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La Germania in salute (+2%) traina il Pil dell’Eurozona…

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I DATI DEL SECONDO TRIMESTRE

La Germania in salute (+2%) traina il Pil dell’Eurozona (+2,2%)

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La Germania continua a crescere a ritmi sostenuti e traina l’intera Eurozona. Il PIl tedesco ha registrato nel secondo trimestre del 2018 una crescita dello 0,5% (dato corretto per i giorni lavorati) mentre su base annua ha segnato un aumento del 2,1% tendenziale. Lo ha reso noto l'ufficio federale di Statistica tdesco Destatis. I dati sono leggermente superiori alle previsioni e confermano il buono stato di salute dell’economia. Rivista al rialzo anche la crescita del Pil nel primo trimestre (da +0,3 a +0,4%).

Bene il Pil dell’Eurozona
Nell'area dell'euro il Pil ha segnato un incremento dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Lo indica la stima flash pubblicata da Eurostat. Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil destagionalizzato è aumentato del 2,2% sia nell'Eurozona che nella Ue a fronte del +2,5% e +2,4% segnati, rispettivamente, nel trimestre precedente. Frena invece la produzione industriale (-0,7% a giugno sul mese precedente ma +2,5% su base annua).

In Germania crescita a trazione interna
I motori della crescita tedesca sono stati più interni che internazionali: i consumi privati e la spesa pubblica. Negativo invece il contributo del commercio estero: le importazioni sono cresciute più dell’export. Si sta dunque materializzando l’auspicato passaggio dell’economia tedesca da un modello export oriented a uno più equilibrato, fondato anche sulla domanda interna.

Confermando le stime già diffuse, lo stesso ufficio federale di Statistica tedesco ha anche reso noto che a luglio l'inflazione in Germania ha segnato un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente. Su base annua, l'inflazione ha segnato un incremento del 2 per cento.

Le ombre internazionali
«La ripresa tedesca rimane robusta - scrive il ministero dell’Economia nel suo rapporto mensile - nonostante le incertezze legate al commercio estero. Tuttavia i rischi collegati al contesto economico internazionale restano alti». Un chiaro riferimento alle tensioni provocati dagli Stati Uniti con i dazi su acciaio e alluminio e quelli ventilati sull’auto.

«I dati - osserva Oliver rakau, capo economista di Oxford Economics a Francoforte - sono un segnale di forza dell’economia tedesca ma questo non vuol dire che la Germania è isolata dalle minacce esterne che incombono».

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