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Dal Sexgate al Russiagate: cosa rischia Trump per la pornostar

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Dal Sexgate al Russiagate: cosa rischia Trump per la pornostar

Gli americani hanno sempre qualcosa da insegnare in materia di scandali sessualpolitici. Nei decenni i loro presidenti hanno creato una ricca casistica, da Kennedy a Clinton. Proprio Bill Clinton venti anni fa ci fece scoprire quanto il privato potesse diventare scandalosamente pubblico ma l’affair con Monica Lewinsky che portò uno dei presidenti più amati all’avvio della procedura di impeachment aveva a che fare con la natura puritana degli americani e con un sistema - e una cultura - che non ammettono bugie sotto giuramento. Era il 1998, lo chiamarono Sexgate e The Looming Tower, la recente bellissima serie tv sulla preparazione dell’11 settembre, ci ha ricordato quanto gli americani fossero ipnotizzati dalle prodezze di Bill e Monica per non accorgersi minimamente della furia omicida che si sarebbe abbattuta su New York tre anni dopo nonostante i segnali fossero ovunque.

Con Donald Trump le cose cambiano: vi sono decine di donne che accusano l’attuale presidente, negli ultimi tre decenni sono state molestate, palpeggiate, hanno avuto relazioni con lui che dovevano rimanere segrete.

Trump rischia per i suoi comportamenti pre Casa Bianca ed è quasi una beffa: se avesse trattato le richieste delle due donne che ora imbarazzano con più lungimiranza (Daniels ha ricevuto 130mila dollari per il suo silenzio, un terzo di quanto ottenuto da Jimmy Bennett per non parlare dei suoi trascorsi con Asia Argento) e soprattutto avesse usato soldi del suo patrimonio personale adesso rischierebbe meno. Invece la sua innata capacità di attorniarsi di persone sbagliate potrebbe portare a clamorosi sviluppi.

Impeachment più vicino?
Mesi fa avevamo evidenziato come l’affare Stormy Daniels
non fosse solo pettegolezzo, non sapevamo ancora che nel 2016 Michael Cohen, l’avvocato del presidente, avesse pagato con fondi elettorali la signora Clifford in arte Stormy Daniels per tacere degli incontri di dieci anni prima. Oggi non solo Trump ammette implicitamente la possibilità di finire sotto processo: «Se fossi sottoposto ad impeachment, penso che i mercati crollerebbero. Penso che tutti diventerebbero più poveri» dice il presidente a Fox and Friends. C’è anche un interessante intervento di Ken White ex procuratore federale sul New York Times. White va oltre i 130mila dollari a Daniels e i 150mila pagati per lo stesso motivo e con le stesse modalita all’ex modella di Playboy Karen McDougal, e spiega pacatamente le implicazioni del “tradimento” di Cohen, l’avvocato che ha ammesso le sue colpe, ha quindi voltato le spalle a Trump e vuole ora collaborare con la giustizia americana. Con tutti quelli che gli chiederanno chiarimenti più precisamente perché rischia dai tre ai cinque anni di prigione e sembra pronto a rivelare qualsiasi cosa per una riduzione di pena. Cohen ha pagato le occasionali amanti di Trump con fondi elettorali violando la legge: «se sarà riconosciuto colpevole di un reato federale perché non dovrebbe essere incriminato anche il presidente?», scrive White. È per questo che nelle ultime ore Trump ha smentito la versione di Cohen e insiste che i soldi per gli accordi di riservatezza con Daniels e McDougal erano i suoi.

Dallo Stormygate al Russiagate
Ancora più interessante però è il secondo passaggio: lo Stormygate potrebbe saldarsi al Russiagate, la complessa indagine sui rapporti illegittimi fra Trump, il suo team e le autorità russe durante la campagna elettorale 2016. Lanny Davis, avvocato di Cohen, non solo ha detto che il suo assistito ha informazioni sul famigerato incontro tra il team di Donald e i russi alla Trump Tower durante la campagna elettorale 2016 ma che il candidato Trump era a conoscenza degli attacchi degli hacker russi ai server del partito democratico. Questo clamoroso sviluppo però potrebbe rimanere chiuso in un dossier perché, spiega White, il procuratore speciale Robert Mueller, titolare dell’indagine sul Russiagate, è un uomo cauto al contrario di Cohen che ha ormai il marchio dell’inaffidabilità. Sarebbe uno sviluppo clamoroso ma anche pericoloso, Mueller che già si trova in una posizione difficile con Trump che da mesi minaccia di licenziarlo, ragionevolmente non vorrà rischiare di affidarsi a un personaggio così imprevedibile. E forse non sarà necessario arrivare fino a questo punto perché l’impeachment potrebbe scattare per la sola violazione delle regole sui fondi elettorali, ammesso naturalmente che vi sia la volontà politica più che la condizione giuridica: sono i repubblicani insomma che devono decidere di scaricare Trump o ancora meglio la nuova maggioranza al Congresso risultato delle elezioni di midterm del prossimo novembre.

Un autunno in tribunale
In un modo o nell’altro sembra che l’autunno di Trump sia segnato dalla minaccia del tribunale. Sia l’impeachment o una delle cause promosse dalle donne che affiorano dal suo passato. Potrebbe infatti essere chiamato a testimoniare nella causa della Daniels che sostiene di essere stata minacciata da un uomo in un parcheggio nel 2011 per stare zitta su Trump o potrebbe dover rispondere delle molestie a Summer Zervos, ex concorrente di The Apprentice la cui causa per danni è stata inoltrata davanti a un tribunale di New York e sarà discussa il 14 settembre.

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