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Elezioni europee: Weber, il candidato della Merkel per arginare i populisti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - A otto mesi da cruciali elezioni europee, il cristiano-sociale bavarese tedesco Manfred Weber si è candidato oggi alla carica di capolista per il Partito popolare europeo, con l’obiettivo di diventare il prossimo presidente della Commissione europea. La decisione giunge in un momento delicatissimo per il futuro dell’Unione.

Molti osservatori temono che il prossimo Parlamento europeo sia dominato in qualche modo dai partiti più euroscettici.

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«Siamo a un bivio – ha affermato questa mattina in una dichiarazione su Twitter l’uomo politico tedesco e attuale capogruppo del Ppe a Strasburgo -. Nel 2019, le elezioni europee decideranno il futuro dell’Unione. Minacciata dall’esterno e al proprio interno, l’Unione deve affermarsi e difendere i propri valori (…) Contribuirò a rendere ai popoli europei la loro Europa e a ristabilire i legami tra i cittadini e la stessa Unione europea». La candidatura dovrà essere fatta propria dal partito in novembre.

La decisione di Manfred Weber, 46 anni, era nell’aria da alcuni giorni. Sulla stampa è circolata voce del desiderio della cancelliera Angela Merkel di avere un tedesco alla guida della prossima Commissione. In linea con quanto accaduto nel 2014, il capolista del partito che ottiene il maggior numero di voti dovrebbe diventare presidente dell’esecutivo comunitario. La nomina del presidente della Commissione è fatta dai capi di stato e di governi «tenendo conto delle elezioni del Parlamento europeo».

Il principio dello Spitzenkandidat, ossia del capolista vittorioso a cui va la guida dell’esecutivo comunitario, è stato difeso dall’assemblea parlamentare che ne ha fatto un proprio cavallo di battaglia. Non piace però ad alcuni esponenti di governo che temono di perdere le loro prerogative al momento della nomina. Il presidente francese Emmanuel Macron si è detto fortemente contrario, ma in un voto recente lo stesso Parlamento ha difeso la nuova abitudine. Il rinnovo del Parlamento si terrà il 23-26 maggio.

L’appoggio di Angela Merkel a Manfred Weber ha motivazioni diverse.
Da capogruppo a Strasburgo, l’uomo politico si è rivelato in questi anni un buon gestore della macchina parlamentare. Tra i cristiano-sociali bavaresi, tendenzialmente più a destra di un democristiano classico, è un moderato, pro-europeo. Dovrebbe quindi nelle speranze della cancelliera poter pescare nell’ampio bacino di voti tra il centro più liberale e la destra più nazionalista.
La candidatura di Manfred Weber giunge in un momento delicato per il Ppe, tradizionalmente il partito più forte in Europa. Il movimento è minacciato a destra dai partiti più euroscettici ed esso stesso deve fare i conti con spaccature interne. Del Ppe sono membri partiti della destra classica, dalla Cdu tedesca ai Républicains francesi a Forza Italia, ma anche il Fidesz di Viktor Orbán, assai più nazionalista, in alcuni casi apertamente critico nei confronti dell’Unione.

Sul voto europeo pesa una serie di rischi. Prima di tutto una bassa partecipazione elettorale (nel 2014 fu del 43%), che potrebbe influenzare l’esito della votazione. Quattro anni fa popolari e socialisti ottennero il 53% dei suffragi, mentre nel 2019 potrebbero non avere la maggioranza. I partiti più euroscettici potrebbero strappare una qualche forma di minoranza di blocco. I governi meno europeisti potrebbero nominare nella prossima Commissione uomini e donne apertamente nazionalisti.

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