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Ucraina, North Stream e rifugiati: gli sgarbi di Putin ad Angela Merkel

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relazioni russia-germania

Ucraina, North Stream e rifugiati: gli sgarbi di Putin ad Angela Merkel

L’incontro a Sochi, a maggio, aveva un po’ ammorbidito le relazioni tra Mosca e Berlino. Il summit di ieri a Meseberg tra Vladimir Putin e Angela Merkel ha cercato di coltivare lo spirito del meeting di qualche mese fa, anche se le relazioni tra i due paesi restano inevitabilmente tese. A dividere la Russia e l’Europa intera non c’è soltanto l’Ucraina e le conseguenti sanzioni di Bruxelles contro la Russia, ma anche la strategia di lungo periodo del presidente russo.

Fiori e cosacchi
Per inquadrare bene l’incontro di Meseberg è importante cosa è accaduto immediatamente prima. Putin, notoriamente non amante della mondanità, ha partecipato al matrimonio della ministra degli Esteri austriaca, Karin Kneissl, portandole un bouquet di fiori e facendosi accompagnare da una troupe di ballerini e cantanti cosacchi. Ha così tardato di mezz'ora all’appuntamento con Merkel, ripetendo lo sgarbo del 2014, quando fece attendere la Cancelliera tedesca per una parata militare in Serbia.

L’alleato austriaco
Non è però una questione di etichetta. L’Austria è uno dei paesi dell'Unione europea che ha mostrato di essere molto sensibile alle sirene russe. Kneissl è indipendente, ma è stata designata dal Partito della Libertà, di estrema destra, alleata del partito di Putin e dunque favorevole non solo alla fine delle sanzioni contro la Russia, ma anche all’annessione della Crimea. La partecipazione al matrimonio della ministra - il cui invito ha sollevato molte critiche in Austria - fa quindi parte di una strategia di lungo periodo che punta a rafforzare una rete di alleanze con alcune forze politiche europee, allo scopo di aumentare l'influenza della Russia.

Il ritorno dei rifugiati
A Meseberg, Putin – che subisce sanzioni dalla Ue, per la questione Ucraina, e dagli Stati Uniti – è quindi arrivato lanciando un messaggio preciso; e altri ne ha lanciati nelle dichiarazioni che hanno preceduto il meeting. Ha chiesto aiuto sulla questione siriana, brandendo però la questione rifugiati sulla quale la Germania e l'Europa sono in difficoltà. «Vi ricordo – ha detto - che ci sono un milione di rifugiati in Giordania e un milione in Libano. Ci sono tre milioni di rifugiati in Turchia. Questo è potenzialmente un peso enorme per l'Europa, dunque è meglio fare quanto è possibile perché possano tornare a casa». Con quali garanzie di sicurezza, non è chiaro, in questa fase. Angela Merkel gli ha risposto che l'interesse della Germania è oggi quello di evitare una crisi umanitaria mentre ha lasciato a un portavoce – sentito dalla Bloomberg – il compito di spiegare che non ci sono al momento le condizioni per un ritorno dei rifugiati.

Sull’Ucraina «non andiamo avanti»
Sulla questione ucraina, la più delicata, Putin ha dato l'impressione di voler chiudere le porte alla proposta tedesca di avviare una missione Onu in Ucraina perché – senza superare il fragilissimo accordo di Minsk, siglato anche da Mosca – trovi una strada per la pacificazione. La risposta di Putin è sembrata, nelle dichiarazioni precedenti l’incontro, voler chiudere la strada a questa ipotesi. «Purtroppo in Ucraina – ha detto – non riusciamo ad andare avanti. Stasera sottolineeremo come la realizzazione di Minsk non abbia alternative».

North Stream «progetto solo economico»
Putin ha insistito piuttosto sul valore di North Stream 2, che Trump non vuole e che anche diversi leader europei criticano: lo ha definito come un progetto esclusivamente economico, e quindi privo – ma è difficile crederlo, parlando di oleodotti – di un valore geopolitico. È nota però la dipendenza energetica di molti paesi europei, e della Germania in particolare, nei confronti della Russia.

Una strategia di lungo periodo
È tipico nei grandi negoziati, mostrare i muscoli fino a un attimo prima dell'intesa finale e l'incontro di Meseberg – che non sarà certo risolutivo, ma solo interlocutorio – non è certo differente. Non è inoltre nello stile né nell'interesse di Putin mostrarsi spaventato dalle sanzioni europee e americane. È chiaro però che il presidente russo sia sempre portatore di una strategia di lungo periodo che non punta solo a soddisfare l’interesse nazionale russo, ma farlo indebolendo i partner - in questo caso gli europei - facendo leva sulle sue difficoltà.

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