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Erdogan e il «me ne frego» agli industriali di Turchia

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L’escalation dei dazi

Erdogan e il «me ne frego» agli industriali di Turchia

Il presidente turco Erdogan non ha ascoltato i prudenti suggerimenti della Tusiad, la Confindustria turca, che sabato lo invitava con un documento ufficiale ad abbassare i toni dello scontro con Washington ed ad alzare i tassi di interesse per frenare la svalutazione della lira.
Parole di buonsenso purtroppo rimaste inascoltate. Il presidente turco ha scelto la via della ritorsione e dell’escalation commerciale e diplomatica con gli Usa di Donald Trump. Una decisione che può portare altro caos nel paese e a nuovi dissidi tra alleati Nato.

Erdogan, dopo aver invitato al boicottaggio dei prodotti elettronici a stelle e strisce, ha firmato un decreto che rialza i dazi su alcuni beni di importazione Usa tra i quali automobili (del 120%), alcol (140%) e tabacco (60%), e anche riso e creme solari. Il rialzo «è per contrastare l’attacco deliberato dell’amministrazione Usa alla nostra economia», ha commentato il vicepresidente turco Fuat Oktay. Una mossa azzardata che può trasformare la tensione commerciale e diplomatica in una vera e propria escalation.
Il raddoppio dei dazi turchi su 22 tipi di prodotti ammonta a 533 milioni di dollari: lo ha riferito il ministro del Commercio di Ankara, Ruhsar Pekcan.
La responsabile del dicastero ha poi puntualizzato che il paese della Mezzaluna sul Bosforo «continuerà a proteggere i diritti delle compagnie turche e risponderà» nei confronti di azioni inique degli Usa.

Washington è da giorni ai ferri corti con Ankara dopo la decisione di arrestare un pastore evangelico americano accusato di spionaggio a favore del predicatore islamico Fetullah Gulen, auto-esiliatosi da anni in Pennsylvania. Un tribunale turco ha respinto l’appello per la liberazione del pastore evangelico americano Andrew Brunson, tenuto agli arresti domiciliari a Smirne. Il pastore è al centro di uno scontro diplomatico durissimo tra Turchia e Stati Uniti, che ha contribuito a innescare la grave crisi valutaria turca. È stato processato per
spionaggio e legami con il terrorismo, accuse che lui e il governo americano negano con veemenza. In caso di condanna alla fine del processo in corso, rischia una condanna fino a 35 anni. Gli Stati Uniti hanno alzato del 50% i dazi sull’acciaio turco spiegando la decisione a causa della svalutazione della lira del 40% sul dollaro da inizio anno.

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