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In Europa si studiano regole per le “Ico”, le Ipo delle…

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RACCOLTA da 3 miliardi a trimestre

In Europa si studiano regole per le “Ico”, le Ipo delle criptovalute

«Oggi startup e Pmi innovative faticano a trovare risorse. Bisogna creare strumenti alternativi». Ashley Fox, eurodeputato britannico, spiega così la battaglia che sta sponsorizzando a Bruxelles: includere le Initial coin offering, le “Ipo delle criptovalute”, nella proposta di un regolamento del crowdfunding avanzata dalla Commissione europea (si veda il Sole 24 Ore del 30 agosto 2018). Le cosiddette Ico sono un sistema di raccolta fondi online, in larga parte ricalcato sulle Ipo tradizionali: un’azienda mette in vendita delle critpovalute (token, “gettone”), emesse ad hoc per finanziare un’iniziativa imprenditoriale. Il valore dei token acquistati cresce o cala poi a second a delle performance dell’impresa, come nel caso delle azioni di una Ipo tradizionale.

In Europa il 40% delle Ico globali
Nate nel mondo delle valute digitali, le Ico si stanno iniziando ad affermare come un sistema di finanziamento privilegiato per startup e aziende innovative.Il fenomeno viaggia ancora su numeri minimali rispetto alla finanza tradizionale, ma si sta espandendo. CoinSchedule, un portale specializzato in criptovalute, ha stimato una raccolta pari all’equivalente di oltre 18 miliardi di dollari da gennaio ad agosto 2018. Proprio l’Europa, per ovvie ragioni nel mirino della Commissione, è uno dei mercati più floridi del settore. Atomico, una società di investimento, ha rivelato che circa il 40% di tutte le Ico 2017 si sono concentrate nel perimetro Ue, con un totale di 446 transazioni (contro le poco più di 200 nel Nord America). Il vantaggio dello strumento è di offrire un canale di accesso rapido ai finanziamenti, consentendo una raccolta robusta di capitali senza passare per i circuiti tradizionali o l’interesse ondivago dei venture capital.

I rischi e i timori della vigilanza (anche Ue)
Gli svantaggi riguardano soprattutto il bassissimo livello di trasparenza, per non dire i rischi di frodi a tutti gli effetti. Nel Nord America, secondo mercato al mondo per Ico dopo la Ue, la Nasaa (un’autorità di vigilanza) ha annunciato che sono in corso «almeno 200 indagini» su offerte iniziali di valute. Gli illeciti nel mirino vanno dalle truffe vere e proprie all’irregolarità nella registrazione della procedura, ad esempio omettendo nomi e riferienti credibili dei manager dell’azienda. Con queste premesse, l’Unione europea potrebbe fare da apristrada per una regolamentazione organica delle «quotazioni digitali» e delle loro ricadute.

Anche se la via per l’approvazione è tutt'altro che lineare. Gli europarlamentari hanno tempo fino all’11 settembre per presentare i propri emendamenti alla bozza della Commissione sul crowdfunding, modificando un testo che sarà votato il 5 novembre e dovrebbe sbarcare in Plenaria tra dicembre e gennaio. Fra gli scogli ci sono anche le valutazioni delle autorità di vigilanza. Con toni ben poco concilianti. L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati si era già espressa sulle Ico nel 2017, definendole « un pericolo per gli investitori». Fox e gli altri eurodeputati al lavoro sull’emendamento sono al corrente della (cattiva) fama del mezzo. «So che le Ico hanno finito per ottenere una brutta reputazione - dice - Ma questo non elimina i benefici che possono apportare». L’idea di fondo, d’altronde, è che serva qualche paletto in più: «La regolamentazione - aggiunge Fox - servirà proprio a mettere le cose in chiaro. E a cambiare la percezione sulle “vere” Ico».

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