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Turchia, l’inflazione ad agosto vola al 17,9%. Verso una…

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la svalutazione della lira

Turchia, l’inflazione ad agosto vola al 17,9%. Verso una stretta sui tassi

Da sinistra, il presidente turco Erdogan con quello del Kirghizitan Jeenbekov (Afp)
Da sinistra, il presidente turco Erdogan con quello del Kirghizitan Jeenbekov (Afp)

La drammatica svalutazione della lira turca (-42% da inizio anno sul dollaro) fa volare il costo delle bollette. L’impennata del costo dell’energia importata ha infatti costretto le autorità di Ankara ad alzare drasticamente il prezzo di gas ed elettricità. Botas, la società che gestisce la distribuzione del gas, ha alzato i prezzi per uso industriale del 14% e quelli domestici del 9 per cento. Stessi aumenti per l’elettricità.

È solo un primo assaggio dei «dolori» economici cui saranno sottoposti i cittadini turchi a causa della riduzione del potere d’acquisto della loro moneta, in un Paese che negli ultimi 12 mesi ha accumulato un disavanzo con l’estero di 60 miliardi di dollari (circa il 7% del Pil). L’economia turca è molto dipendente dall’importazione di beni e servizi dall’estero e dunque un deprezzamento della sua moneta si traduce in una «tassa» per niente occulta prelevata dalle tasche dei suoi cittadini. Non solo, ma secondo le stime di Jp Morgan sulle banche e imprese turche pesa un debito estero di 146 miliardi di dollari in scadenza entro un anno. Se la caduta della lira non si ferma, il costo di questi debiti sarà insostenibile e la crisi da valutaria diventerà bancaria. Il pericolo di insolvenza di banche o imprese è reale.

L’inflazione fa paura
Intanto i turchi fanno i conti con l’inflazione: dopo il 15,8% annuo di luglio (+25% i prezzi alla produzione), quella ufficiale è salita al 17,9% in agosto. Con il crollo della lira nelle ultime settimane, l’inflazione reale potrebbe essere molto più elevata: secondo il professor Hanke della Johns Hopkins University negli ultimi giorni è schizzata quasi al 100 per cento.

Banca centrale sotto pressione
Per placare una bufera che non sembra arrestarsi la Banca centrale dovrebbe intervenire senza indugi. La sua prossima riunione è in agenda il 13 settembre: gli analisti consigliano a gran voce all’istituto monetario di alzare con decisione i tassi di interesse, come ha fatto - a dire il vero con scarso successo finora - la banca centrale argentina (dove il costo ufficiale del denaro è stato portato al 60%). E in una nota pubblicata sul sito web, la Banca centrale turca afferma che «i recenti sviluppi relativi all’outlook dell'inflazione indicano significativi rischi per la stabilità dei prezzi» e che «adotterà le azioni necessarie per supportare la stabilità dei prezzi», confermando quindi che «la politica monetaria verrà corretta alla luce degli ultimi sviluppi.

Su questa strada però si è messo di traverso il presidente Erdogan, acerrimo nemico degli aumenti dei tassi di interesse e sostenitore della bizzarra tesi secondo la quale l’aumento del costo del denaro fa salire l’inflazione. Ogni volta che si affronta l’argomento, Erdogan parte con il solito attacco ai finanzieri senza scrupoli, alle agenzie di rating e ai governi occidentali, rei di voler affossare il suo governo. La realtà è che gli investitori finora non si sono fidati delle risposte date dalle autorità alla tempesta valutaria che si è abbattuta su Ankara.

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