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L’America dà l’addio a McCain. Tre presidenti ai…

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Funerali a Washington

L’America dà l’addio a McCain. Tre presidenti ai funerali, mentre Trump gioca a golf

NEW YORK - «Ho visto l’America diventare un paese più giusto. Ho visto l’America organizzare e guidare un ordine internazionale basato sulla libertà, la mutua sicurezza, i liberi mercati e lo stato di diritto. Credo negli americani. Siamo in grado di migliorare. L’ho visto. Siamo fiduciosi, persone compassionevoli. E abbiamo ancora leader che sosterranno i valori che hanno reso grande l’America e un faro per gli oppressi. Ma non lo do per scontato. Dobbiamo combattere. Dobbiamo combattere contro teorie cospirative di propaganda. Dobbiamo combattere l’isolazionismo, il protezionismo. Dobbiamo ricordare ai nostri figli che siamo diventati la nazione più potente sulla terra abbattendo muri, non costruendoli».

In queste parole di John McCain, pronunciate nel suo ultimo discorso tenuto davanti ai cadetti dell’Accademia navale di Annapolis nel 2017, c’è il testamento morale di un grande americano. Uomo simbolo dei valori di questa nazione.
John Sidney McCain, scomparso il 25 agosto a 81 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al cervello, eroe di guerra in Vietnam, senatore repubblicano, ex candidato alla Casa Bianca è stato salutato ieri con tutti gli onori, in un funerale nella Cattedrale di Washington davanti a migliaia di persone. È stato un tributo bipartisan e di forte unità in un momento in cui il paese è diviso dalla politica. C’erano tre ex presidenti a rendergli omaggio, in prima fila con le first lady, nei banchi della Cattedrale: Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama. Accanto, dall’altro lato dei banchi, la moglie Cindy McCain e i sette figli.

L’omaggio di due presidenti
Gli elogi funebri a McCain sono stati pronunciati, tra le altre persone, dai due uomini che gli hanno causato le più grandi sconfitte politiche: George W. Bush che nel 2000 lo aveva battuto alle nomination repubblicane, e Barack Obama che ebbe la meglio alle elezioni presidenziali del 2008. Non era mai successo prima.
L’unico precedente di due elogi funebri presidenziali risale ai funerali di Ronald Reagan, nel 2004, quando a parlare furono Bush senior e George W. McCain non è mai stato presidente. Ma è come se lo fosse stato a giudicare dagli onori che gli sono stati tributati.

Trump al campo di golf
Unico assente, perché ospite non gradito, Donald Trump. Il presidente ha fatto sapere di aver trascorso la mattina nel campo di golf della sua tenuta in Virginia, tra un tweet e l’altro. McCain, pur militando nello stesso partito, è stato tra i più strenui oppositore di Trump. Conservatore vecchia maniera, indipendente, coerente con i suoi principi, fino all’ultimo, nonostante la malattia. A rappresentare la Casa Bianca il vice presidente Mike Pence. Nella chiesa parenti, amici, deputati, senatori di entrambi gli schieramenti, suoi collaboratori e leader politici. L’attore Warren Beatty, l’amico ed ex senatore democratico Russ Feingold, Michael Bloomberg. L’ex vice presidente democraticoJoe Bidenera tra i portatori della bara.

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L’omaggio del Capitolo e ai caduti del Vietnam
Nella giornata di venerdì migliaia di persone hanno reso omaggio alla salma di McCain esposta in Campidoglio. Si sono create lunghe code all’esterno, sulla scalinata, con tante persone costrette a ripararsi sotto gli ombrelli per proteggersi dal sole.
McCain è il 35esimo americano nella storia degli Stati Uniti ad avere l’onore di essere esposto nella sala Rotunda del palazzo del Congresso, quella sovrastata dall’enorme cupola e con la statua di George Washigton. Le persone hanno atteso pazienti di rendere omaggio a questo uomo libero, irascibile, mai domo, coerente fino all’osso, che perse le presidenziali nel 2008, senatore dell’Arizona, coraggioso eroe di guerra. Stamane, prima di arrivare alla Cattedrale, la salma dell’ex pilota di elicottero della Marina accompagnata da un lungo corteo di auto, si è fermata a salutare per l’ultima volta i caduti della guerra al Memoriale delle Vittime del Vietnam. La moglie Cindy McCain ha deposto una corona in onore del marito, che fu prigioniero di guerra per cinque anni e mezzo.

Gli elogi funebri
La prima a parlare è stata la figlia Meghan McCain, tra le lacrime: «L’America di John McCain non ha bisogno di essere resa di nuovo grande, perché l’America è sempre stata grande», ha detto. «Siamo qui a piangere la scomparsa di una grandezza americana, quella autentica, non la facile retorica di uomini che non arriveranno mai vicino al sacrificio che lui ha offerto a questo paese».
L’ex segretario di Stato Henry Kissinger, 94 anni, era a capo della diplomazia ai tempi di Nixon, tra gli artefici delle decisioni sfortunate nella guerra in Vietnam. Kissinger ha detto che gli Stati Uniti «hanno avuto la fortuna che in tempi di cruciali sono emerse alcune grandi personalità. John McCain è stata una di queste grandi personalità, un dono del destino».

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Il ricordo di Barack Obama e Bush
Barack Obama con trasporto ha descritto «un uomo straordinario, un combattente, uno statista, un patriota che ha incarnato il meglio dell’America». Non ha poi mancato di sottolineare i valori del senatore repubblicano. Il fatto che pur da conservatore riconosceva come «alcuni principi trascendono la politica, alcuni valori trascendono i partiti».

Riferendosi alle attuali vicende politiche, Obama ha ricordato che il suo ex avversario comprendesse che la sicurezza e l’influenza dell’America non derivano «dalla nostra abilità di piegare gli altri al nostro volere, bensì da valori universali, dal rispetto della legge e dei diritti umani». McCain già malato, contro le indicazioni della Casa Bianca e del suo partito, andò a votare al Senato in difesa della riforma sanitaria approvata da Obama. Quella attuale, ha detto l’ex presidente, «è una politica che intende mostrarsi coraggiosa e dura, ma nei fatti nasce dalla paura. John ci ha esortato ad essere superiori a questo, ci ha esortati a essere migliori di così».

George W. Bush nel suo tributo ha sottolineato le numerose virtù del senatore repubblicano: «Era un uomo onorevole. Riconosceva sempre che i suoi oppositori erano patrioti e esseri umani. Amava la libertà con la passione di chi ne aveva conosciuto l’assenza». Su tutte le parole spicca il saluto di Obama. Parole di onore a un combattente, che sarebbero piaciuta a McCain: «Con John abbiamo avuto spesso visioni profondamente diverse sulla politica del nostro paese e sulla politica estera, ma entrambi abbiamo sempre creduto di far parte della stessa squadra».

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