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i negoziati sul divorzio

L’offerta di Londra: ai cittadini Ue diritto di restare anche in caso di hard Brexit

LONDRA - I cittadini di Paesi Ue residenti da tempo in Gran Bretagna avranno il diritto di restare anche se Londra non raggiungerà un’intesa con Bruxelles. Il Governo britannico è pronto a fare un’offerta unilaterale ai 3,8 milioni di cittadini europei che vivono e lavorano nel Regno Unito, secondo anticipazioni di documenti ufficiali su Brexit che verranno pubblicati giovedì. Le rivelazioni sono attendibili perché fatte dal “Daily Telegraph”, giornale vicino al partito conservatore al governo. Londra avrebbe preso la decisione per dimostrarsi accogliente e generosa, dato che l’offerta sarebbe valida anche se Bruxelles si rifiutasse di offrire le stesse garanzie ai cittadini britannici residenti in Paesi Ue. C’è però anche molto pragmatismo dietro la scelta, perché se i cittadini Ue lasciassero la Gran Bretagna ci sarebbero pesanti ripercussioni sul mercato del lavoro. In caso di mancato accordo la Gran Bretagna dovrà poter contare «sulla disponibilità della forza lavoro esistente», sottolinea il documento

“Dietro la scelta c’è anche molto pragmatismo, perché se i cittadini Ue lasciassero la Gran Bretagna ci sarebbero peanti ripercussioni sul mercato del lavoro.”

 

Molti ministri hanno sottolineato il ruolo importante che i cittadini Ue svolgono in settori diversi e in particolare nel servizio sanitario nazionale, mentre la Cbi, la Confindustria britannica, ha lanciato l’allarme sulle difficoltà di reperire personale qualificato se gli europei perdessero il diritto di lavorare. La questione è «uno degli aspetti più importanti» della pianificazione in vista di una Brexit senza accordo, secondo il documento anticipato ieri, e «la nostra offerta serve non solo a dare ufficialmente certezze ma anche a presentare il Governo britannico in una luce positiva».

Secondo le anticipazioni, le promesse fatte dalla premier Theresa May ai cittadini Ue in vista di un accordo verranno mantenute anche se i difficili negoziati tra Londra e Bruxelles falliranno e non sarà possibile raggiungere un’intesa.

I cittadini Ue che otterranno il “settled status”, o diritto di residenza permanente, potranno quindi continuare a vivere, studiare o lavorare in Gran Bretagna, avranno accesso al servizio sanitario nazionale (Nhs), potranno incassare sussidi di Stato e potranno portare mogli, mariti o parenti stretti a vivere con loro.

La prospettiva di un “no deal” si è fatta più concreta nelle ultime settimane. La data di Brexit è fissata al 29 marzo 2019, ma un dettagliato accordo tra le parti deve essere raggiunto nei prossimi mesi per permettere ai Parlamenti nazionali e all’Europarlamento di ratificarlo. Le posizioni restano lontane e per questo il ministro del Commercio estero Liam Fox ha detto che c’è un 60% di possibilità di “no deal”.

La posizione ufficiale del Governo è che un accordo è possibile e auspicabile. Oggi Dominic Raab, il nuovo ministro per l’uscita dalla Ue, incontrerà il negoziatore capo Michel Barnier a Bruxelles per rilanciare i negoziati che si erano arenati prima della pausa estiva. In pratica però Londra vuole dimostrare di avere piani di emergenza pronti in caso di mancata intesa e per questo, a partire da giovedì, pubblicherà 84 documenti tecnici su questioni diverse, dalla validità delle patenti di guida al commercio di farmaci, dal traffico aereo ai servizi finanziari, dall’energia nucleare ai passaporti per animali domestici.

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