Mondo

Usa e Messico rivedono il Nafta, ma sull’accordo pesa…

  • Abbonati
  • Accedi
COMMERCIO

Usa e Messico rivedono il Nafta, ma sull’accordo pesa l’incognita Canada

New York - Donald Trump ha raggiunto un nuovo accordo commerciale con il Messico. Un compromesso preliminare che rappresenta un cruciale passo verso la revisione e sopravvivenza del Nafta, l'accordo di libero scambio nordamericano. Ma la partita sul futuro del Nafta nella sua interezza, firmato 24 anni or sono e considerato un pioniere dei patti di libero scambio, rimane tuttora aperta: Trump, nell'annunciare un deal che riguarda anzitutto desiderate modifiche nel settore auto, ha dichiarato che per adesso dovrebbe essere battezzato “Accordo Commerciale Stati Uniti-Messico”. E che anzi preferirebbe cancellare del tutto il nome Nafta, da sempre denunciato alla tregua d'uno dei “peggiori” accordi economici mai sottoscritti da Washington.

Il Nafta, per essere davvero salvato, ha bisogno ancora di coinvolgere il Canada, che dovrebbe tornare presto al tavolo delle trattative con i due partner nordamericani. «Vedremo se si uniranno all'accordo», si è limitato ad affermare il presidente statunitense, brandendo l'annuncio anzitutto come arma per aumentare le pressioni su Ottawa senza escludere, se necessario, separate intese bilaterali. I mercati finanziari, bando alle incertezze, hanno tuttavia scelto di salutare con rialzi a Wall Street il calo delle tensioni che minacciano l'economia globale.

L'annuncio, di sicuro, consente alla Casa Bianca di rivendicare successo su un capitolo delicato e per lei prioritario quale la politica dell'interscambio, che Trump ha messo al centro dell'agenda di America First e che preoccupa lo stesso business statunitense per i connotati spesso unilaterali e protezionistici. Un successo che Trump ha celebrato: fiancheggiato da consiglieri quali Jared Kushner e il rappresentante commerciale Robert Lighthizer, ha detto che l'intesa è «un gran giorno per il commercio» e un «gran giorno per il Paese». Ha aggiunto che è «molto importante» per i comparti manifatturiero e agricolo.

Nuovi test, per completare una revisione anche solo parziale del Nafta abbandonando eccessive ambizioni, non mancheranno. Il governo messicano uscente di Enrique Pena Nieto, impegnato assieme alla compagine entrante di Andres Manuel Lopez Obrador nei negoziati, ha fatto subito sapere di volere immediatamente un coinvolgimento del Canada e contattato il presidente Justin Trudeau, che con Trump ha relazioni gelide. Una eventuale riduzione del Nafta ad accordi bilaterali viene inoltre denunciata come dannosa per l'economia e le catene globali di forniture dal mondo aziendale e numerosi politici americani.

Tempi e tappe restano tuttavia incerti. Il Ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland, che ha gestito le trattative per Ottawa, è in partenza per un viaggio europeo - un'Europa che a sua volta ha solo una fragile tregua commerciale con Trump - e che potrebbe ritardare veloci progressi. L'obiettivo che pare elusivo era di completare la revisione del Nafta, già ripetutamente rinviata durante un anno di trattative, entro agosto: questo avrebbe consentito di dare il preavviso di 90 giorni richiesto dal Congresso statunitense per i trattati commerciali e permesso al leader messicano Pena Nieto di firmare un nuovo accordo prima di uscire di scena a dicembre, evitando possibili complicazioni con il governo entrante.

Con le trattative d'insieme tuttora aperte, i dettagli del compromesso raggiunto sono rimasti vaghi. Sull'auto è previsto un innalzamento delle quote di produzione nordamericana necessarie a evitare dazi al 75% dal 62,5 per cento. Nonché un maggior uso di acciaio, alluminio e componenti locali; quote di produzione affidate a stabilimenti con salari elevati, sopra i 16 dollari l'ora; e più diritti sindacali in Messico. Fonti statunitensi hanno inoltre citato nuovi requisiti nella chimica, nei materiali industriali, nel tessile e abbigliamento. Un compromesso sarebbe stato infine siglato sul settore messicano dell'energia, in corso di liberalizzazione: il prossimo governo di Città di Messico aveva resistito a inserire un'apertura agli investimenti esteri nell'intesa.

In disparte sarebbe invece rimasta la richiesta di Washington di esentare settori da meccanismi sovranazionali di soluzioni delle dispute. E la Casa Bianca potrebbe rinunciare alla sua forse più controversa domanda, quella di scadenza automatica degli accordi ogni cinque anni - deleteria per qualunque strategia aziendale - a favore di più modeste possibilità di rinegoziarli.

© Riproduzione riservata