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Mosca: a Idlib bombardamenti mirati. L’Onu teme un disastro…

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la crisi siriana

Mosca: a Idlib bombardamenti mirati. L’Onu teme un disastro umanitario

«Stiamo agendo in modo selettivo e mirato». Così Serghei Ryabkov, viceministro degli Esteri russo ha descritto i bombardamenti in atto sull’area di Idlib, in Siria, cominciati nella mattinata di martedì. L’obiettivo, secondo Ryabkov, oltre a colpire i gruppi armati che si oppongono ad Assad, è «ridurre al minimo le vittime tra la popolazione civile».

I bombardamenti sull’ultima roccaforte ribelle nella Siria nord-occidentale, al confine con la Turchia, condotti da jet governativi siriani e russi, preparano l’offensiva di terra annunciata da settimane, l’ultima grande battaglia con cui Damasco conta di concludere la guerra iniziata nel 2011.

Il viceministro russo ha confermato che proseguono i contatti diplomatici e militari con gli Usa e che La Siria sarà al centro del probabile vertice tra i ministri degli Esteri Serghei Lavrov e il suo omologo UsaMike Pompeo. Nel frattempo Rybakov a detto chiaramente che la situazione nell’area potrà essere più chiara dopo il summit del 7 settembre, venerdì, a Teheran, tra Russia, Iran e Turchia, con il confronto tra Vladimir Putin, Hassan Rohani e Recep Tayyip Erdogan.

Proprio la Turchia, che sostiene i ribelli, ha inviato truppe e mezzi militari al confine con l’area siriana. Il presidente Erdogan si augura «che il summit di venerdì porti a fermare l’aggressione del regime siriano a Idlib». Erdogan si dice preoccupato per il rischio di un grave massacro a Idlib e delle possibili conseguenze delle operazioni di terra: «Lì ci sono circa 3,5 milioni di persone. Se avviene un disastro la loro prima destinazione è la Turchia».

Un disastro umanitario è temuto anche dalle Nazioni Unite proprio per il grande numero di persone che negli anni si sono concentrate nella zona: civili insieme ai militanti dell’opposizione. La Casa Bianca, intanto, avverte: se il presidente siriano Bashar Assad dovesse tornare a impiegare armi chimiche, la risposta degli Stati Uniti sarà «rapida e appropriata».

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I media siriani e fonti locali scrivono che gli attacchi aerei per il momento si concentrano sulle campagne di Jisr al-Shughur, a ovest del capoluogo di Idlib. Raid sporadici sono in corso anche tra Hama e Idlib. Le Ong parlano di 13 morti, tutti civili. Da quando Mosca è entrata in guerra a fianco di Assad, nel settembre 2015, le sorti della guerra sono girate a favore di Damasco, dell’Iran e delle milizie sciite alleate. Man mano che cadevano i bastioni ribelli di Aleppo, Deraa e Ghouta orientale, Idlib si riempiva di profughi in fuga.

Interrogato in proposito, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha invitato i giornalisti a rivogersi al ministero della Difesa: «Non ho informazioni operative su ciò che stanno facendo i nostri militari», ha detto circa un possibile coinvolgimento diretto russo nelle manovre.

Non ha quindi avulto molto effetto il monito lanciato da Donald Trumpsu Twitter al regime di Assad per non provocare una nuova tragedia umanitaria in Siria. «Il presidente Bashar al-Assad - scrive il presidente degli Stati Uniti - non dovrebbe attaccare sconsideratamente la provincia di Idlib in Siria. E russi e iraniani farebbero un grave errore umanitario nel prendere parte a questa possibile tragedia umana. Centinaia di migliaia di persone potrebbero essere uccise. Non facciamo che questo accada!». Pronta la risposta di Mosca: Idlib è un covo di terroristi, ripete Peskov. E gli abitanti, aggiunge il viceministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, vengono usati come scudi umani dai terroristi che si mescolano con loro.

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La Siria e gli alleati avrebbero ammassato truppe e mezzi nell’area in preparazione di un massiccio attacco. Secondo Ali Hadar, ministro siriano per la Riconciliazione, l’assedio di Idlib non potrà che essere risolto con la forza. «Idlib - ha detto all’agenzia russa Sputnik - è diversa dalle altre regioni per il numero elevato di miliziani armati». A manifestare preoccupazione anche il governo della Francia, che denuncia il possibile impiego di armi chimiche da parte di Damasco, tanto che il ministro degli Esteri francese Bruno Le Maire ha detto che in questo caso il Paese è pronto a intervenire.

Proprio la Russia ha invitato l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) a non trascurare i rapporti su un possibile, «provocatorio» uso di armi chimiche a Idlib: secondo il rappresentante permanente della Russia
all’Opac, Aleksandr Shulgin, «i Paesi occidentali stanno cercando di politicizzare l’Opac» ha detto, Opac che invece, a suo dire, «potrebbe alzare la sua voce quale organizzazione internazionale competente per sottolineare l’inammissibilità di simili provocazioni e insistere affinché si discuta di ogni argomento in modo civile».

La Turchia, che nel corso della guerra si è schierata con una parte delle milizie in guerra con Assad, ha inviato nelle ultime ore rinforzi militari con carri armati al confine con la Siria e ha installato posti di osservazione lungo la linea del fronte di Idlib. L’obiettivo turco, spiegano fonti militari citate dal quotidiano Hurriyet, è anche quello di controllare nuovi movimenti di profughi in fuga verso i suoi confini.

L’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha detto martedì che la chiave per evitare un bagno di sangue a Idlib è nelle mani di Erdogan e di Putin: «Una telefonata tra loro - ha detto - farebbe una grane differenza. Quindi chiediamo che venga dato più tempo ai negoziati soprattutto tra Russia e Turchia, gli attori principali». De Mistura ha chiesto l’istituzione di «rotte di evacuazione protette per i civili», per consentire agli abitandi di Idlib di lasciare la città volontariamente.

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