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Trump vuole difendere i bianchi in Sudafrica

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tema caro ai suprematisti

Trump vuole difendere i bianchi in Sudafrica

Donald Trump scende in campo contro il . . . . Sudafrica. E l'intervento rischia di trasformarsi nell'ultima, grave controversia internazionale che scuote la sua presidenza. Non è uno scherzo: ispirato da una trasmissione della Tv Fox, “Tucker Carlson Tonight”, Trump ha fatto sapere - in un tweet notturno - di aver istruito il Segretario di Stato Mike Pompeo di indagare su presunti massacri di agricoltori bianchi in Sudafrica e sul sequestro delle loro terre.

Peccato che la violenza rurale nel Paese africano - compresi gli omicidi di agricoltori - sia ai minimi da vent'anni. E che la tesi di genocidi e furti ai danni dei bianchi sia tema caro ai suprematisti bianchi e ai gruppi di estrema destra, in Sudafrica come negli Stati Uniti. Anche sull'espropriazione c'e' non poco da ridire: e' vero che esiste una proposta in Sudafrica per espropriare terreni incolti senza risarcimento. Ma e' altrettanto vero che l'eredita' dell'apartheid ancora pesa e tanto: i bianchi sono l'8% della popolazione e controllano il 70% dei terreni in mano a privati. Il dibattito sul problema della terra e della sua proprieta', sul quale Trump ha sentenziato con il suo facile tweet che sembra sposare la posizione degli estremisti bianchi, è difficile, teso e serio.

Vero è poi che più gruppi estremisti, razzisti e suprematisti sudafricani sono stati in tour negli Stati Uniti in mesi recenti, facendo campagna e proseliti nel mondo ultra-conservatore e della Alt-Right per la loro causa. Quest’anno è giunto AfriForum, principale organizzazione degli Afrikaners. L'anno scorso era arrivata, incontrando anche leader del KKK, una missione del gruppo di cristiani survivalist bianchi Suidlanders, che si prepara a una imminente guerra civile in Sudafrica. Segno della diffusione di queste idee è anche la popolarità del mito e del rimpianto della colonia bianca della Rodesia, ora Zimbabwe, nei ranghi dell'ultra-destra americana e tra i suoi megafoni nei media. Esempio tragico di questa realtà: lo stragista del 2015 a Charleston, Dylann Roof, si era fatto ritrarre con una vecchia bandiera della Rodesia e aveva mandato messaggi a un sito chiamato Last Rhodesian.

Trump, intanto, si dibatte con furia anche in altri scandali, quelli domestici. Ha assalito il suo Ministro della Giustizia Jeff Sessions, responsabile delle indagini sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, facendo immaginare una sua cacciata magari dopo le elezioni di midterm a novembre che aprirebbe una possibile crisi istituzionale. Sessions ha risposto difendendo il corso dell'inchiesta. Ma per Trump è diventato sempre più difficile esorcizzare le crisi etiche: ieri si è intensificato ancora l'affaire sui pagamenti per zittire le sue presunte amanti alla vigilia delle elezioni del 2016.

Dopo il tradimento del suo ex avvocato Michael Cohen, che ha accusato l'ora Presidente di aver ordinato i versamenti, è emerso che un altro fedelissimo di Trump, il chief executive di American Media che pubblica il National Enquirer David Pecker, ha ottenuto l'immunità in cambio della cooperazione con gli inquirenti. Parte dei soldi alle donne era passata attraverso American Media.

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