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May: «Una Brexit senza accordo con l’Ue non sarebbe la fine del…

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la premier inglese in visita in afrifca

May: «Una Brexit senza accordo con l’Ue non sarebbe la fine del mondo»

LONDRA - L'uscita dall'Unione Europea senza un accordo «non sarebbe la fine del mondo»: parola della premier britannica Theresa May, che oggi ha minimizzato i rischi di una “hard Brexit”. Il Governo sta facendo il possibile per raggiungere un'intesa con Bruxelles, ha sottolineato la May, ma si sta anche preparando alla possibilità di un “no deal” senza allarmismo.

La premier ha di fatto contraddetto il cancelliere Philip Hammond, che la settimana scorsa aveva avvertito che un'uscita dalla Ue senza accordo avrebbe «gravi conseguenze fiscali». Hammond aveva citato previsioni degli analisti di un calo del Pil e di un aumento del debito pubblico, ma la May ha dichiarato oggi che sono previsioni superate. La premier ha ribadito la sua convinzione che «un pessimo accordo sia peggio di un no deal».

La Gran Bretagna potrà prosperare anche senza intesa con la Ue, solo facendo parte dell'Organizzazione mondiale del Commercio, ha detto la May, citando il direttore dell'Omc che aveva dichiarato che un «no deal non sarebbe una passeggiata ma non sarebbe neanche la fine del mondo».

La May ha espresso le sue opinioni su Brexit a Città del Capo, dove è arrivata oggi per la prima tappa di un viaggio ufficiale in Africa mirato a rafforzare i legami economici e commerciali con tre Paesi del Continente: Sudafrica, Kenya e Nigeria.

L'obiettivo della premier, che è accompagnata da una folta delegazione di imprenditori e banchieri, è che la Gran Bretagna superi gli Stati Uniti per diventare il maggiore investitore in Africa tra i Paesi del G-7 entro il 2022. La Cina è il maggiore investitore in Africa a livello globale, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha già promosso gli investimenti nel continente facendo nove visite in 11 Paesi da quando è stato eletto.

La May annuncerà una nuova strategia per potenziare gli investimenti, utilizzando gli aiuti di Stato come leva per incoraggiare le imprese britanniche a investire nel Continente. Una più forte presenza britannica avrebbe il risultato non solo di creare posti di lavoro ma anche di «incoraggiare lo spirito imprenditoriale» in Africa, che è «sull'orlo di avere un ruolo decisivo nell'economia globale».

«Si tratta di un'opportunità unica in un momento unico per la Gran Bretagna», ha detto la premier. Alcuni critici hanno sottolineato che il rafforzamento dei rapporti commerciali con i tre Paesi africani non può comunque in alcun modo sostituire gli scambi con la Ue: sommando il Pil di Sudafrica, Nigeria e Kenya – tre delle maggiori economie del Continente – si arriva infatti a un cifra inferiore al Pil dell’Olanda.

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