossier un ruolo di contatto tra le due sponde dell’Atlantico.

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