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Trump annuncia l’accordo Usa-Messico: «Il Nafta va in…

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Trump annuncia l’accordo Usa-Messico: «Il Nafta va in pensione»

Donald Trump annuncia un accordo commerciale con il Messico. Un'intesa che manda in pensione il nome «Nafta», ovvero il North American Free Trade Agreement. Al momento il Canada non fa parte dell'intesa, ma il presidente messicano Enrique Pena-Nieto ha dichiarato che lo vuole includere e che le trattative con Ottawa partitranno immediatamente.

Il presidente americano ha annunciato l’intesa durante una conferenza stampa convocata in tutta fretta nello Studio Ovale, con Pena-Nieto collegato in conference call. Il nome Nafta, ha detto Trump, «ha molte cattive connotazioni per tante persone» e quindi sarà sostituito da «Accordo commerciale Stati Uniti-Messico».

Trump, che ha fatto delle dure politiche di America First la dottrina della sua amministrazione nei confronti di avversari e alleati, ha twittato nel fine settimana che le differenze con il vicino del Sud sulla rinegoziazione del Nafta potrebbero essere rapidamente superate.

Buone nuove dal «simposio»
«Ci sono brave persone nel vecchio e nuovo governo (messicano, ndr) e tutti stiamo lavorando assieme». Fonti vicine alle trattative hanno confermato progressi. La promessa di Trump è stata considerata di buon auspicio all’indomani del simposio annuale della Federal Reserve di Jackson Hole, che ha riunito banchieri centrali e economisti internazionali tra i quali il governatore della Bank of Mexico Alejadro Diaz de Leon. Le tensioni commerciali rappresentano uno dei maggiori rischi di shock all’espansione globale, che se vede gli Stati Uniti in condizioni robuste tradisce invece fragilità nei Paesi emergenti e ostacoli in Europa. Trump non ha fatto mistero di voler usare dazi e retorica unilaterale e protezionistica come strumenti negoziali, ma le incognite di una escalation dei conflitti sono sotto gli occhi di tutti: nuovi negoziati tra Washington e la Cina, al centro del più grave scontro con rappresaglie reciproche già scattate su cento miliardi di beni complessivi, si sono conclusi giovedì scorso senza progressi.

Nafta banco di prova per il disgelo
La Casa Bianca potrebbe però aver deciso che è il momento di stemperare le tensioni con i partner più stretti. Ha già raggiunto una tregua con la Ue, anche se lo spettro di dazi ora rinviati sul cruciale settore auto resta. E la Casa Bianca sta premendo la Ue per intensificare colloqui commerciali scattati con il vertice tra Trump e Jean-Claude Juncker il mese scorso. «Vogliono risultati rapidi», ha detto ieri l’ambasciatore tedesco a Washington Emily Haber che ha suggerito una scadenza entro le elezioni per il Parlamento europeo dell’anno prossimo. Funzionari dell’amministrazione statunitense hanno confermato l’intenzioni di fare presto. Il Nafta può diventare il banco di prova di un disgelo. L’elezione d’un nuovo governo messicano, nonostante il presidente entrante Andres Manuel Lopez Obrador abbia radici di sinistra, potrebbe offrire l’occasione per accelerare un deal, da approvare entro fine anno prima dell’inaugurazione. Chiave è sempre l’auto: regole più restrittive volute da Washington sul contenuto prodotto negli Stati Uniti e oltreconfine.

Il nodo della risoluzione delle dispute
I capitoli delicati del dossier sono le richieste Usa di scadenze quinquennali per riesaminare qualunque accordo e di riformare meccanismi sovranazionali di risoluzione delle dispute, esentando alcuni settori. Qui sarebbero stati compiuti passi avanti. Nei giorni scorsi sono anche emersi altri nodi: Obrador ha obiettato a paragrafi sugli investimenti nell’energia per favorire una continua liberalizzazione nel settore messicano, che ha ricevuto ingenti scommesse di imprese statunitensi. Un nuovo round di negoziati bilaterali è avvenuto nei giorni scorsi in un clima di nervoso ottimismo e dovrebbe proseguire la prossima settimana con l’obiettivo, una volta ottenuto un compromesso, di richiamare al tavolo delle trattative anche il Canada. Trump ha denunciato il Nafta, in vigore da 24 anni, come un «disastro» per gli Stati Uniti e i lavoratori americani, accusando Messico e Canada di averne tratto troppo vantaggio. In mancanza di una nuova intesa ha minacciato di uscirne.

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