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Atene fuori dal piano di aiuti, ma austerità e problemi non sono finiti

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il Paese resta sotto monitoraggio rafforzato

Atene fuori dal piano di aiuti, ma austerità e problemi non sono finiti

ATENE – È una data importante per la Grecia e per l'Europa: oggi, 20 agosto 2018, Atene esce dal più grande salvataggio finanziario della storia – che fu annunciato nell'aprile 2010 – e per la prima volta dalla sua istituzione il Fondo salvastati europeo (ESM) resta disoccupato. Ma i problemi non sono certo finiti né per la Grecia né per l'Europa.

Da un lato, in Grecia non termina una austerità che ha contribuito a far scendere il Pil di circa un terzo: il Paese resta sotto monitoraggio rafforzato (trimestrale) da parte dei creditori europei e si è dovuto impegnare nella “mission impossible”di forti avanzi primari costanti del bilancio statale fino al 2060; inoltre il suo effettivo ritorno sui mercati dei capitali può essere complicato e ritardato dai venti di instabilità connessi ai problemi dei suoi vicini (dalla Turchia all'Italia), mentre si è ormai entrati in un prolungato clima pre-elettorale (il voto potrebbe essere anticipato alla prossima primavera) che potrebbe rilanciare pulsioni “populiste” finora contenute.

Quanto all'Europa, la crisi greca ha evidenziato forti tensioni tra i suoi membri e i limiti della sua architettura istituzionale, incrinando la tenuta di una idea positiva del progetto europeo, che ora appare bisognoso di riforme per evitare il rischio di futuri cedimenti strutturali.

ESM disoccupato
Per la prima volta, il Fondo salvastati (ESM) non avrà più programmi in corso: dopo Irlanda, Spagna, Portogallo e Cipro, finisce anche quello per la Grecia, dove l'ESM si limiterà a cooperare nel monitoraggio post-memorandum (rafforzato rispetto a quello di altri stati). Ad annunciare con soddisfazione la sua raggiunta virtuale “disoccupazione” è stato oggi il presidente dell'European Stability Mechanism, Mario Centeno, nel dichiarare che Atene ha concluso «con successo» il terzo memorandum, senza necessità di programmi follow-up: «Questo risultato è stato possibile grazie allo sforzo straordinario del popolo greco, alla buona cooperazione con l'attuale governo e al supporto dei partner europei attraverso prestiti e sollievo sul debito», ha detto. «Ci voluto più tempo di quanto atteso, ma credo che ci siamo: l'economia greca è tornata a crescere, con bilancio statale e commerciale in surplus e una disoccupazione in costante calo». Il managing director dell'ESM, Klaus Regling, ha dichiarato che, come maggior creditore, l'ESM è il più interessato a far sì che anche la Grecia diventi una «storia di successo» e a questo proposito ha avvertito Atene di non fare marcia indietro sul processo di riforme concordato.

I numeri del salvataggio
L'ESM ha precisato i numeri del salvataggio, non sempre riportati correttamente dalla stampa anche per via di complicate sovrapposizioni tra i tre programmi e del mancato utilizzo di una parte die fondi messi a disposizione (nel terzo programma da 86 miliardi, ad es, 24,1 miliardi non sono stati utilizzati).
Le cifre indicano dunque un esborso dell'ESM da 61,9 miliardi nel terzo programma, mentre il suo precedessore EFSF aveva sganciato 141,8 miliardi tra il 2012 e il 2015: totale 203,77 miliardi, cui si aggiungono 52,9 miliardi erogati dal 2010 al 2012 in forma bilaterale dagli altri membri dell'Eurozona nel quadro del Greek Loan Facility. Il Fondo monetario internazionale, inoltre, ha erogato 32,1 miliardi, di cui 21 gia rimborsati (erano i prestiti più costosi).

Niente celebrazioni
Il premier Alexis Tsipras inizialmente era intenzionato a celebrare l'uscita formale del Paese dalla prigione del debito con due eventi: un suo annuncio alla nazione dall'isoletta di Kastellorizo, dove l'ex premier Papandreou aveva formalizzato la crisi il 23 aprile 2010, e un minisummit ad Atene con alcuni leader europei. Ma l'idea si è rivelata impraticabile in quanto il suo governo è andato sotto pressione per la criticatissima gestione degli incendi che hanno devastato a fine luglio l'Attica orientale. Non è tempo di celebrazioni, tanto più che viene diffusamente criticata la “narrativa”del governo secondo cui è stato l'esecutivo della sinistra radicale a conseguire una “uscita pulita” dalla crisi generata dai precedenti governi di socialisti e centrodestra. L'austerità non è finita: nel quadro degli ultimi 88 “compiti a casa”, il governo ha dovuto pre-legiferare nuovi tagli alle pensioni e nuovi incrementi fiscali che entreranno in vigore l'anno prossimo, mentre per cinque anni dovrà mantenere un avanzo primario intorno al 3,5%, seguito da un surplus del 2,2% fino al 2060. A lungo termine, secondo lo stesso Fmi (che non ha partecipato al terzo memorandum perché riteneva necessario un taglio allo stock del debito, escluso dai creditori europei), il debito greco appare ancora insostenibile. Gli stessi creditori europei ipotizzano che nel 2032 potrebbe esserci un ulteriore sollievo sul debito (che Moody's ritiene sicuro). I piani per testare il ritorno sul mercato dei bond entro fine anno restano in forse, a causa – come ha sottolineato il governatore della Banca di Grecia – della volatilità provocata da Turchia, Italia e contenziosi commerciali internazionali.

Tra rimpasto di Governo ed elezioni anticipate
Tsipras sta preparando un rimpasto di governo e a inizio settembre, alla Fiera di Salonicco, dovrebbe annunciare nuove misure per la crescita e per un riequilibrio dei carichi fiscali. Ma è sotto tiro anche per l'accordo con la Macedonia: il suo ministro per la Difesa (esponente del partito nazionalista in colazione con Syriza) ha già annunciato che si ritirerà dal governo se nella prossima primavera l'intesa con il Paese vicino (che dovrà chiamarsi “Macedonia del Nord”) sarà portata in Parlamento (il 30 settembre in proposito si tiene un referendum a Skopje). L'opposizione di Nuova Democrazia chiede elezioni anticipate al più presto. Molti analisti ritengono probabile che i greci saranno chiamati al voto nazionale in contemporanea con le elezioni locali ed europee del maggio 2019.

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