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Trump e il nuovo Nafta, un accordo al «condizionale»

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l’analisi

Trump e il nuovo Nafta, un accordo al «condizionale»

Una cosa è certa: la riforma del Nafta concordata tra Stati Uniti e Messico non è il più grande accordo commerciale nella storia, come vantava Donald Trump. Non è neppure uno dei più grandi. La nuova intesa bilaterale annunciata ieri sul libero scambio nordamericano è un’intesa a due che potrebbe portare a un Nafta rivisto e corretto. E dove «potrebbe» è ancora la parola chiave: resta da ultimare nei dettagli, finora sono emersi solo requisiti più stringenti nella produzione locale e nell’export di auto. Ne è chiaro se davvero salverà l’intero e attuale mercato libero della regione nordamericana.

Il ruolo del Canada
Trump - forse come dura tattica negoziale, tutta da verificare - ha minacciato di lasciar fuori il terzo, cruciale partner: il Canada. Che con gli Usa ha più interscambio del Messico, 673 miliardi l’anno contro 615, ma relazioni gelide, di recente degenerate in insulti e dazi. Trump ha ventilato, insomma, di ridurre il Nafta a uno o più patti bilaterali, per i quali ha sempre espresso nostalgia e mostrato maggiore indole rispetto agli approcci invece legati a un multilateralismo visto come nemico del suo populismo. Per buona misura ha aggiunto di voler comunque abolire quella stessa sigla - Nafta - ripetutamente denunciata per mesi, con altre iperboli, quale simbolo del «peggiore accordo commerciale mai siglato».

L’incognita Lopez
Ottawa, da parte sua, dovrebbe tornare al tavolo negoziale nei prossimi giorni ma il premier Justin Trudeau ha fatto sapere che firmerà solo intese che tengano conto dei propri interessi. E non è chiaro se il Messico, che si appresta al cambio di governo a dicembre con l’arrivo di un presidente - Andres Manuel Lopez Obrador - con radici nella sinistra populista, sarà disposto a completare fino in fondo un compromesso bilaterale senza il rientro in gioco del Canada: in queste ore ha esplicitamente invocato, anche durante la telefonata tra il leader uscente Enrique Pena Nieto e Trump, nuovi colloqui con Ottawa.

Comunque vada, sarà una svolta
Questo non significa che l’accordo tra Usa e Messico non sia rilevante: è di sicuro, se non si arenerà, un successo-bandiera per un’amministrazione Trump che in politica internazionale è spesso ricca di retorica e povera di risultati. Segno che i suoi esponenti - ieri erano presenti solo Jared Kushner e Robert Lighthizer - sono in grado di trattare e conseguire esiti concreti nonostante l’imprevedibilità e l’aggressività coltivate dalla Casa Bianca. Soprattutto, dopo la recente tregua economica con l’Europa, può contribuire a stemperare ulteriormente le tensioni commerciali con gli alleati ispirate dalla dottrina di America First di Trump.

Sono tensioni che non cessano di preoccupare business, economisti e istituzioni quali Federal Reserve e Fondo Monetario Internazionale, allungando ombre sull’espansione globale. E che cominciano a ripercuotersi con danni anche all’interno degli Stati Uniti: sempre ieri l’amministrazione Trump è stata costretta a stanziare 4,7 miliardi di dollari in straordinari aiuti agli agricoltori finiti vittima dalle sue crociate e rappresaglie sui dazi.

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