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Siria: Putin, Erdogan e Rohani non trovano l’intesa per evitare…

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il vertice di teheran e l’offensiva su idlib

Siria: Putin, Erdogan e Rohani non trovano l’intesa per evitare una tragedia umanitaria

Si tengono per mano, ma l’armonia ostentata al vertice di Teheran fra Vladimir Putin, il presidente turco Recep Tayyep Erdogan e l’iraniano Hassan Rohani non va molto lontano. Anzi, la distanza tra le posizioni di questi che sono gli attori principali della guerra in Siria è già evidente nelle loro parole, mentre nella dichiarazione congiunta diffusa al termine del summit - che pure afferma che la sola soluzione alla guerra è un negoziato politico - non si vedono misure concrete per evitare una tragedia umanitaria. Questa era l’ultima chance per concordare un cessate il fuoco, ma per russi e iraniani i militanti dell’Isis e dell’ex Fronte al-Nusra non possono far parte di un processo di pace. Putin e Rohani si apprestano così a sostenere l’attacco delle forze governative siriane contro Idlib, l’ultimo grosso bastione rimasto all’opposizione, mentre Erdogan pensa con preoccupazione all’afflusso di rifugiati che si rovescerebbero sul confine turco per sfuggire al massacro: già oggi la Turchia ne ospita più di qualunque altro Paese al mondo, tre milioni e mezzo. Di più Ankara non riesce a fare, avverte Erdogan.

A Idlib, nella Siria nord-occidentale poco lontano dalla Turchia, la popolazione si è gonfiata nel tempo con l’arrivo dei disperati in fuga dai centri che via via si sono arresi a Damasco. A Idlib, calcolano le Nazioni Unite, vivono ormai quasi tre milioni di persone, mescolati ai combattenti delle milizie, ribelli e jihadisti - 30mila - che ancora danno battaglia a Bashar Assad e ai suoi alleati. È inaccettabile, ha detto Putin dall’Iran, che i civili vengano usati come scudo «per proteggere i terroristi». Il trilaterale di Teheran avrebbe l’obiettivo di conciliare la necessità di sconfiggerli definitivamente senza gonfiare ulteriormente i flussi di migranti. Ma intanto Assad ammassa le truppe in preparazione dell’offensiva, e la Marina russa, che sta ultimando le più massicce esercitazioni navali nel Mediterraneo, copre dal mare.

«Qualunque assalto condurrà inevitabilmente a una catastrofe, a una enorme tragedia umana - ha detto Erdogan, che dopo aver appoggiato parte delle milizie ribelli ora condivide la necessità di eliminare almeno l’ex Fronte al-Nusra, oggi Hayat Tahrir al-Sham -. Non vorremmo mai vedere Idlib trasformata in un lago di sangue. Dobbiamo trovare una soluzione razionale che tenga conto delle nostre preoccupazioni per la sicurezza». A parole, l’ospite iraniano era d’accordo: la lotta in Siria deve continuare, ha detto Rohani, fino a che tutti i terroristi non saranno «sterminati», soprattutto a Idlib, senza però colpire i civili. «Combattere il terrorismo a Idlib - ha detto il presidente iraniano -è parte irrinunciabile della missione di riportare pace e stabilità alla Siria. Ma questa battaglia non deve implicare sofferenze per i civili».

Progetto ben difficile da tradurre nei fatti: i bombardamenti aerei russi e siriani sulla provincia di Idlib e di Hama sono già iniziati, continuando - secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani - anche a poche ore dal vertice di Teheran. I russi, spiegano fonti militari, sarebbero impegnati a separare militanti estremisti da altri gruppi ribelli sostenuti da Ankara.

La grande preoccupazione delle potenze occidentali è che Assad si risolva a utilizzare armi chimiche contro gli abitanti di Idlib: gli Stati Uniti sostengono di averne le prove. E questa sarebbe un’eventualità, fa sapere Parigi, che spingerebbe la Francia a intervenire. Mentre l’Onu avverte: a Idlib ci sono più bimbi che terroristi, un milione. «Guardiamo a Russia, Turchia e Iran di dare speranza ai civili di Idlib», ha detto Staffan de Mistura, inviato per la Siria, chiedendo protezione per loro. Non c’è molto da sperare, ad ascoltare Putin secondo cui «il legittimo governo siriano ha diritto di riprendere sotto il proprio controllo l’intero territorio nazionale». Erdogan in teoria ha ragione, ha detto ancora Putin, «ma a questo tavolo non ci sono rappresentanti dell’opposizione armata. Soprattutto, non ci sono rappresentanti di Jabhat al-Nusra o dell’Isis o dell’esercito siriano. Non posso parlare per loro, tantomeno posso parlare per terroristi dicendo che smetteranno di sparare o di usare droni con bombe».

In sette anni di guerra, in Siria più di mezzo milione di persone sono state uccise, i senza tetto sono 11 milioni.


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